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Autori estinti, n. 6: Maksim Gor’kij

Maksim Gor’kij (1868 – 1936) è uno dei miei autori preferiti. Uno di quelli che ho letto da adolescente, per la prima volta, e mi è entrato nel cuore. I suoi meriti come scrittore sono controversi. Come spesso accade per gli autori estinti, Gor’kij è stato osannato quand’era in vita. La sua fama, il suo successo, sono stati enormi. Morto Cechov, che scriveva soprattutto teatro, Gor’kij è stato identificato dagli anni Dieci del Novecento fino al 1936, anno della morte, come il più importante scrittore russo, l’erede di Tolstoj.

Gor’kij dopo la rivoluzione d’ottobre si è avvicinato a Lenin, e successivamente è stato per il regime staliniano il teorico del Realismo socialista: quando è caduto Stalin, il suo prestigio è stato via via ridimensionato, fino a essere considerato un semplice autore di “propaganda comunista”. Il suo romanzo più famoso, La madre (1906), che prende spunto dalla rivoluzione fallita del 1905, viene infatti descritto come tale, da vari decenni. Io non sono d’accordo. Per me è un grande romanzo realista dove il genio dell’autore non si vede tanto nel fare propaganda alle idee socialiste (che di fatto vengono descritte solo nel discorso finale del romanzo), quanto nello scavo psicologico, nell’introspezione del cuore della madre, che compie una evoluzione morale, religiosa e politica che la porta, in modo molto credibile, a battersi fino alla morte per la causa del figlio.

Il socialismo non è la parte fondante del romanzo. La storia del libro è la storia del cuore della madre, la sua vita emotiva che, temprata dalle esperienza con cui viene in contatto, si trasforma lentamente ma inesorabilmente, fino a portare una donna ignorante, religiosa fino alla superstizione, avulsa dalla politica a impegnarsi per una causa, quella del socialismo, di cui capisce ben poco gli aspetti sociali ed economici, ma della quale coglie il cuore che muove chi la sostiene.

Ho letto il romanzo La madre a 18 anni, con grande commozione. L’ho riletto intorno ai 30 anni. E l’ho apprezzato più in profondità. Si possono fare varie critiche al romanzo: prolissità, scrittura non sempre curata, pressapochismo nel definire personaggi, luoghi, contesto, intento a volte didascalico, modulo narrativo vecchio ossia non al passo con i tempi né tanto meno innovativo (tutte critiche estendibili a ogni opera di Gor’kij) ma NON si può liquidare La madre come un romanzo insignificante, di propaganda, pedante e di pura importanza storica, senza alcun merito narrativo e artistico.

La madre è un romanzo NOTEVOLE sia per meriti artistici, sia per meriti storici. Solo che occorre saperli individuare quei meriti. Propaganda è classificare La madre come un semplice romanzo di propaganda.

Per via di questa assurda classificazione, tutta l’opera di Gor’kij è caduta in disgrazia nello stesso tempo in cui è caduto in disgrazia prima il comunismo stalinista, poi il comunismo tout-court. Tutti i suoi più grandi romanzi non sono più in commercio, non si trovano nelle librerie. Sono considerati reperti storici privi di meriti letterari. Ma non è così. Secondo me, tutti quelli che ho letto hanno eccome valore letterario, sono romanzi degni di uno dei più importanti scrittori europei degli anni 1900 – 1935.

Che oggi Gor’kij sia uno dei più importanti scrittori estinti d’Europa la dice lunga su come i condizionamenti ideologici determinino le fortune e le sfortune letterarie di molti autori che si sono compromessi in prima persona con la storia. (Continua)

PS: Una breve recensione de La Madre che condivido:

“Protagonista di quest’opera è la vedova Pelageja Nilovna. Sposa a un fabbro crudele e rozzo che la picchiava regolarmente, alla morte del marito non ha che il conforto del figlio Pavel, un ragazzo di intelligenza vivacissima, desideroso di imparare. Votato alla causa della rivoluzione, egli porta a casa opuscoli politici e libri proibiti che legge e commenta in compagnia di amici. A poco a poco anche Pelageja, che dapprima non capiva nulla e aveva soltanto paura, comincia ad interessarsi ai loro discorsi e a sentir nascere in sé i sentimenti di libertà, di giustizia, di diritto alla vita. Tutto questo è descritto in pagine di mirabile penetrazione psicologica. Quando Pavel verrà arrestato ed esiliato in Siberia, la donna farà propria la causa rivoluzionaria e assumerà la parte che il figlio rappresentava, soprattutto perché rivolta a combattere l’ignoranza e l’oppressione. La persecuzione passa dal figlio alla madre e un giorno in cui ella sta per recarsi in un’altra località per diffondere le idee da cui è tutta pervasa, è arrestata, calpestata, ingiuriata, martirizzata, fino a che il martirio, che le strappa soltanto frasi di ribellione in mezzo alla folla circostante, farà di lei, la contadina ignorante, l’amorevole madre di Pavel, la madre di tutti i giovani rivoluzionari, il simbolo stesso della rivoluzione.
Il romanzo al suo apparire fu accolto dalla critica russa con grandi elogi e si parlò di capolavoro: in realtà il libro era destinato ad imporsi sulle folle derelitte e misere che nel 1917 avrebbero travolto per sempre la Russia zarista.”

Da qui: http://www.larici.it/culturadellest/letteratura/gorkij/

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