L’era Bergoglio

Papa Francesco sta segnando un’epoca. I posteri valuteranno la portata religiosa e, ancor di più, politica, del suo apostolato, della sua testimonianza, delle sue parole, del suo stile, dei suoi gesti. Ma più passa il tempo, più questa portata sembra diventare enorme. Forse si avvicinerà a quella di Wojtyla che, non dimentichiamolo, ha inciso in modo notevole sulla caduta del comunismo, sulla vita dell’Est Europa, sulla fine della guerra fredda, e sul dialogo interreligioso (sebbene sopprimendo quello interno nella Chiesa cattolica, zittendo teologie non ortodosse).

Bergoglio pare incidere sull’immaginario cattolico, sull’umanità stessa della persona del Papa. Con i suoi gesti e parole, mette in discussione l’agire di cattolici, credenti in altre religioni e laici. A livello politico l’azione di Bergoglio è un monito al Nord del mondo, il mondo ricco, cui ricorda sempre i poveri, i migranti, il Sud del mondo da cui proviene. La sua azione, a livello politico, è stata talvolta eclatante e di rottura, come quando in Messico ha parlato contro il narcotraffico come nessun altro statista ospite ha mai fatto. Un’azione globalizzatrice in nome della verità, in opposizione all’ipocrisia; in nome dell’umanità e del dialogo. La dimensione umana di Bergoglio costringe ogni uomo a fare i conti con l’eticità del proprio agire.

Qualche giorno fa, arrivato in Egitto dopo aver incontrato dei migranti egiziani – si noti: in concomitanza con il caso fatto scoppiare dal procuratore di Catania sul ruolo delle ONG nei flussi migratori – Papa Francesco ha commentato la lettura dei discepoli di Emmaus. «Nell’oscurità della notte più buia, nella disperazione più sconvolgente, Gesù si avvicina a loro e trasforma la loro disperazione in vita, perché quando svanisce la speranza umana incomincia a brillare quella divina». La loro esperienza, spiega il Papa, «ci insegna che non serve riempire i luoghi di culto se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della Sua presenza; non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello; non serve tanta religiosità se non è animata da tanta fede e da tanta carità; non serve curare l’apparenza, perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia». [Fonte: Corsera del 29 aprile]

L’era Bergoglio è forse l’era in cui un Papa smaschera ogni tipo di ipocrisia, dentro la sua Chiesa e in tutto il mondo. Un Papa che assume comportamenti che lo rendono credibile al punto da diventare davvero voce profetica con cui ogni potenza mondiale e religiosa deve fare i conti.

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