“Storie del Testimone e dell’Idiota” di Paolo Valesio

di Daniela Pericone

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Paolo Valesio, Storie del Testimone e dell’Idiota, Associazione Culturale “La Luna”, 2015

In una plaquette dal titolo Storie del Testimone e dell’Idiota (2015) Paolo Valesio riunisce una serie di poesie che, come spiega in premessa, fanno parte della raccolta inedita Esploratrici solitarie. Il quaderno, periodico di poesia e arte dell’Associazione Culturale “La Luna”, è corredato in chiusa da un’acquaforte dell’artista Riccardo Piccardoni. Il dialogo tra le arti non è che un’estensione della dialettica interna ai versi, uno scambio di voci che arrivano ad assumere consistenza di personaggi. Ne riferisce già il titolo attribuendo ruoli di protagonista ai caratteri del Testimone e dell’Idiota, forse opposti, forse complementari, figure così definite da avere quasi imposto la loro presenza al poeta.

Sono voci che scaturiscono dal sogno o dalla veglia, dal pensiero raziocinante o dall’inconscio, risonanti dalle altezze o dagli abissi del mondo, parvenze di luce o di nebbia. Comunque sia ogni pronuncia è ben distinta, le parole subito riconoscibili come proprie ora dell’uno ora dell’altro. L’autore stesso avvisa che “il Testimone è dei due il più austero e intenso, mentre l’Idiota è più indifeso, poroso – più portato a esaltarsi in modo quasi ingenuo”, e intorno a quest’ultimo invita a non legarsi a facili analogie con il notissimo protagonista dell’omonimo romanzo di Dostoevskij.

In ogni poesia (che porta impressi i luoghi di vita del poeta, da New Haven a New York a Bologna) i piani di scrittura sembrano non mescolarsi, lo stacco di visione appare netto: laddove parla il Testimone, tace l’Idiota, e viceversa. Come se ognuno ignorasse la presenza dell’altro, una sorta di doppio inconsapevole, se non fosse che la distanza è frutto di una precisa volontà-necessità del poeta, ossia far convivere in sé due diverse modalità di azione e reazione alla vicenda esistenziale, senza che l’una interferisca con l’altra, in una personale strategia di sopravvivenza.

Non è dato trascurabile che la raccolta porti come sottotitolo Per gli sfiduciati della vita, una dedica d’accezione non univoca se per sfiduciati si intendano i disillusi che non sperano più nulla dalla sorte, e pure quanti abbiano perso la fiducia accordata, insufficienti al proprio ruolo.

 “Improvvido, / il braccio nudo di Gesù improvviso. / Punta dove? È un’indicizzazione / o una bene – male – dizione?” (In provvida mente (a dream poem)): con questi versi si apre il poema ed entra nel vivo di ogni questione etica (religiosa in senso lato), il rovello dell’uomo di continuo sottoposto alla prova d’individuare il male e il bene, e agire di conseguenza.

Con ritmo di serrato e nel contempo fluido argomentare, in tensione agonica con le forze che muovono le azioni degli uomini, la poesia di Valesio diviene scena di un dramma in cui voci umane e ultramondane sono in perenne colloquio. Attraverso la visione lucida del Testimone, senza indulgenze si mostra la gravezza del vivere tra intonazione vocativa ed esortazione: “Tu, Peccato-Vita, mi schiacci” (Costrizione), “sempre sotto il basto curvato / del tuo inqualificabile passato” (Apparizioni disparizioni), “Non devi preoccuparti più di tanto – / la tua voce comunque è inaudibile” (Al fuori-dentro margine).

Il poeta vive come in bilico tra realtà e immaginario, tra una dimensione e il suo rovescio, incerto sulla soglia del cielo o della tenebra. Sul filo teso di colpa e redenzione mostra l’ostinazione di un continuo interrogare, di chi non teme di stare fuori dal coro, audace eppure inerme, e i gesti d’istintiva chiusura non sono un rifiuto del mondo, ma un riconoscimento della propria vulnerabilità: “tu così ammantellato / dalle tue stesse braccia a scudo” (Apparizioni disparizioni), “Continua a camminare capo-chino / stringendo con la punta delle dita / il lembo del cappotto / e non preoccuparti / se è lo stile della rondine o quello / del pipistrello” (Al fuori-dentro margine).

Da tanto interloquire e domandare non sembrano tuttavia scaturire soluzioni al disincanto e alla paura, forse appena un ammonimento: “Non importa se sei fuori dal coro / ma bada a non scivolare / nel sottocuore” (Al fuori-dentro margine). Ecco l’unica caduta da scongiurare, la solitudine che si nutre di sola ombra può rischiare di inaridire l’uomo, di negarlo al suo tempo, a ogni residua capacità d’amare. Sennonché accade che il sembiante di “una taciturna amaritudine” diviene a poco a poco “melancolia placata / e sfociata / in elegia di vita” (L’esercito infinito degli estranei), e il poeta con cauto stupore si lascia andare ad accogliere ogni segno del paesaggio come una via nuova alla bellezza, “una concessione gloriosa / al suo tempo di vita” (Difficoltà della gloriosità).

Ora il Testimone, pur sempre “inseguito / da un muto furore” (La piccola Orestiade), cede il passo all’Idiota, alla sua innocente, benefica inclinazione a non adombrarsi, a non guerreggiare con la vita. Solo con tale semplicità di apertura ci si può accostare ai ricordi e renderli presenti senza provare lo struggimento della cosa perduta per sempre. Piuttosto colmarsi della felicità di aver vissuto, essere “ancora lì a camminarli” (Ricordi 1). Non v’è dubbio che l’Idiota possa considerarsi un illuso, o più ancora uno che gioisce delle sue illusioni, e se ne illumina, con l’entusiasmo di chi scopre di volta in volta una nuova evenienza di rinascita.

È forse qui, dopo tanto tormentato ragionare, nello slancio intrattenuto, nel candore dello sguardo che Valesio giunge a trovare conforto, fin dove l’illusione si rivela “l’unica forma / d’immortalità per lui possibile” (Madrigale).

Acquaforte Riccardo Piccardoni

Acquaforte di Riccardo Piccardoni

***

APPARIZIONI DISPARIZIONI

Figlia nella mattina
si aggira in cucina –
“Ma è presente soltanto nello spirito!”
Si esclama sottovoce il Testimone.
Allora l’altra voce bassofonda,
quella del forum animale
(del buco dell’anima), ribatte:
‘Vero, e questo significa
che lei non è un fantasma mentre tu
sempre sotto il basto curvato
del tuo inqualificabile passato
(per cui devi ripetere a ogni alba
come lo scolaro
trattenuto in classe che scrive
cento volte sulla lavagna:
              Il peccato è scarlatto
              Il peccato è scarlatto
              Il peccato è scarlatto…),
tu così ammantellato
dalle tue stesse braccia a scudo
per rintuzzare l’assedio del rimorso:
sei tu che stai sull’orlo
di metamorfosarti e fantasmarti’.

Caffetteria “Joe”
Riverside Drive, Manhattan

*
NON DA QUEL DOVE

Il Testimone è desto e vestito
e sta ritto davanti alla finestra
lunga della sua camera da letto
regge in mano una tazza di caffè
(scudo per affrontare la giornata)
dunque resta in stupore
quando ode parole
che non (come di solito gli accade)
spiovono dal soffitto
mentre sotto egli giace
ancora nel veglia-e-dormi;
no, queste
sorgono dal fiume
là sotto in fondo:

“Guarda, anche se non vedi:
Lui sopra giunge rapido
e silente coma la luce –
è la nube della luce,
non quella della tenebra
che Lo involge invisibile”.

Riverside Drive, Manhattan                    12 ottobre 2014

*
AL FUORI-DENTRO MARGINE

A volte nei momenti
in cui galoppano gli scrupoli
il Testimone osa
rivolgersi all’Altissimo:
“Si possono pregare
preghiere che suonino stonate
rispetto a quelle
che il Vescovo di Roma predica?
E poi: come posso continuare
a essere la voce roca e fioca
(ogni giorno m’illudo
che forte e chiara possa ritornare
e a ogni nuova giornata la ritrovo
debole, incurabilmente)
che è fuori dal coro?”

Nessuna, naturalmente, risposta si fa udire;
solamente parole non venienti
dall’alto e dall’Alto
ma striscianti fuori da un sogno
dove non si comprende chi è che parli:
“Non devi preoccuparti più di tanto –
la tua voce comunque è inaudibile
e tale resterà fino alla fine.
Continua a camminare capo-chino
stringendo con la punta delle dita
il lembo del cappotto
e non preoccuparti
se è lo stile della rondine o quello
del pipistrello”.
Poi il sogno comincia a evaporare
e lui era sul punto di dire:
“Ma – non c’è altro?”
quando ode le ultime parole
prima dello svanimento
che preclude il sogno
e prelude al risveglio:
“Non importa se sei fuori dal coro
ma bada a non scivolare
nel sottocuore”.

Bologna                                                       15-18 gennaio 2015

*
L’ESERCITO INFINITO DEGLI ESTRANEI

Per la gran solitudine in cui vive
il Testimone è un fantasma.
Una volta lui era
un fantasma cattivo:
non agli altri ma a sé – un captivus
della sua ombra e colore oscuro;
la faccia della sua melancolia
era una taciturna amaritudine.
Ma adesso il Testimone sta mutandosi
in quasi-buono fantasma:
melancolia placata
e sfociata
in elegia di vita.

Di fronte all’infinito
esercito di estranei
che sciama lungo le avenues
il Testimone è ormai libero
da timore
e (con punta d’invidia) disagio.
Semplicemente, è curioso:
con un sorriso lieve e la fronte spianata,
camminando o seduto su una panca.
Venerabili padri hanno detto:
Curiositas è peccato.
Ma lui la sente
come una porta al bello
e un timido primo
gradino alla caritas.

Bologna (verso New York)                       3 febbraio 2015

*
DIFFICOLTÀ DELLA GLORIOSITÀ

Ogni luogo ogni marchio sul paesaggio
è una condanna per il Testimone
(corridoi di occasioni perdute
lacune di visite e viste
che avrebbero potuto
divenire visioni)
ma ogni luogo ogni marca di paesaggio
ogni scorcio (sghembo, angusto, tagliente)
di quella che lui osa sotto voce
ancora chiamare “bellezza”
è una concessione gloriosa
al suo tempo di vita.
Il ritmo inevitabile di questo
su-e-giù del cuore lo lascia
stordito più ancora che stupito.

Riverside Drive, Manhattan                   8 febbraio 2015

*
RICORDI 1

L’Idiota sorride ai ricordi:
un largo, con denti malcurati, sorriso
accoglitore e semi-felice
per il semplice fatto crudo e nudo
che sono esistiti e che lui
è ancora lì a camminarli.
Gli appaiono, a tratti e balenìi,
come i surrogati
della Resurrezione.

Treno New York-New Haven                 2 marzo 2015

*
MADRIGALE

Eterna giovinezza fin che dura
dell’Idiota:
alle volte c’è il tormento,
alle volte non c’è più.
Quandunque il tormento
per un poco scompare di sollievo
e la svolta buona fiorisce
l’Idiota ci ricasca e si illude
che la sua vita sia ridivenuta nuova.
Misericordiosamente
non saprà forse mai
se questa è l’illusione che sfocia
nel triste viso (o addirittura ghigno)
dell’ultimo congedo
oppure sia l’unica forma
di immortalità per lui possibile.

Cineteca di Bologna                                   12 marzo 2015


Paolo Valesio è nato a Bologna nel 1939. È Giuseppe Ungaretti Professor Emeritus in Italian Literature all’Università di Columbia a New York, ha insegnato letteratura a Yale, Harvard, New York University e all’Università di Bologna. Dirige la rivista “Italian Poetry Review” ed è presidente del “Centro Studi Sara Valesio” a Bologna. Oltre vari libri di critica letteraria e critica narrativa, saggi in riviste e volume collettivi, e articoli in periodici, ha pubblicato due romanzi: L’ospedale di Manhattan (1978) e Il regno doloroso (1983); una raccolta di racconti, S’incontrano gli amanti (1993) e una novella, Tradimenti (1994); ha scritto un poema drammatico in nove scene, Figlio dell’Uomo a Corcovado, rappresentato a San Miniato (1993) e a Salerno (1997). Ha pubblicato i libri di poesia: Prose in poesia (1979), La rosa verde (1987), Dialogo del falco e dell’avvoltoio (1987), Le isole del lago (1990), La campagna dell’Ottantasette (1990), Analogia del mondo (1992), Nightchant (1995), Sonetos profanos y sacros (originale italiano e trad. spagnola, 1996), Avventure dell’Uomo e del Figlio (1996), Anniversari (1999), Piazza delle preghiere massacrate (1999), Dardi (2000), Every Afternoon Can Make the World Stand Still /Ogni meriggio può arrestare il mondo (originale italiano e trad. inglese, 2002 e 2005), Volano in cento (originale italiano, trad. spagnola e inglese, 2002), Il cuore del girasole (2006), Il volto quasi umano (2009), La mezzanotte di Spoleto (2013), la plaquette Storie del Testimone e dell’Idiota (2015) e l’antologia bilingue (originale italiano e trad. inglese) a cura di Graziella Sidoli, Il Servo rosso/The Red Servant (2016). Da anni Valesio è impegnato nella scrittura parallela di quattro romanzi diari, ovvero romanzi quotidiani, che costituiscono una quadrilogia narrativa ancora per la maggior parte inedita.


In copertina: Paolo Valesio (fonte: https://paolovalesio.wordpress.com)

 

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