I tre capitoli narrativi di Moonlight

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Fresco di Oscar come miglior film, attore non protagonista e sceneggiatura originale, “Moonlight” comincia come molti film che raccontano il degrado della società statunitense. In primis, la macchina da presa in movimento riproduce la realtà tesa degli spacciatori e dei tossici. Tuttavia, qui si opta subito per un punto di vista differente. Quello di un ragazzino nero, Chiron, seguito in tre capitoli narrativi (infanzia, adolescenza, passaggio al mondo degli adulti), che si confronta quotidianamente con la dipendenza dalla droga della madre e le vessazioni e le violenze dei compagni di scuola.

Chiron reagisce con il silenzio, la rabbia repressa, lo stupore per tanto odio e cattiveria in quanto considerato “diverso”, probabilmente omosessuale. Tutti i personaggi, quasi una reazione alla tendenza del cinema Usa di mettere in scena prevalentemente i bianchi, sono neri e la discriminazione in “Moonlight” è quella legata all’intolleranza nella società e all’impossibilità di sottrarsi alla legge del più forte. Solo una coppia  – lui per giunta spacciatore, ironia della sorte, che fornisce la “roba” persino alla madre del protagonista – cerca di proteggere Chiron, con una funzione da genitori acquisiti di un ragazzino destinato a perdersi.

 

Dal punto di vista dello stile, la regia di Barry Jenkins, anche sceneggiatore (raggiunto dall’Oscar) dall’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney, alterna movimenti più frenetici, come nel picco violento nel secondo capitolo, a sequenze più lente e riflessive che trovano l’apice nell’epilogo. La fotografia (dalle significative variazioni cromatiche) di James Laxton risulta efficace, al pari del montaggio di Joi McMillon e Nat Sanders. Premiato come miglior film drammatico al Golden Globe e candidato a otto premi Oscar, “Moonlight” si sottrae quasi sempre a una narrazione tradizionale, tranne qualche dialogo didascalico, grazie a un improvviso colpo d’ala. Nel primo capitolo, il mutismo di Chiron, il confronto con il “padre” simbolico  (Juan) e il bagno in mare con lui. Nella seconda parte, le riprese che esplorano il disagio dell’adolescente sono tra le più coinvolgenti. Il terzo capitolo, invece, rappresenta una sintesi spietata delle tracce disseminate in precedenza, con le speranze svanite e le illusioni perdute come temi dominanti.

Quando ogni spettatore, come l’amico ritrovato e forse innamorato Kevin, non riconosce nel ragazzino sensibile il duro spacciatore super palestrato che ha davanti, allora le premesse del film trovano il loro senso più compiuto. Chiron si è adeguato all’ambiente circostante, anzi è diventato ciò che gli altri gli hanno imposto di sembrare, e non di essere. Tra i produttori figura Brad Pitt e nel cast Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali (Oscar per l’interpretazione di Juan), Naomie Harris, Janelle Monáe, André Holland e Naomie Harris.

Marco Olivieri

Buona parte della recensione è tratta dalla rubrica “Visioni” del settimanale “100nove Press” del 23 febbraio 2017.

Immagini tratte dalla pagina Facebook in italiano del film.

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