InVersi Fotografici – I fiori, la falce e le costole: Tina Modotti Vs Joumana Haddad

di Cinzia Accetta

L’inVerso fotografico di oggi è femmineo. Ho scelto due donne passionali e appassionate che hanno fatto e continuano a fare della propria vita un manifesto di indipendenza e di volontà. Due artiste, dove l’essere artista è inteso come vivere ad arte, facendo della creazione uno strumento di cambiamento. Due donne che per prima cosa hanno saputo dare l’esempio, donne che sono passate dalle parole all’azione, donne che si sono messe in gioco.

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Nata a Udine il 17 agosto 1896 e deceduta a Città del Messico il 5 gennaio 1942. Nel mezzo la vita avventurosa di Tina Modotti, intensa, appassionata e contro corrente. Tre continenti, tre uomini, trecentocinquanta fotografie. La macchina fotografica, per un breve periodo della sua vita, diviene il mezzo privilegiato per esprimere il suo sguardo attento sul mondo, ma ben presto guardare non basterà più e neanche denunciare le storture della società attraverso l’arte; dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus) sposta l’obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello). Così Tina passa all’azione, abbracciando la politica come unica arma finalizzata a cambiare il mondo. La Modotti si dedica totalmente alla politica, e decide di fare della sua arte non un binario indipendente ma un servizio alla causa messicana. L’intensa l’amicizia con Frida Khalo e Diego Rivera la avvicina ancora più profondamente alla cultura popolare come soggetto della sua opera. Le sue foto esprimono la riflessione sulla bellezza presente nel mondo, la composizione fatta di equilibri delicatissimi tra lo spazio e la luce, e le donne. Tina restituisce alle donne, nelle sue foto, tutto l’orgoglio femmino e la fierezza che la società del tempo cercava di negare confinando mogli, madri, figlie e sorelle in un limbo soggiogato dai maschi. Quello stesso limbo in cui l’opera della Modotti sprofonda dopo la morte dell’artista. Un mondo reazionario, dominato dal provincialismo e dal moralismo, contrario alla valorizzazione di una donna libera e inserita nel grande filone della cultura laica.

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Joumana Haddad  è nata a Beirut, il 6 dicembre 1970: è una poetessa, giornalista e traduttrice libanese. Due lauree e un dottorato concluso con una tesi su De Sade, è considerata una degli autori arabi più importanti delle ultime generazioni e tra le più autorevoli donne arabe. Nota come attivista politica non meno che per i suoi romanzi e le sue poesie, tradotti in diverse lingue. Parla di donne, arabe come lei, in modo diretto, spietato e pungente. Volge lo sguardo alle complessità di un mondo arabo afflitto dalla paura e dalle contraddizioni per affrontare il complesso rapporto tra i generi. Lo fa dalle pagine di Jasad, unica rivista sul corpo e la sessualità nel mondo arabo, della quale è ideatrice, capo redattrice e editrice, o da quelle del quotidiano An Nahar e nelle sue poesie, in cui svela la potenza sovversiva del corpo.

Perché scrivo poesie? Perché non scrivo romanzi, come mi chiedono in molti?… Perché la poesia è un’URGENZA…Perché è un’eterna lotta tra me e me. Perché mi aiuta a rendermi conto che sono viva. Perché è una vita moltiplicata. Perché è la mia carne, così come mi piace, senza “pelle protettiva”.

Se in Ho ucciso Sherazade esplora l’universo femminile islamico, in Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastroseJoumana Haddad denuncia miti e mitologie del mondo maschile e nelle relazioni tra i sessi. In Il ritorno di Lilith, Haddad ritorna al mito per ripercorrere la figura di origine mesopotamica di Lilith, prima sposa di Abramo, ribelle e disobbediente. Cancellata dalla memoria collettiva perché sinonimo di trasgressione, ricettacolo di paure ancestrali in quanto simbolo di libertà e potere femminile, Lilith è la donna libera da qualsiasi vincolo.

Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio le è sfuggito, nessun maschio vorrebbe sfuggirle. Lilith le due lune. Quella nera è completata dalla bianca, perché la mia purezza è la scintilla della dissolutezza, la mia astinenza l’inizio del possibile. Io sono la donna-paradiso che cadde dal paradiso, io sono la caduta-paradiso….Io sono la prima donna, compagna di Adamo nella creazione non la costola della sottomissione.

 

Donna

Nessuno può immaginare
Quel che dico quando me ne sto in silenzio
Chi vedo quando chiudo gli occhi
Come vengo sospinta quando vengo sospinta
Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
Quando ho fame quando parto
Quando cammino e quando mi perdo,
nessuno sa che per me andare è ritornare,
e ritornare è indietreggiare
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
Ed io glielo lascio credere
E creo.
Hanno costruito per me una gabbia
affinché la mia libertà fosse una loro concessione
E ringraziassi e obbedissi
Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro
Sono libera nella vittoria e nella sconfitta
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
E al mio desiderio non impartiscono ordini.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
Ed io glielo lascio credere
E creo.

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Albero Azzurro 

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l’acque impara a soffrire.
Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio sale e si spande
a volte marea insolente
onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare più ardente che un tormento
inizio che non si compie mai.
Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
e nuda come un seno sognato
tenera come la vite che matura il sole
molteplice mi arrendo
finché nasca l’albero del tuo amore
Tanto alto e ribelle
Tanto alto e tanto mio
Freccia che ritorna all’arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermerà.

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Brutte Abitudini

Diceva che l’amore assomiglia al gioco
E che lei perde sempre
Diceva che era una brutta abitudine
Che non si azzardava a curare.
Diceva di temere la luce
Nonostante avesse sacrificato molte notti
Si accontentava della sua solitudine
Non curava le amicizie
Ma cadeva dalla sua nube
Ogni volta che la pioggia la conduceva a terra.
Diceva che la sua gioventù era invano
Di essere dolce suo malgrado
Ma poi si mostrava crudele
Perché la tenerezza è come l’amore
Una brutta abitudine
Ed anche quel silenzio
Di cui non potrà mai fare a meno.
Diceva di essere una donna lassa
Inadatta al sonno
Ma dormiva per diventare un embrione
E sprofondare negli abissi,
una donna esaurita
Svuotata ogni giorno dai suoi vizi
Ma che non voleva guarire.
Diceva di essere una perdente di natura
Perdente per meritare la vittoria
Diceva infine che la vita è una brutta abitudine
Dalla quale forse non guarirà
Con un po’ di determinazione
E molto oblio. 

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Nella follia

Catturare il firmamento e lambire le nubi
Prendere in prestito la bufera
Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti
Lacrime zampillanti
E me ne andrò.
Non inseguire l’equilibrio
Non soffocare le grida
Danzare sull’acqua
Dirigendomi verso l’altra sponda
Libera o schiava
Non importa!
Guadare il fiume.
Quando verrà il momento
farfalla notturna
Deporre la dolcezza che ormai mi ha annoiata
Deporre l’abito imbizzarrito invano
E dare fuoco al passato
Per ritornare liscia come la terra vista da lontano
E girare da sola
Intorno alla luna.
Ridere e le mie risate non saranno tristi
Non volere, camminare
Accarezzare la strada
Conversare tutta la notte con il selciato
Fare sgorgare la poesia dalle pietruzze
Il cielo piangerà e non mi preoccuperò
Il vento consumerà il mio cuore ustionato dall’amore.
Quando verrà il momento
alba senza rugiada
mi mostrerò con il viso rabbuiato
e seppellirò i miei visi sereni
diffonderò le ombra sul mio essere
le farò gocciolare come il dolce miele
punto dopo punto
bacio dopo bacio
affinché riemerge sulla superficie del fiume
quella donna che ho serbato in me.

 

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Amami

Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.

Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.

 


Bibliografia in arabo

  • Invito a una cena segreta, poesia, Edizioni An Nahar, (1998)
  • Due mani verso l’abisso, poesia, Edizioni An Nahar, (2000)
  • Non ho peccato abbastanza, poesia, Edizioni Kaf Noun, (2003)
  • Il ritorno di Lilith, poesia, Edizioni An Nahar, (2004)
  • La pantera nascosta alla base delle spalle, poesia, Edizioni Al Ikhtilaf, (2006)
  • In compagnia dei ladri di fuoco, interviste con scrittori internazionali, Edizioni An Nahar, (2006)
  • Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 150 poeti che si sono suicidati nel ventesimo secolo, antologia poetica, Edizioni An Nahar, (2007)
  • Cattive abitudini, poesia, Edizioni ministero della cultura egiziana, (2007)
  • Specchi delle passanti nei sogni, poesia, Edizioni An Nahar, (2008)
  • Geologìa dell’Io, poesia, Arab Scientific Publishers, (2011)

Bibliografia e traduzioni in italiano

  • in Non ho peccato abbastanza, 2005, Mondadori (antologia curata da Valentina Colombo).
  • in Parola di donna, corpo di donna, 2006, Mondadori (antologia curata da Valentina Colombo).
  • Adrenalina, 2009, Edizioni del Leone (traduzione di Oriana Capezio).
  • Il ritorno di Lilith, 2009, Edizioni Asino d’Oro (traduzione di Oriana Capezio).
  • Ho ucciso Shahrazad, Confessioni di una donna araba arrabbiata, 2010, Mondadori(traduzione di Oriana Capezio).
  • Le sette vite di Luca, Originale in italiano, Letteratura per ragazzi, 2011, Mondadori Junior.
  • Superman è arabo, 2013, Mondadori.

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