TAT – WE ARE BUT ONE a cura di Laura Liberale – 6) L’amore ai tempi della pandroginia

TAT (WE ARE BUT ONE)

—–Messaggio originale—–
Da: Laura Liberale
A: Claudia Boscolo

Oggetto: L’amore ai tempi della pandroginia

Non ho mai cercato nulla in te, Dio lo sa, se non te; desideravo semplicemente te, nulla di tuo. Non volevo il vincolo del matrimonio, né una dote. Mi sforzavo di soddisfare non la mia voluttà o la mia volontà, ma le tue, come sai. E se il nome di moglie sembra più santo e più importante, per me è sempre stato più dolce quello di amica o, se non ti scandalizzi, concubina e persino prostituta.
Eloisa ad Abelardo

“Lady Jaye ed io eravamo così totalmente innamorati da volerci inglobare l’un l’altro; assorbirci l’un l’altro diventando un unico grande blob d’amore. Così è cominciato tutto.”[1]

Così è cominciato tutto. La scintilla originaria.
Un progetto maturato a partire dalla “coercizione” da innamoramento: quel vorace fagocitarsi reciproco, quell’anelito iniziale d’incorporazione che mai paventa rigetto, poiché ciascuno dei due organismi coinvolti riconosce l’altro come uguale a sé.
Un unico grande blob. Gelatina pericolosa che teme soltanto il raffreddamento, così insegna il film del ’58. Come l’amore, in effetti.
Quindi abbiamo iniziato a vestirci, pettinarci, truccarci allo stesso modo. Ma non era abbastanza.
Verrebbe da pensare a due adolescenti, e invece, quando tutto comincia, gli anni di lui sono 43 (24 quelli di lei). C’è da dire, certo, che non di una coppia ordinaria si tratta. Neil Andrew è diventato Genesis ormai da un pezzo, e il trasformismo – più come ricambio identitario che come semplice masquerade – è pane per i suoi denti (denti che naturalmente non scampano alla furia rinnovatrice, venendo sostituiti in blocco con delle protesi d’oro). Lei è più giovane, ma non è da meno.
Su quali singole basi psicologiche, eventuali ferite originarie, configurazioni emotive vada ad attecchire la relazione dei due (regressioni simbiotiche? fissazioni fusionali?), quante e quali proiezioni reciproche vengano attivate, non è dato sapere; appartiene alla biografia personalissima, a un privato che non si può indagare. Resta però il fatto che tutta questa faccenda ha travalicato il sistema relazionale di coppia ed è volutamente diventata pubblica, assumendo uno status artistico, con tanto di manifesto.
Il “taglia e incolla” o “montaggio libero” di BurroughsGysin diventa un paradigma operativo. Il loro postulato della Terza Mente (quella forza superiore che scaturirebbe, come surplus energetico mentale, da due soggettività impegnate a collaborare – due soggettività totalmente fuse e metamorfosate in un terzo) viene esteso da Genesis e Jaye alla carne, al corpo, di per sé considerato niente di più che una valigia per il “trasporto” di una specifica personalità.

Fare delle operazioni di chirurgia plastica[2] per diventare quanto più simili possibile. Due metà di un nuovo essere umano, che esiste solamente quando stiamo insieme.

Prendere due persone, tagliarle a pezzi e riassemblarle mescolando il tutto: dal blob fusionale alla zuppa organica. Che poi, applicato alla lettera, avrebbe forse dovuto significare innesti reciproci, reciproche donazioni d’organi, siamesizzazione? Non è detto che la coppia, se Jaye fosse rimasta in vita, non si sarebbe spinta a tanto.
All’indirizzo www.oddee.comitem_96941.aspx, si trovano “i dieci casi più folli di chirurgia plastica per assomigliare a qualcun altro”[3], nell’ordine: 1. Nileen Namita, che in vent’anni si è sottoposta alla bellezza di cinquantuno operazioni per assomigliare a Nefertiti (così com’è rappresentata nel busto ora conservato presso il Neues Museum di Berlino); 2. Annette Edwards, che si è operata per assomigliare alla Jessica Rabbit del famoso cartone animato; 3. Janet Cunliffe, che ha cercato di colmare chirurgicamente il gap di 22 anni che la separa dalla figlia Jane, rendendosi il più possibile simile a lei; 4. le gemelle Jo e Kerry Burton, che hanno fatto ricorso in tandem alla chirurgia estetica; 5. Nadya Suleman, la madre di quattordici figli che – così parrebbe – ha voluto trasformarsi nel clone dell’attrice Angelina Jolie; 6. la seconda moglie del cinese Zhao Gang, che avrebbe acconsentito – su richiesta del marito – ad operarsi per diventare uguale alla prima moglie di lui; 7. l’artista Miki Jay, che, per impersonare al meglio Michael Jackson, si è fatta modificare il viso sulla sua falsariga; 8. Sarah Burge, che è diventata una Barbie in carne e ossa; 9. la giovane Lisa Connell, che, malata di un meningioma inoperabile, vorrebbe affidarsi alla chirurgia estetica per coronare il sogno di assomigliare all’attrice Demi Moore; 10. Gavin Paslow, unico uomo della lista, che ha procurato al suo volto fattezze luciferine, con tanto di lingua biforcuta, zanne e corna.
Breyer P-Orridge manca all’appello. E forse è giusto così. Perché, nel suoloro caso, il desiderio alla base delle trasformazioni corporee è rivolto a un oggetto concretamente “attinto”, realmente “fruito” nel presente relazionale, ovvero: in luogo di un personaggio di fantasia, di un tipo di bambola, di un’icona irraggiungibile di bellezza, di un trapassato, Genesis ha scelto a modello di metamorfosi Jaye, la sua donna, e Jaye Genesis, il suo uomo. Ma soprattutto perché la metamorfosi identitaria messa in atto dalla coppia si è connotata fin da subito quale Progetto – prosieguo ed evoluzione delle precedenti esperienze artistiche di ciascuno dei due –, qualcosa di diverso, quindi, rispetto al caso della seconda moglie di Zhao Gang (amore che si piega al fallimento nell’elaborazione di un lutto), o a quello di Miki Jay (investimento a vantaggio della carriera di “impersonator”), o ad altri della succitata lista (casi che potremmo etichettare come sudditanza al conformismo estetico contemporaneo).
“La prossima sfida sarà trascendere l’umano. Operare in direzione di uno scatto evolutivo, spingersi sulla soglia dell’inconcepibile senza timore né aspettative. Quella è la porta, e io desidero oltrepassarla”, ha dichiarato Breyer P-Orridge.
Eppure la sua profezia filogenetica, il suo futuribile sembra, pur chiamando in causa l’uso della tecnica, guardare indietro rispetto, per esempio, a uno Stelarc (tutto lanciato in avanti, nella riprogrammazione tecnologica della fisiologia umana con dispositivi medici, prostetica, robotica, sistemi di Realtà Virtuale, Internet e biotecnologie). Back ‘n’ inside, si potrebbe dire: alle costruzioni mitiche di un passato remoto e agli archetipi universali dell’umanità. Ermafrodito e Salmakis, Śiva e Pārvatī, i miti della totalità primordiale, l’androginia divina e alchemica, l’androginazione rituale, il travestitismo intersessuale.
C’è un’altra storia antica.
Essa racconta che gli dèi e i saggi giunsero alla dimora montana di Śiva e Pārvatī, per rendere loro omaggio. Tutti circumambularono la coppia divina. Tutti tranne il saggio Bhṛṅgin, che avendo fatto voto di venerare unicamente Śiva, compì la circumambulazione soltanto attorno a lui. Offesa, Pārvatī persuase lo sposo a stringersi a lei come un sol corpo, in modo da gabbare Bhṛṅgin. Questi, però, si trasformò prontamente in un’ape, passò attraverso lo spazio fra i loro colli e ripeté il suo gesto univoco di omaggio. La dea privò allora il saggio di carne e sangue, trasformandolo in uno scheletro.
Anche l’androgino umano Breyer P-Orridge, novello cantore di un “mito per il ventunesimo secolo”, vorrebbe ricordare a modo suo che è impossibile ignorare la metà femminile di dio e di sé restando illesi. Chi lo fa si condanna certamente a una vita prosciugata, disseccata, mutilata fuori e dentro.

Emmanuelle Houdart, L'una nell'altro
Emmanuelle Houdart, L’una nell’altro

E fu così che Eco pompò e pompò la bocca
per farla uguale a quella di Narciso
come uguali a quelle dell’amato
erano le parole, tutte, che da essa uscivano.
Con filler di Beozia alzò gli zigomi
per pareggiarli ai suoi, di lui
in più lungocrinito
e dunque ecco l’innesto su Eco
di un folto ciuffo di chioma tebana.
Andò risostanziandosi la ninfa disseccata
(nient’altro che un mucchietto di vocali ossa)
si rimpolpò nel corpo, riacquistò presenza
e prese pure gusto a contemplarsi.
Come Narciso, si specchiò Eco
trovando nel riflesso sé e l’amato altro
e mentre l’altro illanguidito s’annegava
provava le espressioni, la beota
si beava
di tutta quella nuova e gradevole abbondanza.

Laura Liberale

In copertina: Stelarc, Extra Ear London, Los Angeles, Melbourne –  2006 fot. Nina Sellars


NOTE

[1] La Repubblica XL

[2] In una videointervista Genesis dichiara che Jaye si è sottoposta a ben quattordici operazioni. Delle sue, aggiunge scherzosamente, ha invece ormai perso il conto. The Genesis Breyer P-Orridge online archive

[3] 10 craziest plastic surgeries to look like someone else.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *