Mak Dizdar e i dormienti di pietra

Ad agosto Carteggi Letterari si prende una pausa e sospende la programmazione ordinaria. Riproporremo post apparsi nel primo anno di attività. Cinzia Accetta ripensa e traduce Mak Dizdar (pubblicato il 3 ottobre 2014).


Mak nasce nel 1917 a Stolac, cittadina di mulini ad acqua della Bosnia Erzegovina a una ventina di chilometri da Mostar. Frequenta il Liceo a Sarajevo e durante la Seconda guerra mondiale si arruola nelle file dell’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia – capeggiata da Josip Tito – per combattere la Croazia filo-fascista e filo-nazista.

Finita la guerra sposa l’ideologia comunista e guida la temperie culturale serbo-bosniaca dalleFeatured image pagine del quotidiano Oslobođenje (Liberazione) di cui è caporedattore.

Dizdar è un comunista ortodosso, tutta la sua poetica è concentrata sulla lotta di classe e sulla difesa degli ideali di giustizia e libertà. Non è estraneo a motivi di carità cristiana e slanci religiosi animati da un certo misticismo pur disdegnando la chiesa come istituzione.

Nel 1969 vince, come primo jugoslavo,  il Festival della poesia di Struga (in macedone Struški večeri na poezijata, ovvero “Le serate della poesia di Struga” ) inaugurato nel 1962 e divenuto internazionale nel 1966. Manifestazione che annovera tra i vincitori poeti del calibro di Eugenio Montale, Pablo Neruda, Josif Aleksandrovič Brodskij,  Séamus Heaney e Allen Ginsberg.

Tutte le sue poesie sono state raccolte in due grandi opere: Kameni spavač (1966-1971) e Modra rijeka (1971).

La Bosnia Erzegovina è una terra sconvolta da secoli di dominazioni e conflitti sanguinari.  Mak attirato dalle tracce della battaglia e del dolore si concentra sui sepolcreti,  visita le necropoli d’epoca preottomana, che sente come luoghi chiave della memoria ancestrale, e studia l’iconografia funeraria. Questi motivi ornamentali, croci  e scritte scolpite a bassorilievo nella pietra, confluiscono nella sua poesia sotto forma di un linguaggio arcaico, metaforico con richiami a temi biblici e visioni apocalittiche evocando i dormienti di pietra.

Featured imageIl “dormiente di pietra” è l’antenato,  il defunto, la storia che grazie al poeta parla ai vivi. È la parola stessa che grazie alla poesia si fa messaggio.

La raccolta Kameni Spavac (Stone Sleeper nell’edizione inglese) è suddivisa in sezioni tematiche (Vie, Parola sull’uomo, Parola sul cielo, Parola sulla terra, Parola sulla parola, Il messaggio) con versi che riecheggiano le parole dei morti bogumili (i “devoti a Dio” si pensa catari d’origini bulgare) e le profezie scolpite nella pietra degli steczi.

I bogumili hanno lasciato steli e tombe con simboli solari e mani aperte che non impugnano archi e frecce che invece giacciono a terra: simboli di pace.

Mak cosi riflette su queste pietre-esseri umani.

LA MANO

Questa mano che germoglia da pietra
E’ muta ma non priva di parola
Questa mano ti dice: fermati
Esaminati le mani con attenzione
T’invita a riposare
Delle mani, pensaci

*

IL QUARTO CAVALIERE (Četvrti jahač)

È tempo di pensare al tempo
Ché un marciume estenuante puzza dalla putrida morte
È tempo di meditare sul tempo
Ché grandi acque su di noi navigano
Guarda come strappano e divorano le loro forze fatate
È tempo adunque di riflettere nel tempo
Che un vento veloce un vento-dragone
Contro di noi malo oggi si scaglierà Il tempo è foco che ci bruci e annienti
È tempo adunque d’entrare in questo tempo
Ché tempo è così poco
E tempo più non sarà

*

GORCIN

Quivi iace Il soldato Gorčin
Nella terra sua
Nella proprietate
Altrui
Vissi
E morte chiamavo
Notte e giorno
Formica non pestai
E soldato
Mi feci
Pugnai In cinque e cinque guerre
Senza scudo né corazza
Perché un die
Spariscano
Amaritudini
Mi Strussi d’un male strano
Non mi trafisse lancia
Non mi colpì saetta
Non mi tagliò
Spada
Mi strussi d’un male
Insanabile
Amo
E la donna mi fu rapita
In schiavitù
Se Kòssara incontrate
Per le strade
Del Signore
Priego
Ditele
Della fedeltate
Mia

*

SCRITTO SUL PAESE (trad: DK)

C’era una volta un valoroso che domandò:
Mi scusi, chi è questa e che cos’è questa
Dov’è questa
Da dove viene
E che cosa fa
Questa
Bosnia
Dimmi
E l’interrogato rispose immediatamente:
Mi scusi, la Bosnia è un paese
Magro e scalzo, purtroppo
Freddo ed affamato
E nonostante ciò
Mi scusi
E’ caparbio
Perché
Sogna

*

1 – bbbb (Trad. C.Accetta)

Una parola è l’immagine di un mondo che noi vediamo e non vediamo
Alcune parole le acclamiamo ma alcune ci danno vergogna
Alcune parole vengono per restare ed alcune si affrettano via
Tutte le parole hanno i loro colori e odori
Alcune parole hanno la lingua
e altre
sono mute
Una parola sprezzante (trascurata) e fragile
sta emanando sottili raggi d’oro
Agile e coraggiosa
come una piccola lumaca
Salendo dalla pietra affamata
fino all’alone del sole
su fino a l’unico
vero sole
Un’altra parola si pavoneggia forte ed orgogliosa
proprio sopra la vetta del letamaio
Noi sappiamo di sicuro
che essa riempie lo spazio
ma niente di più.

*

Da MODRA RIJEKA

IL FIUME BLU
(metafora di tutto ciò che dobbiamo attraversare nella vita. Trad. DK)

Nessuno  sa  dove  sia
Sappiam  poco  ma  si  sa

dietro  monti, dietro valli
dietro  sette dietro otto

ancor piu’ malvagio, ancor piu’ pazzo
oltre  il  tortuoso,  oltre  l’amaro

oltre  il  biancospino, oltre gli spini
oltre  la calura, oltre la cattura

oltre i presentimenti, oltre i  dubbi
dietro  nove  dietro  dieci

ancor  piu’ in fondo, ancor piu’ forte
dietro   il   silenzio,  dietro  le  tenebre

dove  i  galli  non cantano
dove  i  corni  non  suonano

ancor  piu’  malvagio, ancor piu’ pazzo
dietro la mente dietro dio

c’e’ un fiume blu
largo e profondo

cent’ anni largo est
mill’ estati profondo est

di lunghezza non pensare
e del buio e oscurità insormontabili

c’e’ un fiume blu

c’e’ un fiume blu –
lo dobbiamo attraversare.

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