Nino Crimi

a cura di Enrico De Lea

Nino Crimi (1929-1997), è stato un poeta messinese che negli anni Cinquanta, aperto alle migliori istanze culturali italiane ed europee, ha testimoniato la presenza di una letteratura siciliana svincolata dal provincialismo e dalla retorica della sicilitudine. Le sue opere, Libero – Dici… (1954), Del corpo e d’un sorriso (1955), Il canto delle tuniche (1957), Falce naturale (raccolta summa dell’opera crimiana fino al 1974, uscito per i tipi della storica casa editrice D’Anna), Un volo migratorio (1976), Nei pensieri mobili (1990), appaiono sotto il segno costante di una lucida e appassionata attenzione verso il mondo, i suoi paesaggi e le sue creature, e gli valgono la stima di intellettuali come Roberto Roversi, Nanni Balestrini, Pier Paolo Pasolini, Vanni Ronsisvalle. GBM editore nel 2010 ha pubblicato il volume Poesie, che offre l’intera sua produzione poetica edita, con l’appendice di importanti inediti. In un suo saggio dedicato a Crimi, Crimi – la mappa del poeta (Cesati editore), Vanni Ronsivalle così si esprime: «Uno non è poeta per caso, né perché ha deciso di mettere in fila parole spezzandole ogni tanto, andando a capo. Lo è perché sa riconoscere il sublime, quando accade».

Testi

Dal volume Poesie (GBM editore, 2010, Messina), che raccoglie l’opera omnia:

UN RIFLESSO

Te pensavo guardando quelle pietre,
il tuo corpo composto
su gambe come terra
ferma e tranquilla.
Se così fossi ti lancerei, benigno,
come pietra il pastore,
a far tacere la mandria
che popola il mio sangue.
Scomposta come sei
e insana, forse;
coperta, come appari,
di salsedine inutile;
guardo in cielo le nubi:
coprirei
le pietre col tuo corpo;
il mare penserebbe
a rifarsi di sale sopra i sassi.

*

ORME

Fermo coi tacchi
sulle punte dell’orme
che ho voluto cercare
mi sostiene il contatto
di labbra ribaciate,
ma non frugo più gli occhi
in cerca di presagi.
Certo è meglio cadere
bocconi sul tracciato
e risentire solo i segni rinsecchiti
sfiorandoli appena
coi palmi incerti.

*

MARINA

Se i grilli del torrente dove l’erba
è rada e gialla fra le masse crespe,
il mare lento che va calmo incontro,
e le piccole foglie alte dei pioppi
di due colori verdi e mai tranquille,
il cane infastidito, il ciuco chiaro, pigro al palmento dalle vigne calde,
le bocche asciutte, bianche, trafelate,
delle femmine scalze a pecoroni
sotto viti irrequiete per gli strappi, stessero fermi e muti,
il mio parlare
con due pietre focaie oltre il recinto
che divide le case del paese
dalla marina, forse desterebbe
Sebastiano, seduto sulla soglia,
da più di mille giorni vecchio e inerte,
cogli occhi spenti sulla strada bianca.

***

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