Letizia Dimartino

a cura di natàlia castaldi

Letizia Dimartino, poeta (Messina, 1953) vive a Ragusa. Ha pubblicato nel 2001 la sua prima raccolta di poesie, Verso un mare oscuro (Ibiskos), seguita nel 2003 da Differenze (Manni) e, nel 2007, da Oltre (Archilibri). Nel 2010 è uscito La voce chiama per Archilibri. La silloge Cose, tratta da La voce chiama, è stata pubblicata sull’Almanacco dello Specchio 2009 (Mondadori). Nel novembre 2010 Metallo, primo premio per l’inedito (premio Gilda Trisolini) del circolo culturale Rhegium Julii, è divenuto un libro a opera della stessa associazione. A maggio 2012 è uscito per Ladolfi Editore Ultima stagione con un testo di Renato Minore. Sue poesie e recensioni sono apparse sulle riviste letterarie Atelier, Polimnia, Poeti e Poesia, Poesia (a cura di Maria Grazia Calandrone), Almanacco del ramo d’oro, La Mosca di Milano, Le voci della Luna, Capoverso, L’Estroverso, L’incantiere. Nel 2009 è apparsa su Io Donna con la poesia Abruzzo, tratta da La voce chiama. A maggio 2012 Ultima stagione è stato raccomandato nella rubrica Lo scaffale di Giovanni Tesio su La Stampa. Nel 2008 il libro Oltre ha vinto il primo premio del Concorso nazionale di poesia Simone Cavarra (Ragusa) e, nello stesso anno, è stato segnalato ai premi Montano e Città di Marineo. Nel 2009 è risultato finalista al premio Astrolabio e al premio Antica Badia di San Savino. Per la narrativa ha ricevuto la menzione speciale del premio letterario indetto dall’Associazione culturale Evaluna (Centro studi del comune di Napoli), con la raccolta di racconti Il senso negato, con cui è stata pure finalista al concorso La vita in prosa. La silloge Acciaio è stata segnalata al concorso nazionale Lorenzo Montano 2010. Finalista al concorso Poesie di strada (Macerata, dicembre 2011) con la poesia Che ti rispondo se mi chiedi? tratta da Ultima stagione. Quest’ultimo libro è anche finalista Premio Palmi 2012.

Testi

Che ti rispondo se chiedi
di questo pomeriggio
che non ha una forma
se le mie cose restano
allineate
nell’ordine del tempo
o forse del vento?

mi offri un’ora di silenzio
le frasi necessarie
alla lontananza
la solitudine ripaga
ogni gesto sui capelli
quel braccio a cui mi lego
è un principio, penso, o la
fine della tua intemperanza.

Intanto la tenda poggia sulla sedia
sul letto illuminato dal sonno.
Svuota il mattino,lo vedi ?
è come un rigo-smemorato.

Cerca anche lontano
ma cerca,fra le maglie
e i profumi
vieni,da solo, in questa casa
e resta.

Fai finta sia per sempre.

Da Ultima stagione


Se io vedessi te
se tu vedessi me
nel dispiegarsi dei giorni

saremmo stretti a consolarci

staremmo fermi
a lungo, nei minuti
forse senza parlarci

e ogni mia lacrima
ogni mio dolore
avrebbero un nome

glielo daresti tu
lo aspetterei io
e non mi fermeresti

dandomi il braccio
le mie parole
avrebbero quel senso

e tutto rimarrebbe fermo
col sempre del tuo sguardo.

Da Ultima stagione


Stasera la strada sotto casa
è più buia. È pure domenica.
Ho accarezzato i divani
guardato alla finestra le luci
scostato le tende
dormito un breve sonno

ma adesso sono sola
la nuvola al balcone copre
questo vuoto del corpo
questo spazio immutato
del mio breve tragitto
sono giorni immobili i miei
sono giorni come tanti

sento un clacson,un grido,
senza musica si può vivere,penso.
Ho trascorso le ore sudando
e la notte che giunge improvvisa
mette pace alla fronte
ai capelli al disordine del viso
al dolore che oggi scuote le ossa.

Da Ultima stagione


E ogni cosa succede,

perché avrei potuto averti:
eravamo vicini senza saperlo

senza mai pensarlo
per anni e anni
in tutti i mattini
e ogni cosa è rimasta al suo posto
e abbiamo vissuto così

non eravamo, semplicemente.

Da Ultima stagione


Ogni cosa è allineata
aspetto che tutto cambi
e l’ombra sbiadisca sul pavimento
il passo conduce fuori
fuori dove non c’è regno
e la terra copre le parole
quel che sentiamo trema
sulle labbra sperse
il corpo ha un peso
schiaccia col tacco l’invisibile
quel camminare lento
il piede rigido sorpassa
il sandalo scivola
la strada non riconosce
il mio corpo incerto
e finisce il dolore

l’aver ascoltato
le parole degli altri
aggiunge tempo alla vita
oggi che gli oggetti tacciono
irriconoscibili nella stanza vuota.

Da La voce chiama


Il bicchiere dal liquido nervoso
come la mano
come il braccio inclinato
darei un po’ delle cose che tocco
non dirmi che ci vedi poco
che le vene battono piano
in fondo ti conosco
il mondo è tutto lì
senza anomalie
e amare è facile di giorno
senza sostegno
con la mano sfioro la tavola
con ordine con ragione.

Da La voce chiama


Vuoi vedere allo specchio
quello che sconosci
il momento preciso del sorriso
quando la piega cambia
e lo smalto si fa luce bianca
le braccia morbide ritratte
come dipinte sul muro
in fondo volevi scoprire
dove finisce un corpo
e la bocca tace
dove la mano si ferma
e lo specchio illumina i capelli

ritrovarti è facile adesso
il gesto può aiutare ma
è da questo corpo che non vuoi sparire
la nascita lontana
la fine senza nessuna ragione.

Da La voce chiama


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