Michele Pierri

a cura di Pasquale Vitagliano

Michele Pierri (Napoli 1899, – Taranto, 1988) nasce in una famiglia cattolica e con tradizioni nella magistratura. La poesia di Pierri viene conosciuta pubblicamente con il premio St. Vincent del 1948 al quale egli partecipa su esortazione di Spagnoletti. La giuria lo inserisce tra i finalisti e Ungaretti, che la presiede, legge in pubblico alcune sue liriche. Nel 1984, vedovo, Pierri si unisce con matrimonio religioso alla poetessa milanese Alda Merini. Opere di Michele Pierri: Contemplazione e rivolta, Istituto d’Arte, Urbino, 1950; De consolatione, Schwarz, Milano, 1953; Poesie, Quadrivio, Lanciano, 1957; Realtà oppure, Rebellato, Padova, 1959; Chico ed io, L’Albero, nr, 46, Lecce, 1971; Dialoghetti dei morti, L’Albero, nr, 48, Lecce, 1972; Ripensamenti, L’Albero, nr, 49, Lecce, 1972; Epigrammi, L’Albero, nr, 53, Lecce, 1975; Variazioni sulla parola, L’Albero, nr, 57, Lecce, 1977; Per un ritratto di donna, Milella, Lecce 1982; Ritratto di donna, Lacaita, Manduria, 1982; Il silenzio… la parola e il segno, omaggio a Michele Pierri, Laboratorio arti visive, Taranto, 1982, Passare il ponte da sola (antologia personale), Scorpione, Taranto, 1984; Taccuino mariano, Scheiwiller, Milano, 1986; Madonna del duemila, Sedi, Taranto, 1987; Il fulmine, Gruppo Taranto, Taranto, 1999; P.R. (1971-1974), selezione di pensieri, Atrium, a.III, nr. 1, Trento, 2001; E ti chiamo libera verità, tutte le raccolte edite, La Finestra, Trento, 2002; Il Bruto, La Finestra, Trento, 2004.

Testi 

Era una voce
morta tenerezza
finché un bambino non mi venne incontro
oblioso sulla ghiaia e più correndo
con quei piedini che non hanno peso.
– Oh babbo, tu sei tutto! –
e poi ripreso
da un gioco di pietruzze, dimenticò.


Noi due su un prato, anzi eravamo
il prato sulla terra.
Ma perché questa non – scienza
se eravamo il mare anzi in esso
e ne siamo usciti bramosi
del cielo, e la fiamma fu nostra,
anzi ci siamo dentro, sacra
famiglia delle ceneri.


Dipinto rubato

Rimase appesa al muro
la cornice da cui
il ladro portò via
il prezioso dipinto.

In quel vuoto sul muro
è segnato, non so da chi,
il mio nome – e non il tuo
per ridurmi più solo


La simulazione

Dovrai però contentarti
di quanto vi è nascosto
nel mio volere senza
potere – averti a costo
d’una simulazione;
ribaltata la pietra
del sepolcro, violare
quel Nulla tanto astuto
che meglio di me invece
ti conosce, se per questo
ti ha così dissolta.


Ha vinto la tua persona
(Per Pablo Picasso)

Ha vinto la tua persona
Il paesaggio, e ovunque
Io ti seguo ti disegno,
al tuo collo sempre le collane
come serpenti a sonagli,
all’angolo fuori dell’occhio
prolungato le ali –
era il tuo corpo
una boscaglia un ditirambo
da mozzare il fiato, una città
si fondava in una forra,
era il tuo grembo cerchio superstite
ai bombardamenti a tappeto;
più in la un mare aperto oleoso
d’un impossibile morire sognato
morire in te in pace, essere
solo due anime spoglie.


Il punto d’arrivo

Il punto d’arrivo – non era dunque a capo
Nella nostra unione per amore
E per sesso il generare; no,
dell’unione senz’altro fine.
Non fu con promesse d’un divenire
Dei che riuscì la seduzione
Del frutto maligno, ma col gustare
Insieme che fortemente univa –
E davvero eravamo per sederci
Sull’Unico Trono, fu necessario
Che dividessero la stessa unione
In ognuno dell’anima col corpo,
ponessero in mezzo le unghie morte
per ora e future generazioni –
tant’è fra me e te quel desiderio.


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