Anna Maria Curci

a cura di Pasquale Vitagliano

Anna Maria Curci è di origine pugliese, anche se è nata a Roma, dove vive e insegna tedesco in un liceo statale. Ha scritto manuali e antologie per le scuole, testi per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, pubblicazioni sull’educazione plurilingue. Scrive sul blog Cronache di Mutter Courage, su Unterwegs/In cammino, su Lettere migranti ed è redattore di Poetarum Silva. E’ poetessa e traduttrice. Suoi testi sono apparsi in riviste (“Journal of Italian Translation”; “Traduttologia; “Chichibìo”; “Il 996″), nelle antologie La notte (Roma 2008), Oltre le nazioni (CFR 2011),  Cuore di preda (CFR 2012), Nuovi Salmi (Quaderni di CNTN, n. 28, Palermo 2012), Cronache da Rapa Nui (CFR 2013),  nei blog La dimora del tempo sospeso,  Cartesensibili, Neobar,  La poesia e lo spirito e sul sito Poeti del parco. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta Inciampi e marcapiano; dal 2012 è nella redazione della rivista trimestrale  Periferie, diretta da Vincenzo Luciani.

Testi

Patres

Sono nipote di un eroe di guerra
miracolato a un filo, poi travolto
da un camion per improvvida manovra

e di un coscritto fuggitivo, preso
e recluso nell’isola severa.
Non vidi mai l’eroe, l’altro mi crebbe.


Staffetta

Lenti spesse inforco
e macino chilometri di stampa.
Di giorno mi ammanto
di presbite fierezza, la sera resto.

E mentre duettiamo,
caro (è il Lied delle anime belle),
curve nella sala
giocano ai tavoli le frotte ostili.

Vorremmo rovesciar
tavole e torme a imitazione perenne
di quel gesto che fu
orma indelebile, desistiamo però.


Dopo la scarnatura

È concia di sorrisi
a grinze plissettate.

Senza sale né cromo,
senza allume di rocca.

Soluzione segreta
dopo la scarnatura.

Sono i giorni feriali
i veri funamboli.


in-zwischen

in quei giorni
in cui la vita
in altri spazi
invasione appare
indebita e viziata
incursione banale

incede il dubbio

(Inediti)


II

A chi riaffiora e non sa l’approdo
appare l’inatteso distrazione
tentativo di scasso
massa incoerente.

Investe i giorni
tra grida di cornacchie
chi ha smesso di scrutare.

Percepisce talvolta un suono altro.
Distante alza le spalle oppure segue.


III

È ancora china sulla scarpa l’alba.
Temporeggia benevola e incurante.
Non gioca a nascondino né alla sfinge
paesaggio in moto che leggo in Domin.

Tace e non si sottrae tra sosta e corsa
allo sguardo che vuole catturare,
non strizza l’occhio alla muta radice
matriarca incaponita del suo ruolo.

Ma non contempla programmi di lancio
parapendii d’assaggio per contese
con premi di cuccagna e nomination.
Allacciata la scarpa, è di passaggio.

(dai Canti dal silenzio)


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