Antonietta Gnerre

a cura di Stelvio di Spigno e Mario Fresa

Antonietta Gnerre, giornalista, poetessa, scrittrice, critico letterario e studiosa, ha pubblicato le sillogi poetiche: Il Silenzio della Luna (Menna,1994); Anime di Foglie (Delta 3, 1996); Fiori di Vetro- Restauri di Solitudine (Fara, 2007); Salici di Seta- Il viaggio del Silenzio nei Poeti irpini (Il Silenzio della Poesia, Fara, 2008); Preghiere di una Poetessa (Lo Spirito della Poesia, Fara, 2008); il Saggio: Meditazione poetica e Teologica in Mario Luzi (Delta 3, 2008); Ultimo sogno- Pianeta Terra (Poeti Profeti, Fara, 2009); PigmenTi (Edizioni L’Arca Felice, 2010); Come un Albero di Gòfer, Strada Statale Ofantina Bis (Salvezza e impegno, Fara, 2010); Cristina Campo – Il viaggio silenzioso e spirituale, Il silenzio del diritto, saggi di Diritto e Letteratura, a cura di Felice Casucci (ESI, Napoli, 2013). È presente in numerosi blog letterari e rivista in rete – con interviste e contributi critici a poeti e scrittori. Collabora con la rivista letteraria: Gradiva (International Journal of Italian Poetry). Dal 2007 è Presidente del premio Prata e dell’Associazione socio-culturale Agorà di Pratola Serra; ha curato le rassegne: Conversando (il mercoledì letterario a Montemiletto), Calici di Parole ( Pratola Serra), Itinerari Culturali (A volte, ieri, domani) per l’associazione Agorà.

Testi

da Fiori di vetro, Fara Editore, Rimini 2007

*
Mi piace quando mi scopri
nel sussulto quotidiano

quando allontani
i divieti che nutrono
le note delle mie sere.

Sei quel lungo viaggio
che non mi fa tornare
sui registri del tempo.

*
In Irpinia le ginestre
scolorano i piedi
dei contadini tra la cenere
d’agrifoglio affidata

al cibo dei ricordi

con le mani nelle ortiche
tra i silenzi dei portoni
che non si aprirono

Inediti da Polvere

*
Il colore di questo istante
mi copre dal freddo di febbraio
che gocciola dai rami, dai gesti
da una virgola.

Questo istante che è agile.
Perfetto nell’addio
tra il vento che segna le date
in segno di connivenza e di pentimento.

In questo abitare l’istante
non scelgo bene né male:
palpo, concepisco
in carta sottile,
il mondo.

*
Voglio scrivere una poesia per legarla a te
che attendi già da stamattina.
La sento respirare come un’ atleta.
Vuole gareggiare con ciò che è umano, non elusivo:
l’eco, l’ombra, un’onda sulla confessione a picco.
L’ammiro tra i sonagli dei perdoni che cadono
come scorie.
Il suo silenzio è pungente, esatto a te.
Mentre è un corpo con i rami del melo,
del mio corpo.

*
I ricordi ci guardano,
se ne stanno là, vedi, a pregare.
Ci aspettano nel fuoco delle emozioni con lentezza,
sapendo che questo nostro presente
è più grande, a volte.
Vivono negli specchi, sulle lenzuola, ovunque.
Crescono di notte bisbigliando fra loro,
sospesi sul soffitto da un batticuore.

*
Ciò che io scrivo
è parallelo al suolo che mi ospita.
Le parole le aspetto quando
canta un uccello nel cortile.
Mi allargo con la mente e occupo il suo posto
tra le code delle lucertole che si attraggono.
Un albero – da lontano – parla alle sue foglie,
che non fanno rumore.
Qualcuno porta la mia vita da annunciare sulla pagina.
Ed io non so più chi accompagnare tra gli alberi che maturano.

***

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