Autori estinti, n. 9: James Baldwin (quarta parte)

Il capolavoro di James Baldwin resta il suo primo romanzo, “Gridalo forte” (Go Tell It On The Mountain), scritto dopo aver espatriato in Francia. Questo testo fondamentale per la letteratura afroamericana è stato fuori dal commercio in Italia per molto tempo, ma di recente, grazie alla casa editrice Amos, è stato ripubblicato (vedi foto in copertina).

Si tratta di un romanzo in gran parte autobiografico poiché il protagonista, John, è un adolescente che, come Baldwin, è figliastro di un predicatore nero che lo opprime. Baldwin per qualche anno percorse la strada del patrigno predicando, giovanissimo, nella sua chiesa battista di Harlem, prima di avere un rifiuto per la Chiesa, scoprire la sua omosessualità, e uscire completamente dal suo ambiente famigliare per rifugiarsi in Francia, con l’aiuto dello scrittore Richard Wright, il padre della moderna letteratura afroamericana.

Come Baldwin, John sta per essere iniziato a diventare predicatore, e il romanzo narra la sera della cerimonia, in chiesa, dove i “santi”, ossia i famigliari e gli amici devoti di John, pregano per lui. Tutto il racconto si dipana in flashback che raccontano la vita dei genitori e dei parenti di John, in mezzo alle invocazioni che avvengono nella chiesa. Si ricostruisce così la storia della sua famiglia, che culmina nella catarsi finale in cui John è rapito in chiesa da un momento di estasi durante il quale, in mezzo alle preghiere, ai lamenti, alle grida dei presenti si dichiara pronto ad accogliere Gesù nel suo cuore. Un finale visionario, dove il realismo si unisce a un senso di mistero, di misticismo vicino al delirio, narrato al ritmo sempre più frenetico e ipnotico del gospel e del blues.

La trama del romanzo è descritta nella pagina di wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gridalo_forte

Il tema conduttore di questo romanzo non è il razzismo dei bianchi verso i neri, raccontato solo marginalmente soprattutto all’inizio del libro. Baldwin in effetti non si concentra mai, nelle sue prove narrative, sul razzismo subito dai neri, preferendo raccontarlo e analizzarlo nei suoi saggi. Baldwin si concentra sui moti emotivi dei personaggi, sulle loro vite, sui loro amori. In questo primo romanzo la cornice è rappresentata dalla chiesa di Harlem, quindi il racconto procede con enfasi biblica, e la religione è vista contemporaneamente come mezzo di oppressione e come mezzo di riscatto, come strumento di perdono per riuscire ad andare avanti e a liberarsi dal rancore e dall’odio in nome di una amorosa comprensione per la difficoltà della vita di ciascuno.

Il tema dell’omosessualità in questo testo non viene affrontato espressamente, se non con allusioni, con flash sulla vita emotiva di John che mettono in luce la sua repulsione-attrazione verso il corpo del patrigno. Qui ciò che conta è la sua maturazione emotiva, psicologica e spirituale, che lo porta, nonostante tutti i misfatti e le ipocrisie delle vite dei suoi famigliari, ad accettare la religione della sua famiglia e a farsene ministro.

“Alla fine si fermò davanti a un gigantesco manifesto a colori che rappresentava una donna depravata, mezza nuda, appoggiata allo stipite di una porta, intenta a litigare con un uomo biondo che fissava la strada con aria infelice. La scritta sopra la loro testa diceva: “C’è uno sciocco come lui in ogni famiglia – e non lontano c’è una donna pronta a portarselo via!” Decise che avrebbe visto quel film, perché gli sembrava di potersi identificare con il giovane biondo, lo sciocco della famiglia, e desiderava saperne di più sul destino che lo attendeva, così evidentemente crudele. E così guardò il prezzo segnato sopra lo sportello della cassiera e, in cambio dei soldi, ricevette il pezzo di carta che spalancava tutte le porte.

Una volta presa la decisione di entrare, non si voltò più verso la strada per paura che uno dei santi potesse passare in quel momento e, vedendolo, potesse gridare il suo nome e mettergli le mani addosso per trascinarlo indietro. Attraversò molto in fretta il tappeto dell’atrio, senza guardarsi intorno, fermandosi solo per vedere strappare in due il suo biglietto, metà del quale fu buttata in una scatola d’argento e l’altra metà resa a lui. Poi la maschera aprì le porte dell’oscuro palazzo e, tenendo accesa davanti a sé la lampadina, lo portò al suo posto. Nemmeno allora, dopo aver attraversato una selva di ginocchi e di piedi per giungere al suo posto, osò respirare; né, per una sorta di estrema, perversa speranza di salvezza, osò guardare lo schermo. Fissava l’oscurità che lo circondava, e i profili che a poco a poco emergevano da questo buio, così simile al buio dell’Inferno. Aspettava che l’oscurità venisse lacerata dalla luce del Secondo Avvento, che in alto si spalancasse il soffitto rivelando agli occhi di tutti i carri di fuoco sui quali discendevano un Dio adirato e tutte le milizie celesti. Sprofondò nella poltrona, come se il suo rannicchiarsi potesse renderlo invisibile e annullare la sua presenza in quel luogo. Ma poi pensò: Non ancora, il giorno del giudizio non è ancora arrivato, e lo raggiunsero delle voci, quelle della donna cattiva e dello sventurato, e non poté fare a meno di alzare gli occhi, e guardare lo schermo. ”

In questo stralcio, si vede John che, da solo, cammina per New York, fino a entrare in un cinema dove si proietta una storia scandalosa. Entrare significa sfidare sia il mondo dei bianchi, sia la propria religione, e Baldwin ne narra gli effetti. La visione del film, che termina con la morte della donna che aveva amanti e beveva, conduceva una vita dissoluta, fa riflettere John. La sua vita è a una svolta, ossia alla scelta tra il mondo del peccato, e il mondo della salvezza. Stare al cinema con tutti i bianchi a vedere il film fa parte del peccato, lui lo sa bene, glielo hanno insegnato. Uscire e non tornare mai più significa la salvezza. Ed è appunto decidendo di non andare più al cinema che John torna nella sua chiesa per sottoporsi al rito dell’iniziazione.

Un romanzo da leggere.

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