InVersi Fotografici – Il sole splende per tutti o quasi: Brassai Vs Prevert

Idi Cinzia Accetta

 

L’InVerso Fotografico di oggi parla del vero volto delle cose. Bressai svela il ventre della città, gli da corpo e anima attraverso ritratti di umili e borghesi, prostitute e innamorati, sobborghi e vedute pittoresche a sottolineare il gioco dei contrasti di cui si nutre Parigi. A guardare bene c’è un po’ di Parigi in ognuno di noi, nella capacità di affrontare ogni giorno il bene e il male, indossando tante maschere quante sono le anime che fanno un essere umano, quelli che sognano e “quelli che soffiano le bottiglie vuote che altri berranno piene”.

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Avevo una profusione d’immagini da portare alla luce, che durante i lunghi anni passati a camminare attraverso la notte, non avevano mai cessato di allettarmi, inseguirmi, addirittura ossessionato: non vedevo modo di afferrarle se non con la fotografia

 Brassaï

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Tutti recitano sapendo di recitare, come La môme Bijou che sorride sornione da dietro le sue perle e il trucco pesante. Ognuno accetta il proprio ruolo di buon grado aggiungendo un pizzico di interpretazione. Prévert, benché conosciuto soprattutto per la poesia d’amore, ritrae stupendamente la Parigi degli umili, dei diseredati e degli innamorati della vita, tratteggiando il senso del vivere intensamente il proprio tempo senza filtri e senza mezze misure.

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Il sole splende per tutti

Il sole splende per tutti
ma non splende nelle prigioni
non splende per quelli che lavorano in miniera
quelli che mangiano carne cattiva
quelli che soffiano le bottiglie vuote che altri
berranno piene
quelli che passano le vacanze nelle officine
quelli che mungono le vacche e non bevono il
latte
quelli che dal dentista non vengono addormentati
quelli che hanno il pane quotidiano settimanale
quelli che l’inverno si scaldano nelle chiese
quelli che il sagrestano sbatte a scaldarsi fuori
quelli che vorrebbero mangiare per vivere
quelli che viaggiano sotto le ruote
quelli che vengono assunti. licenziati, aumentati.
diminuiti, manipolati, frugati. accoppati
quelli che non hanno mai visto il mare
quelli che puzzano di lino perché lavorano il lino
quelli che non hanno l’acqua corrente
quelli che spalano la neve per un salario irrisorio
quelli che invecchiano prima degli altri.

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Canto delle lumache che vanno al funerale

Al funerale d’una foglia morta
vanno due lumachine
han la conchiglia nera
e il lutto sulle corna
se ne vanno nel buio
d’una sera d’autunno
ma ahimè quando son giunte
è di già primavera
le foglie che eran morte
sono tutte risorte
e le due lumachine
sono proprio deluse
ma ecco viene il sole
e il sole dice loro
suvvia prendete il tempo
il  tempo di sedere
di bere un buon bicchiere
di birra se vi va
e se vi fa piacere
prendete l’autobus
l’autobus per Parigi
partirà questa sera
vedrete molte cose
ma non prendete il  lutto
che v’incupisce gli occhi
e inoltre v’imbruttisce
le faccende di morti
non son mica belle
riprendete le tinte
le tinte della vita
allora gli animali
e gli alberi e le piante
si mettono a cantare
cantano a squarciagola
il vero canto vivo
il canto dell’estate
e tutti giù a bere
e  tutti giù a trincare
è una gran bella sera
una sera d’estate
e le due lumachine
fanno ritorno a casa
se ne vanno commosse
e tutte rallegrate
hanno bevuto molto
barcollano un tantino
ma la luna nel cielo
le sorveglia in cammino

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Pater noster

Padre nostro che sei nei Cieli
Restaci
E noi resteremo sulla terra
Che qualche volta è così carina
Con i suoi misteri di New York
E i suoi misteri di Parigi
Che valgono almeno quello della Trinità
Con il suo piccolo canale a Ourcq
E la sua grande muraglia in Cina
il suo fiume di Morlaix
E le caramelle alla menta
Con il suo Oceano Pacifico
E le due vasche alle Tuileries
Con i suoi bravi bambini e le cattive persone
Con tutte le meraviglie del mondo
Che sono qui
Semplicemente sulla terra
Offerte a tutti
Sparpagliate
Meravigliate anch’esse della loro meraviglia
E col coraggio di non riconoscerla
Come una bella ragazza nuda ha il coraggio di non mostrarsi
Con le spaventose sventure del mondo
Che sono legione
Coi legionari
Con i torturatori
Con i padroni di questo mondo
I padroni coi loro sacerdoti i loro traditori la loro soldataglia
Con le stagioni
Con gli anni
Con le belle ragazze con i vecchi bastardi
Con la pagliuzza della miseria a marcire nell’acciaio
dei cannoni.

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“Allora, quando fotografavo qualcuno, mi accontentavo di una sola posa. Pensavo, a torto o a ragione, che concentrandomi su un unico ritratto avrei potuto cogliere il carattere del personaggio, meglio che non scattando decine di fotografie, come usa fare adesso.”

Brassaï

La guerra

Diboscate
idioti
diboscate
Tutti i giovani alberi con la vecchia scure
li tagliate
Diboscate
idioti
diboscate
E i vecchi alberi con le vecchie radiche
le vecchie dentiere
li serbate a dovere
E ci attaccate cartelli
Alberi del bene e del male
Alberi della Vittoria
Alberi della Libertà
E il bosco deserto puzza di vecchio legno crepato
e gli uccelli se ne vanno
e voi ve ne state lì a cantare
Ve ne state lì
idioti
a cantare e a sfilare.

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Il tempo perso

Sulla porta dell’officina
d’improvviso si ferma l’operaio
la bella giornata l’ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l’occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un pò da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

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Biografia

Il fotografo Gyula Halász, conosciuto con lo pseudonimo di Brassaï (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984), nacque in Ungheria e visse in Francia. Adottò lo pseudonimo di Brassaï in memoria della sua terra d’origine (significa “di Braşov” – Brasso, in ungherese). La sua aspirazione è diventare pittore; infatti, egli studia prima all’Accademia di Budapest (1919-20), poi a quella di Berlino (1921- 22) ed infine approda, nel 1924, a quella di Parigi, dove si trasferisce lavorando come giornalista, disegnatore e pittore. Imparò il francese leggendo Proust e Prévert. Man Ray, Salvador Dalì, Alberto Giacometti, Henri Matisse, Picasso ed Henry Miller sono solo alcuni degli artisti con i quali egli stringe rapporti d’amicizia, che dureranno per tutta la vita. Una volta radicato nelle viscere del territorio parigino, la sua attenzione fotografica nei confronti della città diventò assoluta. Henry Miller lo soprannominò “l’occhio di Parigi”. Nel 1933 pubblicò il suo primo libro di fotografie, “Paris de nuit”, che riscosse un grande successo, soprattutto nell’ambiente artistico.  Immortalò, tra gli altri, Salvador Dalí, Pablo Picasso, Henri Matisse e Alberto Giacometti. Nel dopoguerra collabora come free-lance con scritti e fotografie a numerose riviste come “Le Minotaure”, “Verve”, “Le Coronet”, “Picture Post” ed “Harper’s Bazaar”. Nel 1956 il suo film Tant qu’il y aura des bêtes vinse il Grand Prix Speciale della Giuria come film più originale al Festival di Cannes. Fu insignito del titolo di Cavaliere delle arti e delle lettere nel 1974 e di Cavaliere della Legion d’onore nel 1976. Nel 1978, vinse il Premio internazionale di fotografia a Parigi. Morì l’8 luglio 1984 a Èze, nelle Alpi marittime, e fu sepolto al cimitero di Montparnasse di Parigi.

*

Il 4 febbraio del 1900 nasce a Neuilly-sur-Seine, Jacques Prévert, uno dei poeti più amati dalle giovani generazioni di tutti i tempi che infrange le barriere dell’élite riuscendo a rendersi comprensibile a tutti.
Prévert, spesso bollato come poeta eccessivamente sdolcinato e sentimentale, è il poeta dei componimenti più letti e recitati in tutto il mondo. Giovanissimo conosce André Breton, Raymond Queneau e i surrealisti ed entra a far parte di questo gruppo; interessato dall’arte populista.
Negli anni tra il 1932 ed il 1937 si dedica attivamente al teatro, e scrive testi messi in scena dal “Groupe Octobre”, una compagnia teatrale di sinistra. Lavora anche nel cinema e nel mondo della musica; i testi delle sue prime canzoni, musicate da Joseph Kosma, verranno interpretate da cantanti famosi come Julette Grèco e Yves Montand. Nel 1938 si trova ad Hollywood per continuare la sua attività nel campo cinematografico. Scrive il soggetto per un film di M. Carnè, il celebre ‘Porto delle nebbie, interpretato da J. Gabin. Gli anni dal 1939 al ’44 sono caratterizzati da una discreta attività cinematografica, ma nel 1945 riprende l’attività teatrale con la rappresentazione di un balletto cui collabora anche P. Picasso. E’ del 1945 la celebre raccolta di poesia ‘Parole’. Tra il 1951 ed il 1955 escono altre sue raccolte e nel 1955 è pubblicata ‘La pioggia e il bel tempo’. In quegli anni comincia a dedicarsi ad un’altra attività artistica, quella dei collages, che due anni dopo esporrà alla galleria Maeght e scrive due saggi: ‘L’univers de Klee’ e ‘Joan Mirò’. Nel 1963 pubblica ‘Histories et d’autres histories’ e nel 1972 esce la raccolta ‘Choses et autres’ seguita, nel 1976, da ‘Arbres’. Morirà a Parigi l’11 aprile 1977 stroncato da un cancro al polmone.

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