Le altre lingue: Belgio – Jean-Claude Pirotte

Quarto capitolo della rubrica “Le altre lingue” dedicata al Belgio. Il poeta selezionato da Gabriele Belletti è Jean-Claude Pirotte. Buona lettura. Jean-Claude Pirotte (4) (Namur, 1939 – 2014) Pittore e poeta belga. Dopo un’adolescenza trascorsa in Vallonia, Olanda e Borgogna, divenuto avvocato, eserciterà la professione per undici anni. Radiato dall’ordine e condannato a diciotto mesi di carcere per un reato – l’aver aiutato ad evadere un detenuto – per cui si dichiarerà sempre innocente, dal 1975 inizia una vita vagabonda e clandestina nella provincia francese, in Catalogna e in Valle d’Aosta. La pena verrà annullata nel 1981 col conseguente ritorno … Continua a leggere Le altre lingue: Belgio – Jean-Claude Pirotte

Guido Conti, “Il taglio della lingua”, Guanda, Parma, 2000 – Recensione di Margherita Rimi

di Margherita Rimi Guido Conti e il coraggio della lingua Il taglio della lingua : questo è il titolo di un romanzo di Guido Conti, che è stato pubblicato con l’editore Guanda nel 2000 e che racconta la storia di un bambino nato con una lingua lunghissima. Si tratta di un libro di grande valore umano sia per i contenuti che per lo stile. È in-comprensibile che non se ne parli come si dovrebbe. Di fronte a questo titolo c’è da porsi già la prima domanda: – Perché proprio il «taglio della lingua»? Perché la lingua è presa come bersaglio … Continua a leggere Guido Conti, “Il taglio della lingua”, Guanda, Parma, 2000 – Recensione di Margherita Rimi

“Artwork” al Nebe – la mostra fotografica di Sebastiano Occhino

Al Nebecoffeebook di Capo Peloro, dal 31 luglio al 9 agosto (tutti i giorni dalle ore 08:00 alla chiusura) sarà possibile visitare la mostra fotografica “Artwork” di Sebastiano Occhino, in arte Okkino. L’inaugurazione della mostra è prevista alle ore 18:30 di … Continua a leggere “Artwork” al Nebe – la mostra fotografica di Sebastiano Occhino

Paul Wühr (1927 – 2016) – di Antonio Devicienti

Nanni Cagnone fa sapere che Paul Wühr, suo fraterno amico e poeta da lui molto ammirato, è scomparso il 12 luglio scorso; dal 1986 viveva con la moglie a Passignano sul Lago Trasimeno. Scelgo di ricordarlo sfogliando il volume Sage/Leggenda curato proprio da Cagnone e tradotto in modo magistrale da Antonio Rossi per le edizioni Galleria Mazzoli di Modena (2015). Aggiungo soltanto che la morte di Wühr ha avuto eco in Germania, il cui mondo culturale è ben consapevole del valore della sua opera che ha ottenuto in patria numerosi e notevoli riconoscimenti, pur rimanendo diciamo così sommersa per un … Continua a leggere Paul Wühr (1927 – 2016) – di Antonio Devicienti

[Poiesis]: Alda Merini legge “Lirica antica” e “Genesi”

Alda Merini legge “Lirica antica” e “Genesi” Lirica Antica Caro, dammi parole di fiducia per te, mio uomo, l’unico che amassi in lunghi anni di stupido terrore, fa che le mani m’escano dal buio incantesimo amaro che non frutta… Sono … Continua a leggere [Poiesis]: Alda Merini legge “Lirica antica” e “Genesi”

La poesia del giorno: “Musica” – Argia Sbolenfi

  La poesia del giorno è “Musica” di Argia Sbolenfi, in “Rime” di Argia Sbolenfi (pseudonimo di Olindo Guerrini ) con prefazione di Lorenzo Stecchetti (altro pseudonimo dello stesso autore), 1940 Nicola Zanichelli Editore (Selezione: Marta Cutugno)   Continua a leggere La poesia del giorno: “Musica” – Argia Sbolenfi

Gli occhiali di Sartre, Ivan Fedeli

di Alessandro Quattrone Ivan Fedeli, Gli occhiali di Sartre, puntoacapo Editrice, 2016 Non sempre i poeti considerano insufficiente la realtà. Non sempre aspirano a cambiare dimensione, a cercare un cielo o un inferno in cui potersi esiliare, pur di evadere … Continua a leggere Gli occhiali di Sartre, Ivan Fedeli

Le altre lingue: Belgio – Laurence Vielle

Terzo capitolo della rubrica “Le altre lingue” dedicata al Belgio. Il poeta selezionato da Gabriele Belletti è Laurence Vielle. Buona lettura. Laurence Vielle (3) (Bruxelles, 1968) Poetessa, attrice e regista belga di lingua francese. Da gennaio 2016 è stata scelta come Poète National (http://www.poetenational.be/poetenational/), nei prossimi due anni, cioè, sarà chiamata a cantare il Belgio e le tematiche ad esso legate (le due poesie tradotte fanno parte proprio di tale progetto). Come si evince anche dalle sue pubblicazioni e creazioni per il teatro e la radio, è assai forte per questa autrice il legame con l’oralità e l’improvvisazione. Tra le … Continua a leggere Le altre lingue: Belgio – Laurence Vielle

Addio a Dimitri, clown poeta

 

di Laura Di Corcia

Era uno dei clown viventi più famosi del mondo e, nonostante i corteggiamenti da realtà molto più grandi anche all’estero, niente da fare: aveva la Svizzera italiana nel cuore e lì è rimasto,fino alla morte sopraggiunta ieri. In occasione dei suoi 80 anni l’avevo intervistato per il Corriere del Ticino; ripropongo il dialogo.

Guardandosi alle spalle, come si vede? È cambiato o è rimasto sempre lo stesso?

«È una domanda che andrebbe posta ai miei figli o al pubblico. Logicamente, invecchiando, diminuiscono le capacità fisiche, non riesco più a lanciarmi nelle acrobazie di un tempo. Siccome sono davvero fortunato in tutti i sensi, ho ancora la salute, la gioia di recitare, posso contare su un pubblico che mi ama, quindi, tutto sommato, non vedo grandi cambiamenti. Sono sempre io, in fondo».

Riassuma la sua carriera con una parola.

«Clown è la parola giusta. È il mio mestiere, il mio sogno. Fare il clown mi piace, penso che sia uno dei mestieri più belli del mondo, ma anche uno fra i più difficili».

C’è una differenza fra il Dimitri pubblico e quello privato?

«Francamente no. Mi piace essere buffo anche nella vita quotidiana, mi piace ridere e far ridere, scherzare. Non vuol dire che non ci siano cose profonde in me, ho preoccupazioni e malinconie come tutti. Ma sono fondamentalmente un tipo scherzoso».

Dimitri fa ridere sempre gli altri. Che cosa, invece, gli procura gioia e lo fa ridere?

«Mi fanno ridere i grandi clown, i film di Buster Keaton e Charlie Chaplin. Adoro Benigni. Amo i gattini piccoli, quando giocano e inseguono i topi. E i bambini, che sono come dei clown».
Quando ha capito che voleva fare il clown?
«A sette anni. Mi porto ancora dietro quel bambino. Un clown in fondo è un bambino, solo che la comicità dei bambini è involontaria, visto che sono ancora innocenti, un clown, invece, porta ancora quella freschezza in sé e prova a metterla in scena ma con consapevolezza. Questa è la difficoltà del nostro mestiere: recitare come se fossimo ancora dei bambini, con quello stesso candore».

Come fa, ad ottant’anni, ad affrontare ancora la scena? Qual è il suo segreto?
«Me lo chiedo spesso anch’io. Un segreto non c’è, così come non c’è una ricetta; sarebbe troppo facile. Mi sforzo di essere onesto e sincero, di dare il massimo e di provare gioia per quel che faccio. Forse, se c’è un segreto, questo è l’amore: amare la gente, amare quel che si fa. Così, amando, si viene amati».

E le sue due ore al giorno di esercizi? In cosa consistono?
«Sono esercizi fisici che mi permettono di tenermi in forma. Per esempio faccio esercizi di equilibrio sulle mani tutti i giorni: non che faccia ancora questi numeri negli spettacoli, ma questa pratica mi serve e mi tiene allenato. Suono dieci strumenti musicali e anche questo richiede costanza e impegno per poterlo fare bene».

Non le viene mai paura del palco?
«Il panico della ribalta non ce l’ho quasi più. Certo, se dovessi venire a sapere che fra il pubblico c’è Dustin Hoffman o Benigni, proverei del nervosismo, perché mi piacerebbe fare una buona impressione. Insomma, capita, ma raramente».

Ha fondato un teatro, una scuola, un parco, un museo. Qual è stata la sua più grande soddisfazione?
«Tutto. Vedere che ci sono la scuola, il teatro, il parco, il museo mi riempie di gioia. Ma ho il vizio del perfezionismo, forse perché sono del segno della Vergine che ha questa fama di essere pignola, quindi non sono mai soddisfatto al cento per cento. Vedo sempre cose da migliorare, anche piccoli dettagli».

Come vede il futuro del Teatro Dimitri, in una società sempre più tecnologizzata?
«Lo vedo roseo. Godiamo di un’ottima organizzazione, lottiamo quotidianamente contro i problemi di soldi e abbiamo l’amore della gente, che viene a vedere gli spettacoli, andando a visitare anche le esposizioni, il parco e il museo. Non credo che tutto questo finirà da un giorno all’altro… sono anzi molto fiducioso».

Progetti per il futuro?
«Sto preparando un film con il regista Mohammed Soudani, un cortometraggio muto. Io sarò il capostazione un po’ matto e un po’ strano di una piccola stazione ferroviaria. Verranno coinvolti come attori anche membri della mia famiglia e ex studenti della scuola. Sarà un film poetico e comico allo stesso tempo. Originalissimo e divertente». Continua a leggere “Addio a Dimitri, clown poeta”

Antonio Devicienti su “Trittici (il segno e la parola)” di Anna Maria Ferramosca (Dot.Com Press, 2016)

Anna Maria Ferramosca, Trittici – il segno e la parola Dot.Com Press, Milano, 2016 Trittici (il segno e la parola) di Annamaria Ferramosca vede la luce per i tipi di Dot.Com Press di Milano. Desidero scriverne qui per due motivi concomitanti: il primo è che ogni nuovo libro di Annamaria merita attenzione e il secondo che questo volume desta interesse anche come oggetto-libro. Il titolo si spiega per il fatto che l’autrice ha scelto quattro artisti figurativi (Amedeo Modigliani, Frida Kahlo, Cristina Bove e Antonio Laglia), di ognuno di loro ha eletto tre opere alle quali ha affiancato suoi testi … Continua a leggere Antonio Devicienti su “Trittici (il segno e la parola)” di Anna Maria Ferramosca (Dot.Com Press, 2016)