Le altre lingue: Belgio – Jean-Louis Vandermaesen

Nono capitolo della rubrica “Le altre lingue” dedicata al Belgio. Il poeta selezionato da Gabriele Belletti è Jean-Louis Vandermaesen. Buona lettura.


Gli ultimi due autori di questa serie di traduzioni cantano le condizioni di lavoro nelle miniere in Belgio. La loro scelta è dipesa anche dal ricorrere, lo scorso 8 agosto, del sessantesimo anniversario della tragedia nella miniera di carbone del Bois du Casier (Marcinelle) che provocò la morte di 262 persone, moltissime di origine italiana.

Gabriele Belletti


Jean-Louis Vandermaesen (9)

(Flémalle 1886 – 1950)

Primo figlio di una famiglia numerosa, dopo un infortunio del padre inizia a lavorare in miniera all’età di quattordici anni, pur continuando, non senza difficoltà, la sua formazione. L’occasione che porta alla stesura della sua prima opera, Le Triomphe de le Justice (1922), è uno sciopero dei minatori. Nel 1925 abbandona il lavoro in miniera per diventare bibliotecario del piccolo comune in cui vive, Flémalle-Haute. È nel 1931 che esce Les faces noires (Ed. Carrefour), raccolta di liriche e di racconti dedicati al lavoro e alla vita dei minatori – da cui sono tratte le poesie tradotte – con la quale vincerà il Prix international de littérature de Genève. Come specifica l’autore nell’Avant-Propos, quest’opera è scritta per gli stessi minatori, considerati da lui fratelli, con l’obiettivo principale di «retenir attention» (“richiamare attenzione”, p. 12), consapevole che non vi siano veramente parole per dire il loro «douleur innombrable» (“dolore indicibile”, p. 13).


Jean-Louis Vandermaesen – due poesie
Traduzione di Gabriele Belletti

1.

LA DESCENTE

Du mal qui les attend, ils savent l’étendue;
Mais narguant le danger, ils se sont introduits
Dans la cage qu’un fil arrête, suspendue
Au-dessus du vertige effrayant de leur puits.

Pêle-mêle entassés, leur échine tordue
Ils glissent lentement vers l’empire des nuits
Cependant que là-haut une voix éperdue
Répète avec ferveur les mots de « sauf-conduit » (1).

Le câble se rompant… Ah ! faut-il qu’on y songe ?
Même refugié dans son pieux mensonge
Tout mineur en sait plus que nos chants les plus beaux.

Ainsi, chaque matin, téméraire et sublime,
Il s’engouffre emportant la vision ultime
Du « bougnou » recueillant son cadavre en lambeaux.

(1) Au moment de la plongée de la cage, le préposé à l’embarquement des hommes prononce le traditionnel «  À la garde du bon Dieu, de la Vierge, de Saint Léonard e de Sainte Barbe ». Il y a quelque 20 ans, cet usage était encore général. Aujourd’hui, il tend à disparaître (N. D. A.).

*

LA DISCESA

Del male che li attende, loro sanno la portata;
Ma sfidando il pericolo, si sono infilati
Nella gabbia che una corda tiene, attaccata
Sopra la vertigine spaventosa dei pozzi scavati.

A casaccio stipati, con la schiena storta
Sfilano lentamente verso il regno delle notti
Mentre lassù una voce sconvolta
Ripete con fervore le parole «salvacondotti» (1).

Il cavo che si spezza… Ah ! Bisogna farci attenzione ?
Anche al riparo nella sua pia illusione
Ogni minatore ne sa più dei nostri canti più belli.

Così, ogni mattina, temerario e sublime,
Si introduce portando con sé la visione della fine
Del fondo del pozzo contenente i suoi brandelli.

(1) Al momento della discesa della gabbia, chi è deputato a caricare gli uomini pronuncia il tradizionale « Ci affidiamo al buon Dio, alla Vergine, a San Leonardo e a Santa Barbara ». Una ventina d’anni fa quest’usanza era ancora frequente. Oggi, tende a scomparire (N. D. A.).


2.

LA DERNIÈRE ÉTAPE

Hors-combat famélique, invalide sans gloire,
Mineur époumonné que la mine a vomi
Tels, de tes flancs usés et morts plus qu’à demi,
Ces caillots jaillissant dans ta salive noire ;

Épave qui ne veux échouer, – c’est notoire –
Qu’aux rives du mystère où ton âme a gémi
Et qui dans ta douleur as vu le geste… ami
Confier à ta garde un poste dérisoire ;

Du seuil de ta guérite, envers et contre tous,
Entre une crise d’asthme et un accès toux,
Défends ton puits maudit, humble garde-barrière !

Et vers le soir tombé, les gueux compatissants
Interrogeant la route allant à la houillère
Se mettront à prier pour les agonisants.

*

L’ULTIMA TAPPA

Sconfitto famelico, invalido alla deriva,
Minatore sfiatato che la miniera ha vomitato
Come, dai fianchi usati e morti oltre il tollerato,
Quei grumi che escono nella tua nera saliva;

Relitto che non vuole arenarsi, – è notorio –
Che alle rive del mistero dove la tua anima ha gemuto
E che nel tuo dolore hai visto il gesto… d’aiuto
Dare alla tua guardia un posto derisorio;

Dalla soglia della tua garitta, a dispetto di tutti,
Tra una crisi d’asma e un tossire dei più brutti,
Difendi il tuo pozzo maledetto, sentinella mai altera!

E al calare della sera, i pietosi indigenti
Che interrogano la strada andando alla miniera
Si metteranno a pregare per tutti i morenti.


In copertina: Jean-Louis Vandermaesen (Foto: © C. Martin).

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