FLASHES E DEDICHE – UN PAESE GUASTO- 23

«In mezzo mar siede un paese guasto»,
diss’ elli allora, «che s’appella Creta,
sotto ‘l cui rege fu già ‘l mondo casto.

Una montagna v’è che già fu lieta
d’acqua e di fronde, che si chiamò Ida;
or è diserta come cosa vieta…..”

Il quattordicesimo canto dell’Inferno dantesco narra del terzo girone del settimo cerchio. Circondati dalla selva dei suicidi il nostro sommo Poeta riunisce i violenti contro Dio. Bestemmiatori (toscana docet), usurai, sodomiti e altre figure e poi l’origine dei fiumi infernali.  Qui appaiono le  terzine che parlano di un Paese Guasto, una Terra Desolata. Il richiamo ad Eliot è chiaro. Come ha notato anche Buffoni in un articolo di qualche anno fa apparso su Nazione Indiana, Waste Land è sempre stato tradotto con “terra desolata” con il richiamo fonetico-immaginativo che comporta. Bandinelli ma ancor prima Caproni hanno proposto “terra guasta”. Il termine guasto

guasto

ancora oggi è in uso in alcuni dialetti toscani ed indica un malessere, uno stato d’animo, quindi una trasformazione da un processo primario, un processo distruttivo come anche l’etimologia mostra.  Vastum, guastum, un danneggiamento.

desolato

I frammenti Eliotiani, lungi dall’essere “tenuti insieme con lo spago” (definizione montaliana), si riversano nella “devastazione” umana; percorrono il Flegetonte che il poeta mutua dal quattordicesimo canto trasformandolo nel più quotidiano Tamigi dove la gente si riversava passando dal London Bridge, tanta gente ch’io non avrei creduto che morte tanta n’avesse disfatta. La poesia ora come allora precipita dalle macerie falling down su altre macerie di parole.

 

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