Giornalismo, notizie di fine marzo: cos’è essenziale dire?

  1. Di questo fine marzo, ciò che mi colpisce, delle notizie che arrivano, riguarda l’Europa. Nel mondo, infatti, per quanto gravi, i massacri di civili nella Ghouta di Damasco, sembrano ormai ordinaria amministrazione. Stupisce poco che non ci si chieda come comportarsi con i carnefici, ossia con il regime di Assad e con i suoi alleati: la Russia di Putin, e l’Iran, stati che in Siria si sono macchiati di crimini contro l’umanità oltre ogni ragionevole dubbio. Stupisce poco anche perché sulla Siria l’informazione mondiale non ha mai chiarito bene ciò che dovrebbe essere il dato essenziale, ossia che è il regime di Damasco il principale criminale, l’agente che uccide il suo stesso popolo. L’informazione su questo punto essenziale – che è IL punto – langue. Del resto tutto appare nebuloso quando si parla dell’asse sciita Libano-Siria-Iran, e anche quando si parla della Russia di zar Putin, che è appena stato rieletto. Che siano nostalgie veterocomuniste o veteroantamericane, o voglie sovraniste europee, lo zar Putin gode di molta considerazione. E in tanti lo elogiano: ha curato i danni fatti da Eltsin e dal libero mercato alla Russia, se ha vinto ancora significa che è il migliore o il meno peggio ecc. Pare ci si preoccupi poco, anche qui, di vedere il dato essenziale. E cioè che uno stato dominato da 20 anni dallo stesso uomo non può essere una democrazia moderna – e quindi le elezioni in Russia sono una farsa.
  2. Veniamo all’Italia. E’ normale che in tivù non si veda altro che giornalisti, schierati politicamente, pronti a dire cosa debbono fare i vari partiti? E’ normale che la coalizione che sembra più responsabile sia quella sovranista di destra? Sembra incredibile, ma il leader del (centro?) destra Salvini ha acconsentito senza discussioni a dare il Senato a Forza Italia, la Camera al M5S e sia disposto a rinunciare all’idea di fare il premier perché consapevole che, dovendo fare una alleanza con il M5S, premier non può essere né lui né il candidato del M5S: quando si uniscono per governare due coalizioni avversarie, occorre fare compromessi. Salvini il saggio? Pare di sì. Perché è inutile litigare su chi ha vinto, il M5S o la destra. Non ha infatti vinto nessuno. Ecco, questo sarebbe il dato essenziale da dire, che i giornalisti si guardano bene dal dire. Non ha vinto nessuno: come mi piacerebbe se Mattarella facesse un intervento pubblico in cui rivolgendosi a Di Maio dicesse: non ha vinto nessuno, perché nessuno ha la maggioranza parlamentare. Qualcuno è arrivato primo, ma non ha vinto. Mi piacerebbe sentire Mattarella sostenere, rivolgendosi espressamente ancora a Di Maio, che la Costituzione italiana non prevede in alcun modo che debba essere incaricato di formare il governo il leader del partito di maggioranza relativa. Vorrei tanto che quel bambino che fa i capricci di nome di Di Maio, che continua ossessivamente a dire che spetta a lui fare il capo del governo, o a lui o a nessuno, fosse rimproverato e sculacciato e punito come si fa con i bambini prepotenti che credono di poter imporre le regole del gioco. Vorrei una opinione pubblica che ricordasse al bambino Di Maio che sta vantando un diritto che non ha, perché primo: il M5S NON ha vinto le elezioni, è solo il partito di maggioranza relativa, che non ha la maggioranza parlamentare, maggioranza a cui è più vicina la destra; secondo: il presidente del consiglio incaricato lo decide il presidente della Repubblica, in base alla capacità di creare una maggioranza in Parlamento, e per far questo può scegliere chiunque, anche il leader del partito con meno parlamentari, potrebbe scegliere per dire Pietro Grasso se intorno a lui si creasse un consenso maggioritario, quindi Di Maio non ha alcun diritto di dire che spetta a lui fare il governo: dicendo così si pone fuori della democrazia, della Costituzione, e che vada a curarsi il suo narcisismo di giovane che non ha mai lavorato nella vita – e figuriamoci nelle istituzioni – e che si comporta come un piccolo dittatore in erba che crede che lo stato coincida con se stesso. Un bambino che se perde giocando a pallone porta via il pallone e se ne torna a casa, e dice se volete rivedermi si fa come dico io. Che ci andasse a nuove elezioni, lo zaretto in erba Di Maio, che bloccasse l’Italia per 6 mesi trascinandola a nuove elezioni! Sarei ben contento di vedere la sua faccia dopo, perché al contrario di quanto sostengono i vari Travaglio e Scanzi, sostenitori del M5S, se il M5S portasse di nuovo l’Italia a elezioni, prenderebbe una severa batosta, una bella sculacciata.
  3. Se sbagliano per prepotenza i 5 stelle, sbagliano per rancore quelli del Pd. Pure loro, infatti specularmente, si comportano secondo una legge che non esiste nella Costituzione italiana. Hanno perso, quindi si tirano fuori dai giochi, spetta agli altri governare, dicono. Ma dove c’è scritto che il secondo partito di maggioranza relativa, ossia il Pd, debba lasciare agli altri tutte le incombenze? Da nessuna parte. Di nuovo, questo modo di fare non è conforme alla Costituzione. Vogliono fare l’opposizione? Bene, a decidere quale sia la maggioranza e quale sia l’opposizione sono le consultazioni con il presidente Mattarella. Se il Pd non vuole allearsi con nessuno, lo dica chiaramente, sulla base dei programmi. Ma la smetta di dire che non vuole allearsi con nessuno perché ha perso le elezioni. Roba da matti sostenere una simile sciocchezza. Dal momento che nessuno ha vinto. E che alle alleanze per governare possono partecipare tutti i partiti. Il partito liberale, che prendeva il 2% al tempo del pentapartito guidato dalla DC o dal PSI doveva tirarsi fuori dai giochi in quanto perdente? E come è possibile che Craxi, cari Di Maio e Renzi – e pure Spadolini, non solo Craxi! – ha guidato un governo pur essendo leader del terzo partito di maggioranza relativa, con un misero 13%? Ve lo chiedete o no? E come è possibile che il PCI dopo la morte di Berlinguer, caro Di Maio, pur essendo il partito che ha preso più voti, non ha avuto alcun incarico di formare il governo? E nessuno di quel PCI ha vantato il diritto di essere presidente del consiglio incaricato. Forse, una volta si conosceva la Costituzione. Quella Costituzione che si è difesa con il No al referendum ma che nessuno, pare, consideri realmente. Anche perché quel No al referendum è stato soprattutto un No a Renzi, così come il Sì è stato un Sì a Renzi. Si è criticato Renzi di aver personalizzato il referendum: non si è criticato abbastanza di aver personalizzato il referendum contro Renzi dalla parte di chi sosteneva il No. Renzi, sempre lui al centro della strategia del Pd. Una strategia contraria alla Costituzione. Ma non solo: una strategia masochista. Infatti, il Pd sbaglia due volte. La prima autocondannandosi all’opposizione; la seconda … a non fare l’opposizione. Il Pd infatti vuole fare lo spettatore. Altro che opposizione. L’opposizione fa le sue proposte, se è opposizione. Sostiene le sue idee e i suoi uomini, e mostra di essere una alternativa a chi governa. Il Pd non sta facendo questo, non mostra alcuna alternativa, NON STA FACENDO NULLA. Una strategia volta al suicidio, a quanto pare. Possibile che nessuno nel Pd veda un tale scempio? Possibile che il bambino imbronciato Renzi che vuole starsene in un angolo a frignare e a recriminare dicendo: Bene, voglio vedere se siete capaci di fare meglio di me, non venga sgridato e sculacciato da nessuno?
  4. Infine, due parole su una Europa sempre più assente. La cartina di tornasole per vedere questa mancanza di Europa è ancora una volta la Catalogna. Puigdemont. E’ scappato in Belgio, doveva poteva circolare liberamente. E’ stato chiamato in Danimarca e in Finlandia a fare conferenze sull’indipendentismo. Accolto con onori. Poi passa dalla Germania e viene arrestato.  Possibile che questa Europa sia così schizofrenica con un ricercato dalla giustizia spagnola? Possibile che a seconda dello stato in cui si trova un politico possa essere accolto con onori oppure arrestato? Il 51% dei tedeschi è contrario all’estradizione di Puigdemont. Vorrà dire qualcosa. Può essere accusato di ribellione, un reato che prevede l’uso della forza, ossia l’insurrezione armata, un politico che ha solo messo in atto ciò che il Parlamento catalano ha votato a maggioranza? A quanto pare, sì. La Spagna, tramite il giudice Llarena ha rinviato a giudizio tutta la classe dirigente catalana che ha organizzato il referendum indipendentista, con accuse che prevedono fino a 30 anni. A Barcellone si contano un centinaio di feriti per le proteste della gente in strada contro l’incriminazione di tutti i leader indipendentisti. Non solo Puigdemont, ma vari leader ora sono all’estero, tra cui donne, scappate per poter continuare a stare con la loro famiglia. Lo vogliamo dire che in Spagna c’è il fascismo che usa la magistratura per far fuori, con il carcere, i leader indipendentisti catalani? Lo vogliamo dire che è uno scandalo che l’Europa stia a guardare?  Quanto meno, la commissione dei diritti umani dell’Onu ha dichiarato ricevibile il ricorso presentato da Puigdemont e dal suo vice Jordi Sanchez contro la lesione dei suoi diritti politici da parte della Spagna. La Commissione ora dovrà pronunciarsi sul merito della denuncia e ha chiesto in forma cautelare alla Spagna di tutelare i loro diritti politici. L’essenziale non dovrebbe essere sottolineare che nel 2018 non si può condannare a 30 anni chi, ricoprendo cariche istituzionali, alla luce del sole agisce per l’indipendenza di una nazione?

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