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“Essere continuamente irriconoscibile”

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Pannella mi è sempre stato simpatico. Ma non l’ho mai considerato un politico serio e affidabile né tanto meno un modello di nonviolenza o di una ideologia. Dagli anni Ottanta, da quando seguo la politica, per me Pannella prima è stato pappa e ciccia con Craxi e i socialisti, tanto che non si capiva nulla della storia delle due tessere; poi colui che ha portato in Parlamento Cicciolina (da adolescente, ne ero entusiasta) ed ex terroristi come Toni Negri (ed altri pregiudicati) che beneficiavano così dell’immunità parlamentare, ed altri personaggi della tivù privi di spessore. Era anche colui che in tivù tirava fuori e fingeva di fumare le canne (altra cosa che colpiva un adolescente) o andava con grandi cartelli per sponsorizzare la sua ultima battaglia. Sempre sopra le righe, sempre sconnesso nei ragionamenti, sempre desiderante di essere al centro del mondo, sempre a ricordare che loro, i radicali, avevano fatto tutto ciò che di buono c’era in Italia ma nessuno glielo aveva mai riconosciuto. Ricordo che era logorroico, parlava tantissimo ma non arrivava mai al punto che sembrava rincorrere: chiaro segno di troppe canne. Era annebbiato, simpaticamente rintronato e goliardico. Poi venne il 1991, la prima guerra all’Iraq, con Pannella in prima linea contro il “macellaio” Saddam Hussein in nome di chi? Di Gandhi, come no. Parlava di nonviolenza per giustificare le guerre, ha fatto un simbolo di partito con la faccia di Gandhi. A quel punto non era più solo rincoglionito, era dannoso. Ancora adesso molti pacifisti specie quelli del Movimento Nonviolento non si sono minimamente resi conto dei danni che Pannella ha fatto alla nonviolenza per le generazioni cresciute dagli anni Ottanta in poi. Non sono stati semplici errori, è stata una precisa e deliberata strategia volta a impossessarsi delle tecniche nonviolente, specie il digiuno, per usarle in modo strumentale, spesso ricattatorio, e per scopi sempre più imbarazzanti quando non personali. Voglio dire: Pannella ha partorito Capezzone, e una serie infinita di giovani militanti (molti ne ho conosciuti) la cui cultura è diametralmente opposta a quella della nonviolenza, ma che sanno usare bene alcune tecniche nonviolente per raggiungere scopi propagandistici. Pannella ha imperversato a favore di tutte le guerre successive al 1991, dalla Ex Jugoslavia alle altre del Medio Oriente. Macellaio è la parola che usava spesso contro il dittatore da spodestare. Poi certo, si batteva per evitare che fosse giustiziato. L’America e Israele divennero i suoi modelli sociali e politici, ossia uno stato ultraliberista dove non sono assicurati nemmeno lontanamente i più basilari diritti sociali, e uno stato razzista e genocida di stampo coloniale. Per la Resistenza andava a rendere omaggio ai caduti americani. Chiaro che vide come la panacea per l’Italia l’ingresso in politica di Berlusconi: un amico di Craxi, uno sbruffone, un anticomunista, uno che propugnava la rivoluzione liberale (povero Gobetti!) e si faceva bellamente i suoi affari e le sue leggi ad personam per evitare di andare in carcere, uno che non presenziava a riunioni politiche di importanza mondiale per starsene a casa sua con delle escort. Come poteva non attrarre Pannella un simile figuro!? E così Pannella cercò di diventare suo ministro della giustizia…. come no. Per inciso, anche con i giudici Pannella riusciva a essere sopra le righe. I radicali sono stati tra i politici più onesti in Italia, eppure hanno spesso avuto rapporti difficili con i giudici, e non parlo degli errori giudiziari, parlo del fatto che spesso manifestavano pareri offensivi vero la magistratura ma, cosa molto più grave, fosse stato per loro avrebbero rovinato la giustizia forse molto di più di quel che ha fatto Berlusconi. Ma veniamo ai referendum. Sì, certo, i radicali sono famosi per quei due referendum che conoscono tutti: divorzio ed aborto. Grande merito a Pannella. Il nucleare, anche (benché qui il merito sia in realtà di DP). E molti altri, dal maggioritario in poi. Già Gaber chiedeva al compagno radicale se il prossimo referendum sarebbe stato per sapere dove portare a pisciare i cani (anno 1976 o giù di lì), figuriamoci i referendum degli anni Novanta e Duemila. Ma non è vero, erano in gran parte giusti. Ma spesso fuori tempo, fuori luogo, combattuti con metodi e linguaggi troppo ancorati al passato. I radicali, e Pannella ne era l’emblema, non hanno saputo rinnovarsi. Il M5S ha preso molto da loro, per certi temi, che ha portato avanti con una intransigenza financo ossessiva, a dispetto della sgangheratezza radicale. A Pannella è mancato il rapportarsi con la società civile, è sempre stato un politico che parlava ai politici, e che voleva ammaestrare la società civile: non raccoglieva istanze dal basso. Il limite della cultura radicale per i diritti personali è sempre stato l’individualismo, che va di pari passo con un tipo obsoleto di anticomunismo e anticlericalismo. La società che prospettano i radicali è una società divisa, priva di comunità, un conglomerato di monadi. Non a caso hanno come modello gli Stati Uniti d’America, e vorrebbero fare gli Stati Uniti d’Europa (con dentro anche Israele, ovviamente). Dio ce ne scampi. Gli USA, la loro società piena di violenza e conflitti sociali, di disuguaglianze economiche enormi, dovrebbero costituire un monito, non un modello. Le battaglie dei radicali sui diritti civili, prese ad una ad una, sono in gran parte sacrosante. In particolare dei radicali ciò che mi ha più colpito è stata la battaglia per Luca Coscioni e Pierluigi Welby. Non si può negare che queste battaglie per un fine vita dignitoso, così come quelle per facilitare un inizio vita in modo artificiale, siano state epocali. Non si può non apprezzare anche il loro laicismo, e le loro richieste di riforma del rapporto tra stato e Chiesa cattolica. Eppure il risultato complessivo di quelle battaglie ha come prospettiva una società individualista e ultraliberista nella quale il liberalismo e il libertarismo assumono significati ambigui e spesso vicini all’apatia, al disinteresse verso le forme sociali di aggregazione e verso le cause del disagio sociale. Non basta chiedere di abolire il carcere, occorre capire come rimuovere le disuguaglianze socio-economiche che creano la rottura del patto di convivenza civile. Lo stesso dicasi per la fame nel mondo: non basta combatterla se poi sostieni il modello economico capitalista globalizzato che la produce. I radicali avrebbero potuto essere la destra illuminata d’Italia.

Pannella che digiuna per la fame nel mondo. Ecco, al di là delle critiche di prospettiva, finora ho parlato del Pannella che ho conosciuto direttamente, che è di certo quello meno interessante. Se provo a pensare al Pannella politico degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, probabilmente dovrei descrivere un altro uomo. Che ho conosciuto tramite dei libri sulla storia dei radicali. E non c’è dubbio che la nascita dei radicali sia stata un grande evento per l’Italia. Le battaglie dei radicali in quei tre decenni sono da portare come esempio, e da studiare dal punto di vista storico e sociologico. Erano d’avanguardia eppure popolari. Il divorzio e l’aborto hanno cambiato la cultura italiana e contribuito alla secolarizzazione del nostro Paese. Digiunare per la fame nel mondo ha un senso morale alto. Manifestare per l’obiezione di coscienza, farsi incarcerare per disobbedienza civile, sono azioni che hanno fatto storia. La legge sull’obiezione di coscienza è in gran parte merito dei radicali. La richiesta di disarmo unilaterale per l’Italia è ciò che più si avvicina alla vera nonviolenza… e che fa a pugni con la richiesta successiva di partecipazione dell’Italia a varie guerre.  Ma forse ci sono stati due Pannella. O tanti Pannella, sempre irriconoscibili. E il Pannella che non ho conosciuto, negli anni Sessanta e Settanta avrebbe potuto essere per me un modello. Fossi stato universitario al tempo del movimento studentesco, credo che i radicali guidati da Pannella sarebbero stati quelli in cui più mi sarei riconosciuto. Positivamente irriconoscibili.

 

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