La seduzione del male in “Riccardo III.Suite d’un mariage”- di Auretta Sterrantino

Ormai l’inverno del nostro scontento

s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York

 

di Marta Cutugno

Messina. “Prestato, vecchio, nuovo, blu“. Un fare lento, mani nelle mani e passi che sono prolungamento di un sentire recondito compongono una danza che il pubblico intervenuto può fruire sin dal proprio arrivo quale benvenuto. Un’ouverture in movimento apre “Riccardo III. Suite d’un mariage“, grazie ad una sequenza coreutica che si ripete ostinata e che accoglie lo spettatore introducendo la giusta atmosfera. In parte, la scelta di un preludio asseconda il titolo Suite che richiama quella successione di danze come forma musicale ed, in senso più ampio, esporta dalla messa in scena vera e propria quella quota di elementi analoghi di un insieme omogeneo raggiunto.

“Riccardo III. Suite d’un mariage”, ispirato all’opera teatrale più imponente di Shakespeare dopo l’Amleto, l’ultima della tetralogia minore, è andato in scena alla Chiesa di Santa Maria Alemanna di Messina. È primo titolo della sesta edizione di “Atto Unico. Scene di Vita. Vite di Scena” per la compagnia QA-QuasiAnonimaProduzioni, diretta da Auretta Sterrantino e presieduta da Vincenzo Quadarella. Un debutto nazionale quello di Riccardo III, prodotto dalla QA e risultato di uno studio che ha attraversato diverse tappe siciliane: Capo Rasocolmo per la Rassegna Promontorio Nord; Capo Peloro in occasione del Festival Movimenta; Delia in Piazza del Carmelo. A far da sfondo alla tragedia shakespeariana scritta tra il 1591 e il 1592, gli eventi storici al termine della Guerra delle due Rose tra la famiglia Lancaster e la famiglia York che condussero alla definitiva presa di potere dei Tudor. Storia e seduzione del male anche per il Riccardo III scritto e diretto da Auretta Sterrantino, eccellentemente interpretato da Michele Carvello e Giulia Messina, attori provenienti dall’Accademia del Dramma Antico della Fondazione INDA di Siracusa, artisti straordinari dall’importante fluidità tecnica. 

Sono molti i nodi stretti nella rappresentazione del rapporto tra Riccardo e Lady Anna: il concetto dell’incompiuto, il baratro devastante che insieme li unisce e separa, la scansione ossessiva del tempo, la sete di potere, l’ambizione. Nell’interpretazione di Michele Carvello c’è Riccardo con la guerra stampata sul volto, Riccardo amante, burattinaio, contorto, ritorto e ammasso deforme in ogni sua manifestazione. Giulia Messina è Lady Anna, vedova di Edoardo di Westminster in balia a desiderio e repulsione insieme; nello sguardo dei due attori, nel loro dire, nei movimenti non si evince mai interruzione ma senso acceso di continuità. Riccardo in bianco, Lady Anna in nero: il contrasto cromatico, che richiama il luminoso e l’oscuro del gioco di luci, è espressione semplice e necessaria del feroce braccio di ferro tra i due personaggi. Il contatto tra i due cresce in intensità, l’intesa è massima quanto l’elegante corrispondenza tra parola e gesto in quel tempo spregiudicato, nello scambio dei sensi. In questo la regia dimostra attenzione alla minima movenza, alla singola espressione, parti di un generale senso di espansione e di persistenza.

Pilastro primo della messa in scena è la scrittura di Auretta Sterrantino che è oggetto in divenire. È in corso, infatti, un’interessante percorso di maturazione della sua poetica che fa della sintesi, frutto di approfondito studio, e della suadente elettricità del verso i suoi punti di forza. La chiesa di Santa Maria Alemanna è già location suggestiva con i suoi quattrocento anni in più rispetto alla data storica della stesura shakespeariana: al centro della struttura gotica, l’impianto scenico curato da Valeria Mendolia si installa ed aggiunge quale soluzione funzionale nella sua essenzialità: tre gradini al centro si collegano ad una struttura crocifera che sostiene pochi indumenti utili, due mantelli ed un abito da sposa. Le musiche originali scritte da Filippo La Marca e Vincenzo Quadarella lasciano emergere una corretta ostinazione e rarefazione del suono elettronico con riferimenti colti. Le sequenze musicali impiegate risultano affini ai significati per contenuto ma, forse, sono eccessivamente presenti e tendono a sovrastare l’insieme per volumi e per forma che, se rimodulati, potrebbero lasciare maggiore spazio di espressione al momento della parola. “Il Riccardo III di matrice shakespiriana – dichiara l’autrice e regista Auretta Sterrantino – è urgente perché oggi “opprimere è un piacere, essere primi un imperativo e il possesso è l’unica misura del valore (Walter Siti, Resistere non serve a niente)”. Prossimo appuntamento della rassegna Atto Unico saràTraditori. Contro il ministro dei temporaliin programma il 27 gennaio. 

Giuseppe ContariniFotoinScena

Rispondi