NABUCCO al TEATRU ASTRA GOZO

Ad agosto Carteggi Letterari si prende una pausa e sospende la programmazione ordinaria. Riproporremo post apparsi nel primo anno di attività. Marta Cutugno recensisce il  Nabucco andato in scena al Teatro Astra di Gozo – Malta (pubblicato il 27 ottobre 2014).


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Nella splendida cornice di Gozo, bomboniera delle Isole Maltesi patria di Calipso, un meritato sold out ha caratterizzato le due recite del Nabucco in seno al festival Mediterranea, indetto come ogni anno dalla Società Filarmonika “La Stella” presso il Teatro Astra. Un Nabucco suggestivo raccontato in suoni e luci, spettacolo nello spettacolo.

La regia di Enrico Stinchelli e gli effetti-luce da lui stesso ideati e realizzati da George Zammit, Ismael Portelli e Alex Magri propongono soluzioni che sciolgono l’eterno dilemma tra tradizionalismo e modernità. Curate nei più piccoli particolari, le meravigliose scenografie di Joseph Cauchi, supportato da Andrew Portelli e il suo team: al centro della scena una struttura scalinata a forma di piramide accoglie dapprima gli ebrei, poi il trono regale insieme al sontuoso idolo di Belo dagli occhi illuminati che Nabucco convertito, sul finale, decapiterà con un colpo di spada.

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L’intero impianto (regia, luci, scene) si manifesta come una “carezza tecnologica” che non molesta intreccio e ambientazione operistica e che risulta lontana sia da barbosi tradizionalismi senza estro alcuno, che da occhi neri procurati da scelte moderne che originali, in fondo, non sono più. Scansati una volta tanto il barbiere e lo shock da pugno in un occhio (o peggio in due), l’atmosfera si presenta, all’impatto visivo, ovattata ed estremamente delicata. Aperto il sipario, terra e cielo, nelle nuances dell’oro scuro e del blu, accompagnano sullo sfondo le prime note dell’Ouverture. Su due pannelli in tulle e pvc, uno sul fondo e l’altro sul ciglio del palcoscenico, si susseguono innumerevoli effetti olografici: un gran correre di nuvole che scopre piano piano un personaggio dopo l’altro, lunghissimi fasci di luce, fiamme, lo sbocciare tenue di un iris blu e molto altro.
Il velo “incantato” che si interpone tra scena e pubblico assolve a due funzioni:
– propone effetti in rarefatta trasparenza per addolcire l’immagine scenica oltre il velo. Un esempio è, nella parte terza, l’atmosfera ricreata durante la danza dei fenicotteri rosa eseguita da graziose ballerine coreografate da Nathalie Sciortino.

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– costituisce (al contrario) una barriera luminosa più corposa e oscurante, favorendo invisibili cambi di scena e grandi spostamenti sul palco.
Difficile descrivere pienamente e a parole l’effetto sortito. In generale, la luce diventa personaggio a se dal definito ruolo e la sensazione avvertita dallo spettatore, rapito e avvolto a tutto tondo da quei fasci luminosi e dalla tridimensionalità che ne consegue, è quella di sentirsi parte integrante degli eventi narrati.

Equilibrati e dinamicamente sempre coerenti gli spostamenti scenici dei protagonisti.
Particolare la presenza di un bambino in lunga tunica, inoltre, che giunge tre volte sulla scena rappresentando simbolicamente la nascente nazione di Israele: solleverà dalla prostrazione il popolo durante l’ouverture, inciterà alla rivolta gli oppressi e assisterà, sul finale, alla morte di Abigaille.

In buca la Malta Philarmonic Orchestra diretta dall’attenta bacchetta del M° Joseph Vella, famoso compositore maltese e direttore musicale del Teatro dell’Opera Astra di Gozo dal 1970 ad oggi che ha collaborato con grandi artisti internazionali, da Ghena Dimitrova a Cecilia Gasdia, Daniela Dessì ecc. Sul palco anche il coro del Teatro Astra diretto da Maria Frendo e Renzo Renzi. Rispondendo al nobile spirito divulgativo e formativo e al coinvolgimento delle nuove generazioni, il coro era in gran parte formato da giovanissimi maltesi che, con sensibilità, non hanno mancato di emozionare il loro pubblico, anche se la loro vocalità non può dirsi propriamente di impostazione lirica.
Carlo Colombara ha interpretato Zaccaria con estrema profondità e intenzione . Ottima sia la performance vocale che la forza comunicativa.
Un timido Nabucco quello di Piero Terranova che ha ritrovato volume e intenzione dal “Chi mi toglie il reggio scettro?” in avanti, raggiungendo il suo più grande momento nel duetto dei giardini pensili con Abigaille.
Non entusiasmante la performance di Cliff Zammit Stevens come Ismaele.
Silvia Dalla Benetta è stata una Abigaille impetuosa, esplosiva e mai eccessiva. Perfetta nella modulazione degli stati d’animo e padrona assoluta del palcoscenico, Silvia ha regalato una interpretazione splendida della partitura tutta: sublimi i suoi pianissimo gradualmente rinvigoriti e di estrema precisione.

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Molto brava Olga Sliepnova, nel ruolo di Fenena, che si è distinta per eccellente ampiezza di voce e giusta caratterizzazione del personaggio.
A completare il cast Dorienne Portelli (Anna), Louis Andrew Cassar (Gran Sacerdote di Belo), Mario Portelli (Abdallo). Grande coerenza al contesto per i costumi di Manuel Grima e George Farrugia.
La manifestazione, facente parte del prestigioso Festival Mediterranea, ha assunto i colori di una grande festa, un evento in cui sono emersi grande sensibilità e amore, da parte dei maltesi, nei riguardi della Cultura Operistica e del Bello… un esempio per tutti.

Marta Cutugno

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