Michele Leonardi

a cura di Cinzia Accetta

Michele Leonardi è nato a Catania nel 1989. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, nel 2014 porta a termine il suo esordio cinematografico girando il cortometraggio “Morte Segreta”, dopo anni di lavoro sul set come aiuto regia, casting director e assistente di produzione. Collabora attivamente sul territorio con alcuni tra i più longevi festival musicali in qualità di fotografo e videomaker, si diletta come social media manager e grafico, è curatore della rassegna di film in lingua originale dell’Università degli Studi di Catania, “Learn By Movies”. Da oltre dieci primavere scrive per IlCibicida.com, dando respiro al suo primo amore. La sua prima silloge di poesie è ancora in attesa di un editore. Attualmente fa la spola tra Leeds, Roma e Catania.

Testi

«Ricorderemo il mondo
attraverso il cinema», dice un regista
filippino – che amo molto – ma può il cinema
darmi la consistenza, al tatto,
del tuo volto? Può darmi le tue
labbra o il modo in cui il tuo sguardo – lui –
mi guarda? Può darmi il tuo rossetto, i tuoi vestiti
neri, i tuoi seni, il tuo smalto?
Può sostituirsi a te un tuo ritratto?


Scegli tu cos’è meglio per me, ordinami
da bere: penso io a pagare, voglio solo
che tu mi dica cosa fare, dove andare, se vuoi
stare qui seduta per la vita. Ho troppi
grilli per la testa – o son locuste?
Ti prego: dammi tu le indicazioni giuste.


Forza e coraggio, che “insieme” è un
passaggio precedente al disintegrarsi,
ricollocarsi nella lusinga degli specchi, nei
proiettili che non incontrano superfici. Le mie
radici sopravvissute al disboscamento scavano
in basso, se vogliono l’acqua. Non è che
tu non sia più alla mia altezza: è che ho
paura, come Rimbaud, di perder la vita
per delicatezza.


T’indosso in capo, mio splendore
mancato, strapiombo sul mare
dei nostri sogni, essiccato. Il boato
che scalpita e presagisce il tracollo
profuma d’alloro: mi sfuggi in eterno, tu
Dafne, io Apollo.


Tu mi esiliasti in versi, mi dicesti
che c’è chi dorme sotto l’Arco di Trionfo.
Che “se sapesse, il tronco,
quale destino ingrato attende!”: nella casa
di qualche demente, pagato
chissà quante migliaia di euro
per esser stato scavato, e firmato, e piazzato
al centro d’un salottino Ikea. “Tu sei
dentro di me come l’alta marea”, mi cantavi a memoria.
Ma chi dei due ha sommerso la nostra storia?


Più questa, che ha vinto il premio Chiaramonte Gulfi.
È freddo in giugno, amore, e se mi scuoti
mi nevico ancora dentro, come la palla di vetro
ritrovata in mezzo ai giochi. I soldati
di piombo e i supereroi
non mi salutano nemmeno, i poteri che avevo
li ho usati tutti per scompormi in parti, come una matrioska.
Ora che arrivo al pezzo più ridicolo, il più piccolo:
pare che almeno lui mi riconosca.


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