Emiliano Zappalà

a cura di Cinzia Accetta

Emiliano Zappalà nato ad Indianapolis, Nel Midwest degli Stati Uniti, è cresciuto in Sicilia, a Catania, dove si è laureato in Filologia Moderna con una tesi sul Postmodernismo. Insegna italiano a stranieri presso la sede di Catania della Società Dante Alighieri, collabora con Il Quotidiano di Sicilia e con alcune case editrici di Milano. Scrive per darsi forza e speranza. Nel 2010 ha autopubblicato, insieme ad alcuni amici e colleghi, la raccolta di racconti e poesia RAUDI- ESPLOSIONI DALLA PERIFERIA. Un suo racconto è uscito nella raccolta CATANIA SOTTERRANEA 2, curata dal poeta Biagio Guerrera. Collabora con numerose webzine e blog di letteratura. Sue poesie sono state pubblicate sul sito “Poetarum Silva” e sulla rivista “L’Estro Verso”.

Testi

Avevo già visto questa scena della mia vita

Avevo già visto questa scena della mia vita
solo che
non ricordavo l’uomo con il grande
cappotto marrone,
né la donna ferma a contare i granelli di grandine.
Non ricordavo il disordine,
non ricordavo quellʼodore disperato.

È tardi. Lʼorologio avanza.
Esplode deciso su ogni secondo.

Mi alzo prima che suoni la sveglia
mi vesto
e in un attimo sono già alla porta.


Fu il danno più grave

Fu il danno più grave,
non essersene accorti
quando l’inizio era ancora progetto,
quando nella piazza le posate
grattavano
,piatto il sorde
quando scoppiava odore di primavera,
quando il sole precipitava
come pioggia cieca
e non bastava il vezzo di coprirsi gli occhi con la mano,
durante il volo scalzo,
in controvento,

Che c’era qualcosa di irreparabile
da qualche parte tra la spalla e l’orizzonte
nell’abitudine, nello sbadiglio,
nel morso, nelle ombre.

E lo sguardo freddo dei vecchi,
e i tavoli da dama abbandonati da decenni
e la fuga abbozzata,
il primo passo piantato nel futuro
e in quella calma
aperta
e successiva
la nostra colpa;
l’abisso.


In fondo lo spettacolo

In fondo lo spettacolo
non è restare in equilibrio,
scegliere con cura il piede
da stendere sulla fune,
o respirare la polvere;
non è ruotare i palmi aperti
non è il ginocchio sbucciato.

Lo spettacolo sta nellʼapprossimare
il peso delle tue ossa,
nellʼattimo prima che il passo crolli;
sta nellʼarrivare all’ultimo centimetro,
allʼun-due-tre stella dei pazzi,
sta nellʼaver già staccato il salto
e non essersene accorti.


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