Daniela D’Angelo

a cura di Margherita Rimi

D’Angelo Daniela. Poeta (Trapani, 1971). Laureata in Scienze politiche a Palermo, ora vive a Roma dove lavora come editor. La sua raccolta di poesie Catalogo dei giorni felici (Salvatore Sciascia Editore, 2012) ha vinto la V edizione del Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano” ed è stata segnalata l’anno successivo dalla giuria critica per concorrere al “Premio Brancati”.

Testi

(Da: Catalogo dei giorni felici, 2012)

6.

Ho messo campanelli alle porte
caso mai dovessi tornare mentre dormo.
Ho messo campanelli alle finestre
caso mai da lì tu dovessi entrare
– potrei non accorgermene.
Ho messo tagliole negli angoli
nel caso tu volessi tornare
ma con cattive intenzioni,
nel caso tu volessi dirmi
che non è più tempo di sogni.
Ho messo tagliole,
e campanelli su tutte le porte.


19.

Una corda invisibile sostiene
camicie lenzuola canovacci
i gomiti pesanti sulla tavola
il tuo frugare
a vuoto dentro il piatto
il mio sillabare
il tuo occhio in fuga
questa calda noia della sera.


29.

Non mi riconoscerai
al mio ritorno
nemmeno dalla voce
o da un gesto che avrò
della mano
per scacciare un insetto
come fosse un pensiero.


30.

Vedrò sostituire il mio nome
con un altro identico al mio.
Non ho un debole per il taglio netto
ma da sempre
ho un talento
nel morire più volte.


(Da: Visioni di fine stagione, inedito)

Mi commuovono certi gesti di conservazione:
la bicicletta parcheggiata sul balcone
il telo che ricopre i pomodori
il piatto che sorregge la tazzina
l’odore pungente della naftalina
il quadretto di conchiglie fatto a scuola
riposto sotto strati di velina.
Qualche volta ancora troveremo:
un capello intrecciato nel maglione
la gondola veneziana, in un cassetto
la stella cometa di cartone


Ci dispiace lasciare questo posto
cambiare itinerario sulla mappa
ma già si schianta il mare sulla roccia,
si gonfia l’onda al fragore del Meltemi,
posano le reti, i pescherecci.
E fa parte del sogno
tenere sulla punta della coda
la possibilità remota
di un ritorno.


Il mare in provincia

Noi sognavamo il mare
e così ci vestivamo d’azzurro
l’estate precipitava sulle nostre vite
mentre spiavamo le altre vite dal balcone.
Moriva piano la casa nella penombra
nell’odore di sugo e di bucato.
Temevamo le alghe e le meduse
e lo stesso, da bambine, amavamo il mare
l’odore del legno marcio delle cabine
il gelato e i giochi dopo il bagno.
Si ripartiva stipati dentro l’auto
– i sedili infuocati e il salvagente,
le conchiglie per fare una collanina.
Avremmo ritrovato il sussidiario
assieme alle matite colorate
abbandonato sotto il tavolo della cucina.

***

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