Rossella Tempesta

a cura di Pasquale Vitagliano

Rossella Tempesta è nata a Napoli nel 1968 ma è cresciuta in Puglia. Si occupa di Poesia e Cultura anche promuovendone la divulgazione con eventi ed iniziative corali. Suoi testi ed interventi appaiono sulle riviste Poeti e Poesia, La Mosca di Milano, Graphie, ClanDestino, AttraVerso, PoesiaIl Filo Rosso, Farepoesia. E’ presenta nell’Antologia poetica al femminile, Nuovi Poeti Italiani (6), pubblicata da Einaudi.

Testi

Che consolazione Signora
porta a due mani e con delicatezza?

La sportina di plastica avvolta intorno
a una pietanza buona,
un non so cosa che sua madre o sua suocera
le hanno preparato, mentre era al lavoro,
per la cena sua e dei figli, del marito…

Ecco oscilli un poco, brava,
nel mezzo del vagone circumvesuviano,
preveda la frenata, il sussulto ad ogni stazione
e preservi stretto al petto il frigoverre

Ah Signora come siamo tutti affamati qui
e cupidi di casa e delizie di focolare,
noi pendolari sporchi stropicciati
noi impiegatucci, studentelli,
pensionati traslucidi.

Persino la ragazzina col visetto pulito,
la pelle bianca bianca, gli occhialini da vista – ma vezzosi-
persino lei e la sua improvvisa cresta verdazzurro
sulla testa rasata ai lati, e con treccia azzurra e verde laterale

persino lei, la piccola
punk romantica scommetto
che ci affonderebbe il dito intero
nel suo gateau di patate (o che so io)

E’ una che vuol spaventare, si capisce,
ma solo perché è fragile e così spaventata.
Fa la cresta per le lotte e per gli amori,
come l’urogallo.

Lei, Signora, che ha il paradiso in braccio,
come si dice: “signora ancora giovane”
lei dal rassicurante sedere un po’ allargato
da figli e vita quotidiana, lei non le creda

lei che è perfetta, maglietta blu
blu jeans a pinocchietto
zoccolo basso argenteo.

Quella piccolina da ancora
il bacio alla mamma, per la buonanotte
e inzuppa latte e biscotti la mattina.

No, neanche io lo so perché
porti un collare da cane
e come ciondolo la pallina da biliardo n.8
appesa al collo.

Ha proprio paura di noi.
Facciamo paura.


La sala da pranzo dell’una affaccia
dirimpetto alla sala da pranzo dell’altra, per questo
nota subito il giorno delle persiane chiuse
e qualcosa le si chiude dentro, come un buco
che resta aperto e murato, diviene
una bolla di dolore sospeso.

Immediatamente prepara
un buonissimo dolce decorato
per suoi marito dagli occhi neri
per i suoi tre piccoli dai denti bianchi

la ricetta sarà inglese
tramandata dalla madre quando erano
emigrati in Inghilterra
o francese quando emigrati erano
loro, giovani sposi, nella tedesca  ……….
dieci minuti soli dalla Francia.


Mette ordine la notte,
la notte del nostro spavento
del sonno che non restituisce il bel sogno

La giovinezza così fraintesa
scambiata più volte e a lungo in per sempre
la smania che ora si volge a ritroso
a riafferrare, a dire aspetta, abbiamo capito, ora sì.

Ma ancora è nulla.
Ancora verrà la notte a mettere ordine.
Incasellare altre certezze al nostro dispetto.


Avrà avuto refrigerio
l’anima purgante,
si saranno abbracciate tra di loro
tutte le anime chiamate a fare
un passo avanti
dalle nostre incongrue preghiere?

La casa della sua giovane vicina
ha di frequente le persiane serrate
questo vuol dire che loro sono ancora
nella grande città, il piccolo
ricoverato di nuovo.

Combatte le metastasi
con ognuno dei suoi quattro anni;
è ferito, non certo vinto.
Alla battaglia
ha già sacrificato un rene
ma senza rimpianti.


Così piena di questo e di quello, così persa la ragazzina
col destino nel nome
con quella voce che apriva le orecchie
come fossero scatole di sardine.

La ragazza Amy Casadelvino
aveva troppo male al mondo
le pulsava alle tempie
ché non poteva pensare alla nostra obesa ricchezza
e ai già sedici bambini somali
morti di fame in questa frase, morti di guerra
ancora cinque
– uno ogni 2 secondi, uno ogni sillaba, questa
è l’unità di misura, la metrica –

Lei pure, la magra Amyna
mangiava poco, solo
un’insalata d’ectasy con un filo d’olio e d’acido.
E un bel bicchiere di vino, certo.
Anche più d’uno ne era necessario.

Così se n’è andata a ventisette anni,
bevendo per dimenticarci.

(23/07/11 In morte di Amy Winehouse)

***

Al Risveglio

Al risveglio c’era penombra estiva
e sotto la sedia dei nostri vestiti alla rinfusa,
le tue scarpe, le mie preferite, quelle da ragazzo.
Vuote di te, non scelte per l’uscita.
Lasciate al mio primo sguardo per regalo.

Dicono che ci sei, che mi hai dormito accanto
e del tuo ritorno, del sorriso che avrai e bacerò.
Senza paura.

Stanchezza solo quella giusta, che non dispera
e si ripara tra le tue braccia, a sera.

***

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