Francesca Pellegrino

 a cura di Pasquale Vitagliano

Francesca Pellegrino nasce a Taranto nel 1974. Nel 2009 è finalista alla sesta edizione del Premio Turoldo. Ha pubblicato “Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni” (editrice Kimerik) e “Niente di personale”, il n° 16 della Collana Samizdat perla Biblioteca Clandestina Errabonda. E’ presente su riviste letterarie, quali “La Clessidra” di Joker Editore e “La Mosca di Milano” di La Vita Felice. E’ presente su riviste letterarie internazionali, quali “Journal of Italian Translation” , “Gradiva”  di New York. Nel 2010 pubblica “CHERNOBYLOVE – il giorno dopo il vento“ (editrice Kimerik).

Testi

Privazioni

Tengo aquiloni in ostaggio
giù nella mia cantina. Almeno
fintanto che avrò
denaro sufficiente a pagarmi
il riscatto.
Ogni tanto scendo
e lascio un sorso di vento
vicino alle loro catene.
E vado via
solo quando hanno smesso la sete.
Con la coscienza pulita.


Queen Bees

La carne che si butta
appassisce vermi sotto il sole
un sole qualunque, dico
ed accade d’inverno come d’estate.
È uno spreco senza tempo
questa carne che si getta
neanche gustata toccata annusata
inutile utero che fa sangue azzimo
una volta al mese.
E l’urgenza delle api al miele.
Senza fiori.


Luci spente omissis

Intanto conto spore
dappertutto
e Volo lampadine spente
sperando Di
sperando un po’ di Luce e
chissà come fanno l’Amore
le Falene al buio.


Missing

L’andatura si tiene per inerzia
al taglio delle gambe. Al centro.
Qualcosa che procede inutile e
stanca. Lenta.
Come di emorragica piaga d’utero.
Nera.
E non si sente neanche più
il rumore che fanno i passi
parole imboccate al silenzio
ed una sigaretta bruciata viva
nella gola.
In fondo non si muore
se non ad ogni istante
restando.


Raccomandazioni

Il migliore dei casi
è una tavola da riassettare
dalle cose di ieri
ricordando di comprare lo zucchero
più tardi
ed anche il pane e le
sigarette. E raccomandare
a mio figlio
di non tenersi mai silenzi
sul cuore
e di mettersi la maglia di lana
d’inverno.


Forever

È la solita questione
dei numeri periodici.
Quei numeri infinitamente
indefiniti
eppure razionali.
Di quelli che
ad ogni divisione
si prendono il resto e se
lo mettono sopra. Una barra
drittissima in testa
per dire che non finisce mai
non si finisce mai di
morire.


 

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