Daniele Giancane

a cura di Pasquale Vitagliano

Daniele Giancane vive e lavora a Bari. Insegna all’Università di Bari. E’ autore di numerose opere di poesia, critica letteraria e teatrale, letteratura per l’infanzia. Ha curato molte antologie di poesia e narrativa. Collabora a diverse riviste culturali e alla pagina culturale della “Gazzetta del Mezzogiorno”. E’ direttore di tre riviste culturali: “La Vallisa”, “Future shock”, “Opinioni baha’i”. E’ assai vasta la bibliografia della critica attorno alle sue opere di poesia. E’ citato nell’Enciclopedia La civiltà letteraria in Italia (Utet) a cura di Giorgio Barberi Squarotti.

Testi

Ritrovarsi

Hanno detto l’amore e la morte
Il sogno e la via,
e il dolore
il piacere,
la gioia e la malinconia.
Io non voglio dir nulla,
voglio solo ritrovarmi,
al diavolo marcus e mao
e buddha o cristo
al diavolo i feticci ossessi
che sudano negli incubi,
nel bivacco di una caverna
e all’alba il solo giovane
splendore del mio rito a Dio;
silenzio intorno delle cose,
e la compagna sobria una cantilena intona,
culla il vento le nuvole in cielo
e me seduto assorto/sul corso del torrente.

***

Oli eterei

Indicbile ansia di sopravvivere,
provo voglia di evadere/
dal mio mondo d’argilla
innalzato
come un trofeo senza vittoria,
chiuso perpetuamente
dentro l’erma
spelonca dell’anima.
Sognare pascoli nudi dove
perdere il senso di me stesso
il corpo affogato tra i granuli
oro di eguale altezza,
confondersi all’umore sacro
della madre terra, sciolti
presente passato futuro,
vicini e lontani, morti e vivi,
muti e parlanti,
castelli di
sabbia leggeri librati nell’aria.
Il sole pare un martello
se picchia in testa da fabbro,
ma
volerò diafano più in alto,
sempre più in alto,
sempre più in alto,
fino al punto che compie la circonferenza.

***

Parole 

Parole, parole, parole.
Parole per la vita.
Parole pel dolore,
parole nell’amore.
Parole
intere, mozze,
intelligenti o no,
sensuali e colorite,
strascinate,
impettite,
sputate,
invelenite,
dolci e amare,
stupite,
essenziali,
rapite,
oceani di parole
che non esistono
perché non sono mai
esistite,
perché non esisteranno mai,
solo questo ci resta, non filosofia e storia,
solo parole soffi consolatrici di bava, nullità ridicole se si potesse ridere, dramma e poesia,
parole.


Non credo alla mia età

Non credo alla mia età:
fuggirono gli anni
come jet
che luccica nel vento.
Ma io sono
ancora un fanciullo
che si incanta al verde più verde
del noce del convento
ingiurato dal tempo.
Si inumidiscono gli occhi
a un verso tenero
come sul greto
un fruscio d’acque.

***

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