Annamaria Ferramosca

a cura di Pasquale Vitagliano

Annamaria Ferramosca è nata a Tricase, vive a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Il versante vero (1999, con introduzione di Plinio Perilli, premio opera prima “Contini-Bonacossi 2000”), Porte di terra dormo (2001, plaquette), Porte / Doors (2002, in versione bilingue, con prefazione di Paolo Ruffilli, versione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, premio “Forum 2003”), Paso doble (2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, tr. di Riccardo Duranti), Curve di livello (2006, premi: 2006: “Città di Castrovillari-Pollino”, “Violetta di Soragna”, “Astrolabio”), Other Signs, Other Circles. A selection of Poems 1990-2009 (2009, introduzione e traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano, primo premio “Città di Cattolica 2010”), La poesia “Anima Mundi” con la silloge Canti della prossimità (2011, con nota critica di Gianmario Lucini). E’ presente nei volumi collettanei: Pugliamondo (2010), La Versione di Giuseppe (2011) e Poeti e poetiche (2011).

Testi

urti gentili

mi manca la lingua   mi manca
quella timidezza di vocali aperte
di zeta dolce nel grazie
un incurvarsi della voce in gola
come a piegarla fossero le pietre
salentine del ricordo o forse
una malinconia residua della nascita
ingorgo che resiste
allo sperpero del vivere


furore dei cieli di una volta
grida bianche dei dolmen che insistono
nel vedere il mattino sorgere
sulle rovine   ogni volta
qualunque sia l’inclinazione della luce


mi manca quella strana paura
prima di ogni viaggio
come un sottile rifiuto della distanza
come di albero che impone alle radici
un limite all’espandersi e si concentra
sulla cura dei frutti


pure amo
tutto questo calpestio di genti nella città
l’impasto lento di animelingue
il rompersi dei meridiani   l’inarcarsi dei ponti per
urti gentili
questo annodarci annodando
i cesti della fiducia con antiche dita


Bionanostrutture

avrò anch’io, come il geco nelle zampette
in qualche area inesplorata del cervello del cuore
sterminati minimi bioappigli
angstrom
capaci di sorreggere
il tuo peso sfrontato di bastione

ti sostengo
urtando urlando contro il cielo
mio masso di Stonehenge
col tatuaggio del nome tuo ripetuto
in finissime impronte
– come sulla foglia di loto –
sul mio petto


Grandi madri di Malta

equivalenza dell’aspetto fertile del tempo
a questa madre
feliceobesa guardiana di Tarxien
curvilinea di abbracci

semplicità del corpo senza necessità di scrittura
parola sazia sacrale
indicando la direzione morbida innocente

doni di granomiele e seme
inarcano i fianchi
il ventretempio imita il cielo
le nove lune trascorrono
in sonno largo di incontri

madre dormiente in preascolto del vagito, pure
del nostro lamento


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