Rosa Pierno

a cura di

Rosa Pierno è nata a Napoli nel 1959 e ivi laureata in Architettura, vive a Roma. Dal 1993 fa parte della redazione della rivista di ricerca letteraria “Anterem” diretta da Flavio Ermini, Verona. Cura la rubrica Tangenze per la rivista d’arte “Il Libretto”, edizioni Pagine d’arte, Svizzera. Ha curato per tre anni il blog “Trasversale” (2011-2014). Suoi testi sono presenti nelle riviste Anterem, Poesia, Musica/Realtà, Next, Malavoglia, Almanacco, Bloc Notes, èlites, Semicerchio, Il Segnale, Formafluens, l’Ulisse, Equipèco. E’ presente con la sua cospicua attività critica nei seguenti siti e riviste: Mannieditore, Tellusfoglio, VicoAcitillo, Carte allineate, Anterem, L’Immaginazione, Malavoglia, Lietocolle, Lucreziana 2008, Il Segnale, PoetryInTime, Rebstein, Lietocolle, Leggendaria, Milanocosa, I fogli, TestualeCritica.

Ha pubblicato i libri:
“Corpi” Anterem, Verona, 1991,
“Buio e Blu” Anterem, Verona, 1993,
“Didascalie su Baruchello” Roma, 1994,
“Interni d’autore” Edizioni Joyce & Company, Roma, 1995
“Musicale” Anterem, Verona, 1999
“Arte da camera” edizioni d’if , Napoli, 2004
“Trasversale” Anterem, Verona, 2006 (Premio Feronia Città di Fiano 2006 Sezione Poesia)
“Coppie improbabili”, Milano, 2007 Edizioni Pagine d’arte
“Artificio”, Robin, Roma, 2012

E’ presente nelle antologie:
“Akusma” edita da Metauro edizioni (2000)
“Poesia in azione” a cura di Vaccaro e Guidetti, , Milano, edito da Milanocosa,
“CIRPS” (antologia multimediale) curata da Francesco Muzzioli (2001)
“Verso l’inizio. Percorsi di ricerca poetica oltre il Novecento” Verona, Anterem, 1999
“Parola plurale”Luca Sossella editore, Roma 2005
“Monti Lepini” con Davoglio, Hajdari, Pierno, Theophilo a cura di Filippo Bettini, Quaderni del Capanno2008
“Calendario della poesia italiana”Alhambra publishing, Belgio, 2010
“Blanc de ta nuque” di Stefano Guglielmin, 2012

Suoi testi sono presenti nei seguenti libri e cataloghi d’arte:
“Didascalie su Gianfranco Baruchello” Roma, 1994
“Interni d’autore” Edizioni Joyce & Company, Roma, 1995 (Cy Twombly, Giulia Napoleone, Bruno Conte, Carlo Lorenzetti, Lorenzo Guerrini, Toti Scialoja, Gian Lorenzo Bernini)
“Giulia Napoleone” Museo Villa dei Cedri, Bellinzona 2001 ed. Pagine d’arte
“Enrico Della Torre” Museo Villa dei Cedri, Bellinzona 2001 ed. Pagine d’arte
“Federico Palerma” Quaderni di Biolda, 2001 ed. Pagine d’arte
“Graziano Marini”Orvieto 2004
“Il testo retto. Installazioni di Licia Galizia” L’Aquila 2004
“Emilio Tadini” mostra presso il museo Villa dei Cedri, Bellinzona, 2005 ed. Pagine d’arte
“Coppie improbabili”, Milano, 2007 Edizioni Pagine d’arte
(testi su: Andrea Mantegna, Albrecht Durer, Giovanni Battista Piranesi, Francesco Guardi, Theophile-Alexandre Steinlen, Felix Vallotton, Edgar Degas, Filippo de Pisis, Afro, Nicolas De Stael, Valerio Adami, Emilio Tadini, Enrico Della Torre, Massimo Cavalli)
“Isolario” Galleria La nube d’Oort, Roma 2008
“Daniela Monaci” Catalogo Bolaffi editore, Torino 2008
“Arte&Natura” catalogo Museo Villa dei Cedri, Bellinzona, Pagine d’arte, 2009 con testi di Bonnefoy, Schefer, Delavallade, Pierno
(Camilla Adami, Michael Biberstein, Ercan Richter, Hsiao Chin, Piet Moget, Stephan Spicher, Geneviéve Asse, Gianfredo Camesi, Gunther Forg, Bernhard Luthi, Wilfrid Moser)
“Pimarosa Cesarini Sforza” Galleria Giulia, Roma, 2009, testi di Rosa Pierno e Paolo Aita
“The silent space between and around words. 2 painters and 4 writers” mostra di Edith Urban e Georgina Spengler presso la Temple University, Roma, settembre2009 testi poetici di Comens, Pierno, Talamo, Trucillo
“Membra disjecta” mostra di Christian Bonnefoi alla Temple University, supplemento al catalogo Pagine D’arte, Roma, 2009 (testi critici di Pierno e Candinas)
“Insiemi disgiunti” catalogo Galleria La nube di Oort, Roma, 2009 curatrice Rosa Pierno
(Peter Flaccus, Bizhan Bassiri, Giulia Napoleone, Renée Lavaillante, Edith Urban, Veronesi, Gianfranco Baruchello)
“Paolo Di Capua” depliant galleria La nube d’Oort, Roma ottobre 2010
Collezione Permanente Arte Contemporanea Liceo Bafile, L’Aquila, 2010
“Daniela Edburg” Mia-Milan Image Art Fair 2011
“Georgina Spengler e Yosuke Taki” Studio Hogan Lovells, dicembre 2011
“Materia dell’apparire. Renée Lavaillante” depliant galleria La nube di Oort, Roma marzo 2013
“Maria und Marie” catalogo(Urban, Heinz, Volz) collettiva presso galleria La nube di Oort, Roma aprile 2013

Testi

Da “Artificio”, Robin Edizioni, Roma, 2012

LA MAPPA DEL TESTO

Se si volesse tracciare il diagramma dei loro incontri, avvicinamenti, disguidi, mancate coincidenze, fughe, ritorni, incomprensioni, addii definitivi e sovrapposizioni carnali si avrebbe una mappa illeggibile, piena di tumuli, di itinerari che s’incrociano, di puntini sospensivi e di stendardi caduti, di profezie e di affermazioni successivamente negate, di documenti falsificati e di baci rubati, di dediche d’amore eterno e di rifiuti poi rinegoziati. Di questa cartografia d’amore si tenta, qui, di ricostruire il perduto testo attraverso un mosaico composto da citazioni prelevate da varie fonti: testi classici o memorie personali, il tutto impiantato in un terriccio misto a detriti e reperti, in cui ciò che è antico è riportato alla luce e ciò che è attuale proviene da atavica memoria. Passato e presente senza distinzione.

MELE INCRIMINATE

Reginella, non vista, presa la mela, si nascose dietro un’enorme colonna e se la mangiava con avidità e fretta, mentre la processione, passando il gonfalone della sacra confraternita, procedeva fra ali di persone inginocchiate.

Di tale vorace appetito nessuno s’accorse, nessuno vide la mano che indebitamente s’appropriava di un’altra mela e che spariva fra le pagine del libro.

Nessuno poté incriminare detta mela per aver scatenato un esecrabile appetito, né in precedenza per aver scatenato la sommossa in paradiso. Mele e libri, inoltre, non hanno alcuna relazione e, quindi, non se ne può trarre alcuna spiegazione.

FLORA E FAUNA

Piante rare ed esotiche, importate dal Levante o dalla Cina, piante vive e disseccate, piante catalogate. Dall’erbario risale un effluvio di aromi che invade il gabinetto naturale in cui, disposti in fila o ammassati, sono fossili, pietre e crostacei. Anche un pappagallo impagliato contribuisce a creare un ambiente universale. Un coccodrillo intero, che piange gli uomini dopo averli mangiati, pende dal soffitto, pur solleticato da foglie di banano. L’albero del pane è senza mortadella e coleotteri giganti, schiantatisi sulle pareti vitree della serra, lì sono rimasti appiccicati. Sembra una bottega di robivecchi, più che una serra professionale di decantate virtù medicinali.

Se fosse un acquario vi si potrebbero vedere pesci-donna, leoni marini, pesci palla e scorfani di ogni dimensione. Patelle e perle non mancherebbero di certo in quest’ameno microcosmo naturale. Balene sarebbero presenti solo con falene, mentre ossi di seppia e boccette d’inchiostro stimolerebbero l’estro del poeta di passaggio. Lave, pietre vulcaniche e barattoli di cenere gettati nelle vasche simulerebbero l’attività vulcanica dei ribollenti mari, compresi i calcoli biliari.

NINFA CON PASTORE

Amore mai arse con tali rugginosi effetti. Strali rossastri hanno annerito cuori e pupille. E boschi e rupi ardono nella notte con le ultime fiamme. Di quale avvampante unione è mai testimone questo snervato corpo che rapina l’ultimo sguardo? Da quale profonda spossatezza le membra si sollevano per ascoltare la superflua frase? Se corpi e paesaggio sono consunti dalle fiamme dell’amore, il suono che uscirà dal flauto, a cui il pastore s’appresta a dar fiato, le farà socchiudere le palpebre su un mondo di cenere.

Da “Trasversale” Anterem, Verona, 2006
(Premio Feronia Città di Fiano 2006 Sezione Poesia)

SPAZI O GENESI DELLA NARRAZIONE

Spazi bizzarri si susseguono, spazi chiusi o aperti su altri spazi, diversamente pavimentati, a tasselli esagonali, con bordi illimitati. Spazio spiegazzato, elastico o inestensibile. Se è generato da una concezione di matrice spirituale è area sacra. Le determinazioni non sono che una manifestazione locale della piega che la storia ha preso nonostante l’antefatto. Lo sguardo di un osservatore modifica con la sua sola presenza l’iter narrativo, quindi la vergine non avrà il figlio, lo spirito non sarà trino, i corollari non si dischiuderanno. Riavvolgendo il filo non si ritornerà in un punto precedente della narrazione, ma si sbucherà in un’altra dimensione attraverso un foro praticato nel pavimento.

In presenza di scorciatoie spazio-temporali puoi giocare a moscacieca o a vattelapesca. Puoi infilare le dita nel vasetto della marmellata e pulirtele addosso: sei in uno spazio dove non si vieta alcunché. Puoi utilizzare, per i tuoi giochetti inconfessabili, stringhe e fili di diverso spessore, catene e qualsiasi altro strumento matematico. Lo spazio dell’amore si dilata, s’ingrossa e trascina i corpi come sassi. Nessuna parola fa vibrare l’aria, nessun respiro smuove tende né la mano avvicina stelle con cui rischiarare la notte incipiente. Tutto subisce un viraggio violaceo, che sempre più s’approssima al rosso dell’affondo finale.

Spazio agitato da innumerevoli vortici che si gonfiano sotto le paratie, fin oltre le colonne. Occhi che anelino a oltrepassare l’orizzonte mutano il quadro di riferimento. Se il mondo muta quando lo si misura, il mondo è anche misura del limite soggettivo. Uno spazio illimitato non è necessariamente infinito, un amore eterno non necessariamente dura più di un mese. Nella tavola degli elementi tutto è predisposto per accogliere ciò che manca: l’uomo ideale, la storia infinita, un finale diverso, ma percorsi labirintici e miraggi alterano la normale percezione degli avvenimenti. Dimensioni supplementari proliferano di lato e sopra. Spazio isotropo e omogeneo non coincide con spazio percepito. Spazio non è solo dove siamo. Spazio è anche quello ideato. Quello in cui ti ho collocato. Spazio non è inerte. Si raggruma intorno al corpo amato. Spazio in cui irretita giaccio. Rinchiusi nella stanza non lasciamo alcun vuoto e risucchiamo tutto l’universo.

WASSILY KANDINSKY/GALILEO GALILEI

Figure circolari hanno intuitivamente moto circolare. Moti con differenti cause hanno forme diverse. Cerchi neri assorbono la luce. Uniformità del moto coincide con assenza di luce. Traslazioni si attuano solo su piani fissi. L’immissione forzata di note musicali o sussulti emozionali modifica l’assetto delle figure e dei mobili. Rossi squillanti e verdi grevi amplificano i movimenti sussultori e determinano l’inclinazione del piano e il conseguente scorrimento dei corpi. Il moto sussultorio parte dal grumo di colore e si trasmette al contorno, sfaldandone la consistenza. Dopo la distribuzione delle parti, che determina l’ordine del mondo, è impossibile che resti nei corpi la naturale inclinazione a non più muoversi. Dal che consegue il loro disordinarsi. L’accelerazione di questa tendenza comporta la disintegrazione delle linee di contorno e l’estinguersi della massa colorata. Moti retti e accelerati convertiti in moti circolari assumono velocità uniformi. Se è presente un moto naturale verso l’alto, dovuto alla leggerezza di alcuni elementi materiali, esso viene interpretato come moto spirituale che prevale sopra la naturale gravità. Il modello trasportato in scala, affinché le note siano ordinate in progressione con inizio da una nota qualsiasi fino a raggiungere la relativa ottava, mostra come non ci siano in un sottoinsieme di tal fatta suoni contrastanti. Scale vaganti come comete, di cui non si è individuata traiettoria né sostanza, lasciano tracce sulla tela nera. Linee a zig zag testimoniano di traiettorie impazzite, di corpi invisibili a occhio nudo. Concrezioni di rette e di figure regolari, attorno a cui orbitano concrezioni più piccole, sono denominate piccoli mondi e formano una serie che è distinta da numerazione romana. I colori algidi e spettrali si riducono, nei casi osservabili, al bianco e al nero. Orbite, sovrapposte a cerchi e a sfere, mostrano trasparenze inusuali la cui unica spiegazione risiede nella loro dislocazione all’interno di un disegno, non certo del sistema solare.

EPICURO

Con un angolo piccolissimo a piacere si discosta dalla retta via. Trascinato dal proprio peso, colpito dalla deviazione di altri corpi, colpisce a sua volta gli oggetti che viene a trovare sulla sua disordinata traiettoria. Se dotato di uncini, li trascina nella sua folla corsa, nel precipitare degli eventi, oppure si lascia abbindolare dalla similarità dell’altrui comportamento e con allegria si lancia, insieme alla folla vociante, verso una impredicibile meta. Ricorda da lontano la storia di Pinocchio e di Lucifero, ma senza pentimento.

E’ incredibile che i nostri corpi abbiano percorso le molteplici traiettorie per cui ci troviamo avvinghiati. Appare incredibile la forma giunta a noi tra le probabili, quella che adoriamo: il nostro calco fra le lenzuola. Corpi che a prima vista sembrano distanti trovano il modo di unirsi fino a trasformarsi. Due corpi avvinti sono definibili come complessità, eppure sono anche un unico corpo, una forma semplice. Possiamo assumere un numero elevato di posizioni, cambiare sembiante, dirci che siamo l’altro, la mutevole essenza dell’amore, l’incessante muta delle forme prodotte dagli urti, dagli scontri, dalle carezze, dai baci.

Oltre ai nostri corpi e al vuoto non v’è più nulla. Solo noi nel mondo. Né inferi né superi. Se è vero che le cose universe non debbono ridursi di mano in mano al nulla, ma debbono permanere indistrutte, corpi non possono essere divisi in nessun modo. E’ questo l’assioma dell’amore. L’indivisibilità degli amanti.

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