Mariano Menna

a cura di natàlia castaldi

Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. E’ iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli.
Nel 2012 è risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia “La ballata del vagabondo”;
Nel 2013 :
ha pubblicato due raccolte di poesie, “La grande legge” e “ La pagina bruciata” (versione rimaneggiata ed ampliata de “La grande legge”), entrambe edite da Marco Del Bucchia rispettivamente a maggio e novembre;
è risultato secondo classificato nella sezione “Giovani” del concorso Nazionale “Città di San Giorgio a Cremano” con la lirica “Iris”.
Nel 2014:
si è classificato al 3°posto nella 5^ edizione del premio letterario internazionale “Le parole dell’anima” Città di Casoria (NA) con il libro di poesie “ La pagina bruciata” ;al 2° posto alla IX edizione del Premio Artistico – Letterario Internazionale Napoli Cultural Classic con l’inedita “ Il crepuscolo”; ha ricevuto il premio della critica nell’ambito della XV edizione del Premio Letterario Internazionale “Tra le parole e l’infinito” con il libro “La pagina bruciata”; é risultato primo classificato nella sezione “giovani poeti” al Premio di poesia “ I Moti dell’Anima”, Città di Positano.
E’ stato inserito nelle antologie “Fondamenta instabili” ed “ Extra omnes!”, curate da deComporre Edizioni.
Alcune sue poesie sono apparse su blog e riviste online come “ L’ombra delle parole” di Giorgio Linguaglossa, “Alla volta di Leucade” di Nazario Pardini, “ La distensione del verso” di Sandra Evangelisti, “ Le Reti di Dedalus” di Marco Palladini , “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo e “Osservatorio Letterario” di Melinda Bonani-Tamàs-Tarr.

Testi

Alienazione

I passanti sono ombre indistinte:
avanzano incessanti nelle notti
senza fine,
osservando le vetrine dei negozi
che nutrono la sete di possesso.
Ho stracciato il solerte calendario
che si diverte a smuovere le ore,
ma non c’è sipario
al suo rumore prolungato.
Mi manca il fiato spesso
-i giornali mi soffocano –
i giorni sono guerre mai reali.
La casa mi protegge dal progresso,
è un bunker ed io confesso:
il cuore è una granata nel petto
e aspetto l’esplosione, inerte.
Lo specchio riflette un uomo nudo:
sono io -ho creduto-
ma non mi riconosco.

*

Cielo stellato

Immenso stupore che inficia i discorsi:
è l’ovvia reazione di un volto spaesato.
Un bimbo alza gli occhi al cielo stellato;
sveglia è la notte tra luci e rimorsi.
Il viso ancorato alla volta celeste,
immobile e perso nel buio assoluto;
gli parla il silenzio, compagno più muto,
amato da mente ed umane tempeste.
Ecco lo schermo che chiamano cosmo:
perpetuo spettacolo senza biglietto,
tra questi astri è nascosto il verdetto
che dona un senso alla nostra esistenza;
da qui sono partite la vita e la scienza,
la materia, gli occhi, il bimbo e i rimorsi:
miliardi di anni ora son già trascorsi,
ma alzare lo sguardo è un’eterna innocenza.

*

Nichilismo

Una goccia incessante martella la quiete:
è piena di vuoti pensieri la mente,
continua la caccia ad un senso sfuggente;
la vita è celata dietro a una parete.

Lo sguardo si ferma sui singoli oggetti:
solo materia che ovunque si estende,
un mondo di corpi e molteplici aspetti
creati dal nulla, che poi, li riprende.

Quella putrida salma valeva una vita,
era anche amata tra gli esseri umani,
ma tu non potrai più tenerle le mani:
era una rosa e adesso è appassita.

Il tempo ci morde come una mela,
spolpa le ossa e più niente rimane,
solo parole taciute, ormai vane:
si spegne il fuoco di ogni candela.

Queste rime sono polvere amara,
il vento le spazza lontano già ora,
sono una vacua preghiera a me cara,
un requiem disperso nella gelida bora.

*

Temporali d’estate

Il sole lascia posto a un cielo cupo,
squarciato da fulmini e folate
di vento, che ottenebra le strade
e lacrima sul mondo senza indugio.

Avevo già dimenticato il suono
ipnotico della pioggia che cade;
così ogni vita è una lunga estate
di bruschi e devastanti temporali .

*

Primo pomeriggio

Nel silenzio del primo pomeriggio,
la stasi della vita mi accompagna:
dalla finestra vedo la campagna
e montagne che sembrano miraggio.

Lontane, mi appaiono sfocate;
le nuvole ne ammantano le vette:
un muto paesaggio che riflette
il mio umore di queste giornate.

E’ quiete sacra per le riflessioni
che annulla la presenza del mondo:
porta alla trascendenza dal tempo.

Mi parla del reale solo il vento,
soffiando tra le foglie sullo sfondo
che ondeggiano senza interruzioni.

*

Osteria

Brindiamo alla gente di questa osteria
che vi entra per caso e mai più va via,
che rifiuta illusioni e vana speranza,
che disdegna prestigio e fatua eleganza.
Brindiamo agli ubriachi tornati lucidi
perchè , più di prima, saranno trucidi;
perché giureranno di smetter di bere,
per poi tornare a innalzare il bicchiere.
Brindiamo ai politici che sono corrotti,
ai falsi ribelli e ai loro finti complotti;
ai preti bigotti e ai maniaci brutali
che troppo spesso hanno abiti uguali.
Brindiamo alla crisi che regna perpetua,
alle tasse infinite che non danno tregua,
a chi si lamenta ed è pieno di soldi,
a chi non si veste nemmeno coi saldi…
Brindiamo a chi ancora sa credere in Dio,
a chi, alla sua fede , ha già detto addio;
a chi ama un altro del suo stesso sesso,
vuole sposarlo, ma non gli è permesso.
Brindiamo alla donna picchiata per gioco,
perché debba piangere ancora per poco;
all’eterno razzismo e ad un paese diviso,
a chi è stato abortito e non l’ha deciso.
Brindiamo alla morte sempre in agguato,
brindiamo alla notte e al tempo andato,
urliamo al silenzio che risveglia i pensieri:
non c’è più passato, solo vino e bicchieri.
Brindiamo al brindare che ci rende felici,
che ci unisce tutti, amici e nemici.
Brindiamo a chi legge le nostre parole:
potrà venirle a cantar quando vuole!

*

Majorana

“Vidi un lampo accecante e una nube di fumo :
 un fungo gigante saliva nel cielo “

E’ questo il progresso?
Questo labile compromesso
tra il bene e il male
torna a bussare alla porta
di chi non ascolta
la voce della propria coscienza:
la chiamavamo scienza, ma io
seppi guardare oltre il monte;
già scrutai l’orizzonte
di quel “non ancora”
ed in questa dimora
cupa e isolata,
rinnego la strada
percorsa per gioco e potenza:
io rinnego la SCIENZA.
Passo ancora le notti a pregare
che il mio sguardo non torni
a sguazzare nel vero:
il più grande mistero del mondo
è l’uomo col suo criptico sfondo,
col suo essere santo e demonio
in un solo volto.
Una volta il mare mi ha rifiutato
ed ora passo i miei giorni
da pastore, sdraiato sull’erba
che sa di rugiada:
io rinnego la strada
percorsa per gioco e potenza:
io rinnego la SCIENZA.

*

Il ciclamino

Stasera in un vaso del giardino,
lontano da tutti gli altri fiori,
ho individuato un ciclamino:
era nascosto dagli altri colori.

Bianco immacolato come neve,
è fragile e dondola col vento;
col suo moto delicato e lieve,
ora fluttua sotto al firmamento.

Con un fiore torna il mio passato,
nastro di ricordi ormai sfocati:
all’inconscio resterà saldato.

Innaffio il bocciolo coi miei occhi;
sui petali, cristalli di memoria:
il tempo non l’ha mai cancellato.

*

Poesia del silenzio tra noi (08/10/14)

L’estate tarda a morire sui rami,
manca all’appello il calpestio
di un manto di gravi:
le foglie non cadono per gioco.
Su questa panchina, la resina
incolla le mani; non cerco le tue,
incerte tra l’oggi e il domani
del cuore.
Forse crolla la Borsa-
le nostre azioni in caduta libera,
sono le prime foglie d’autunno.

*

Inverni (22 gennaio 2014)

Un manto di neve ricopre le strade,
iberna radici e dissolve il calore;
gli alberi ornati di fugace candore:
dal cielo della mente un fiocco ricade…

Era di notte e non c’erano stelle ,
lei illuminò col suo viso il sentiero,
lei riscaldò il mio cuore straniero,
lei lo ingannò e fu ghiaccio la pelle.

Un altro fiocco: è un ricordo passato.
Il vento di morte soffiò senza fronde,
una salma innescò riflessioni profonde:
si schiarì allora il mio mondo offuscato.

Troppo nevischio mi fa da memoria…
Correlazione tra oggetti e ricordi,
come l’unione di testi ed accordi,
ritrova nel cuore una logora storia.

Molto diversi sono questi miei inverni;
fanno da stagione e anche da umore.
I primi durano tre mesi a rigore,
gli altri s’attenuano, ma restano eterni .

*

L’incontro (21/06/14)

Per vivere bene,
dobbiamo vivere insieme.
Il mio sguardo segue l’asfalto,
non cerca il tuo viso:
è troppo in alto.
Scalerò la montagna –
un raggio di cuore mi abbaglia –
poi riposeranno le labbra
e l’alba verrà ad occhi chiusi.
I pensieri non fermano il tempo,
ma rendono estraneo ogni oggetto
che sia in movimento; è già sufficiente
il viavai della mente:
c’è un caos senza spazio lì dentro.
Seduti poi fuori ad un bar,
sarà arduo evitare i tuoi occhi,
che sembrano prendermi in giro,
mentre li ammiro di sbieco.
La tua smorfia è una falsa sconfitta-
(vige ancora, ma non ci ha divisi)
sorrisi a squarciare il silenzio
di un sabato pomeriggio.

*

La tentazione di esistere ( 05/06/14)

A questa mia tentazione di esistere
danno il valore di un morto in guerra,
ma io sto sudando per non farla finita.
Questa gabbia ha le sbarre di tempo:
una sua chiave non è mai esistita.

Il rumore dei passi nella mia mente
è come una nebbia che non si dirada:
la gente corre ed io passo le ore
a vederla imprecare con rabbia per strada.

La nostra vita è una malattia grave
che condurrà di sicuro alla morte;
la sua morfina è una tragica corsa,
vince chi giunge per primo alla fine,
ma sarà certo un risultato beffardo:
non c’è alcun premio oltre il traguardo.

***

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