Ketti Martino

a cura di natàlia castaldi

Ketti Martino è nata a Napoli. Laureata in filosofia, abilitata in psicologia sociale, ha insegnato nella scuola pubblica e si è occupata di promozione teatrale e musicale. Nel 2010 ha pubblicato la silloge poetica I poeti hanno unghie luride (Boopen Led edizioni). Nel 2014 la silloge Del distacco e altre impermanenze (Ed. La Vita Felice) con Prefazione di Rita Pacilio. Ha curato assieme a Floriana Coppola l’antologia poetica La poesia è una città (Boopen Led edizioni, 2011).
È presente con testi poetici in molte Antologie tra cui Alter ego. Poeti al Mann. a cura di Marco De Gemmis e Ferdinando Tricarico (ArteM, 2011); Alchimie e linguaggi di donne III Quaderno Antologico a cura di Esther Basile (Boopen Led, 2011); Percezioni dell’invisibile a cura di Giuseppe Vetromile (Edizioni L’Arca Felice, 2012); Ifigenia a cura di Giuseppe Vetromile (Scuderi editore, 2014). Premio Speciale all’XI edizione del Concorso Nazione di Poesia “Città di Sant’Anastasia”, 2013; Premio Letterario “Castello di Prata Sannaita, L’Iguana” 2014, sezione Poesia inedita.
Per la narrativa è presente ne Le parole del mistero. Il perturbante nel quotidiano (a cura di Gloria Gaetano (Neverland Edizioni). È fra i compilatori dell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti, a cura di Giancarlo Marino e Aldo Putignano (Boopen Led edizione, 2009, e edizione 2012 edita Homoscrivens). Molti suoi racconti sono in rete su siti letterari, quotidiani e in antologie a tema. Nel 2014 ha ideato e curato la rassegna di poesia Poesia sospesa al bar tenutasi a Napoli dall’8 Marzo al 3 Maggio 2014. Ha preso parte a numerosi reading ed eventi letterari.

Testi

dalla silloge Del distacco e altre impermanenze

Se tu guardassi dal buco
che hai tracciato in cielo
vedresti il labirinto che conosci
e i punti stretti a ricucire albe.


Ai margini,
dove tracciavo l’invisibile tragitto,
il vento ancora supera le idee.
In quella solitudine che non implora cibo,
per occupare meno spazio al mondo
me ne sto col foglio bianco sulla soglia:
il naso, ricettacolo di sangue e abissi,
punge come scricchiolio di ossa.
Approdo al suolo, priva di memoria.
La vita vive in altri luoghi.


La sera è questa nave che affolla la mia mente,
un museo silenzioso

                   la luce di Ajvazosky
                   è cartapesta scolorita

da cui scendono a grappoli i viaggiatori
senza stringermi le mani per l’ultimo saluto.
Anime sole scellerate che
sostano nel vuoto.


Non saprai di me che coste, lingue
di confine sedimentate da cielo e pietre.
Se poi dovessi dirti come quella volta,
mentre stringevo il mondo nelle spalle,
che l’assenza di ogni tua parola è solo
un parlare piano, ritornerebbe rifondata
l’allegria, senza silenzi, a dispiegare i giorni.


Ti scrivo dall’altra parte del recinto
e ho braccia troppo corte per toccarti.
Ma se solo guardarti e non vederti,
immaginarti con le mani a fare,
senza chiamarti,
se solo questo desse la certezza
dell’ovvietà del non-amore

                         dell’in-esistenza
                         o dell’impermanenza

nelle stagioni
sarebbe giusto dimenticare
fuori da questa vita stare
fuori da un’altra vita
in un’altra vita a non cercarti.


Abito la pioggia di Londra
e il labirinto di ogni particella
ricomposta in terra
i gesti avvengono a sbuffi irregolari
sgusciano dal mantice
la metro corre nella testa
il grigio mi sorvola
mi parla
mi lenisce
mi fa esule nel nulla.


da Ifigenia
In fieri                                        

I

Avrei sentito il cigolio del tempo
se nel disordine di immagini avessi ipotizzato
che in fondo a ogni via di fuga sono le cose dette.
Ma le tue mani vennero a cercarmi
in un mattino anonimo di giugno
e fu così che vidi scivolare a poco a poco i dubbi.
Come un cappello dimenticato
fui obbediente all’amore crocifisso.

.

Eppure posso ritrovarmi in un calco di lenzuolo
e in mille addii che strappano il momento e le sue leggi.
Posso rivedermi con la pelle ricamata sulle ossa
al centro del mio mondo.
Se mi concentro, posso baciare il nostro esilio
fiera resistenza del mio io.

.

L’ultima fatica si nutre di astinenza.
Sotto la falce, alla pianura
quell’ansimare di rovine in terra
ha crepe nascoste le une dentro l’altre.
I cori di vendemmia resistono agli squarci.
Mentre il tuono vaga e il fulmine già arriva,
mi dici: Questi giorni sono per restare.
Ma svicoli sul resto.

.

La tenerezza ha angoli nascosti,
non li vedi?


L’Io rifugio

Non lascio niente (al caso):
nella calma che copre l’acero,
nell’erba che canta al vento
mi sento incolpevole.

In questo confine d’occhi,
relitto sfigurato appena,
mi avvolgo nel groviglio
a custodire categorie.


da Percezioni dell’invisibile

I cornice

Con lo stesso peso dell’infinito
si aprono le imposte, e il cigolio
ha la tristezza cauta di settembre.
Il mare rabbrividisce al respiro del silenzio.
Gli alberi ritorti spuntano meno selvaggi.
Quieti.
Aspettano che l’autunno spogli.

.

Come se non sapessi fare altro,
getto questo meriggiare dietro agli occhi
e parlo ai tronchi e ai giorni che in terra
mi tengono ancorata.
Delle ombre riconosco il verso,
uguale agli stessi miei rosari


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