Giancarlo Cavallo

a cura di Stelvio Di Spigno e Mario Fresa

Giancarlo Cavallo è nato nel 1955 a Salerno, dove da sempre vive      In campo letterario ha pubblicato: “Poema Robinson” (1982), “Lo stato dei luoghi” (1993), “Santa Maria de Alimundo” (1994), “Oltre le terre emerse” (1996), “Breviario dell’avventuriero” (2000), “Quadreria dell’Accademia e altre poesie” (Multimedia 2008); il saggio “Mappe dell’immaginario. Poesia visuale portoghese” (1987) ed anche alcuni racconti nelle antologie “Nuovi Narratori Campani”, Guida 1997 (Sebastiano beve trecento caffè) e “La terra dal mare”, Laveglia 1999 (Agli americani). Una selezione di sue poesie appare nel volume di Francesco Napoli “Poesia presente. In Italia dal 1975 al 2010”, Rimini 2011. Il poemetto inedito Vertigini (prima sezione di un libro di prossima pubblicazione) è apparso in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 1 (Rimini, 2013). Traduzioni di alcune sue poesie in spagnolo sul numero 9 di “Sibila”, Siviglia 2002 e sul “Manual de instrucciones 3”, Madrid 2009, in inglese e turco nel catalogo del 1° International Eskişehir Poetry Festival (Eskişehir 2011). Inoltre ha curato e tradotto in italiano i libri dello scrittore haitiano Paul Laraque “La sabbia dell’esilio” (Multimedia, Salerno 1994) e “André Breton ad Haiti” (1996), ha tradotto testi di Christiane Veschambre (in Rivista di Psicologia analitica, Milano 2004; ora in “La perdita”, Milano 2011) ed ha partecipato agli Incontri Internazionali di Poesia di Napoli (1999), Amalfi (2000), Salerno (1997, 1998, 2000, 2004 e 2012) Baronissi (1996 e 2000), Sarajevo (2004, 2008 e 2011) e Eskişehir (2011). Collabora sin dalla sua istituzione (1996) alle attività di Casa della Poesia di Baronissi/Salerno.

Testi

Santa Maria de Alimundo

Mille  anni gli esseri lontani che in questo  luogo  vissero salernitani come me e oggi forse nemmeno osso nemmeno forse pol­vere solo questa seminascosta chiesa nel dedalo di scale che l’acqua piovana lenta riconduce al mare la pigra la sporca cagna che ronfa indifferente agli affannosi traffici moderni ed ai tra­passi eterni.
Le case qui si tengono l’un l’altra strette sulle  stradette prive di geometria e di sole s’affacciano finestre di parole  so­pra  il silenzio di un cortile vuoto e un gesto unisce  lento  le donne del millennio ora trascorso bianche le trecce bianco il bu­cato che il vento asciuga e l’acqua ha già bagnato.
Nessuna  più regina varca la soglia dove nascosto  giace  un antico dio nella sua piccola dimora violata dalle bande di monel­li  ricchi  di vita di chiodi e di coltelli straccioni e re  di sguardi inascoltati ignari del mistero della pietra che un  tempo ospitò l’acqua della vita degli scomparsi loro avi coetanei.
Ma  gli  orti che sugli orti sono nati rinnovano il decoro stagionale frutto cerimoniale persica cerasa frutto dolce d’o­riente ai vecchi dell’ospizio nella sera che sale lentamente le sue scale musica rivenente e al fondo sacra al lunato golfo ed al turchese cielo che inghiotte i sogni e scopre il mare aperto die­tro il tuo portone.

 Tratto da: Giancarlo Cavallo, “Oltre le terre emerse”, Multimedia 1996

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Autoritratto di Vincent

E nel tormento di questi
giorni atroci sento
senza tregua le voci
che da inferni remoti
reclamano il mio volto
la mia carne le mie mani.
Io
quello che vedo
dipingo
e la mia mente vede
molto più dei miei occhi
e mostra quello che mai
nessuno ha visto
un girasole un campo
di grano un corvo
un delirio di colore.
E fra la carne e la cosa
c’è dolore e martirio
c’è l’angoscia dell’arte
che non pareggia la vita
nella sua nudità fragorosa
nella sua crudeltà inaudita.
E mi sto chiedendo
come guardare il mondo
e come starci dentro
se il moto vorticoso
degli astri mai
non si arresta
e tutta questa
eterea energia e
la macchina incessante
del desiderio e il suo
infinito
riprodursi e chiedere
solo si fissa
nel mio sguardo
e scruta altrove
cercando il suo
giusto colore
fino ai violati
confini
del giallo e del blu
fino all’estrema
richiesta d’amore
amami, ama
il mio corpo
che muore.

Tratto da: Giancarlo Cavallo, “Quadreria dell’accademia e altre poesie”, Multimedia 2008

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Confessione del poeta agnostico

Scrivo così come il ragno tesse
la sua tela tesa tra appigli elementari
rami di arbusti stipiti scrostati di finestre
rudimentali attrezzi dimenticati
da un lavorante distratto
ruderi statue di pietra devastate
testimonianze del passaggio dell’angelo
tubi corrosi da cui fuoriesce una densa
acqua color ruggine
vecchi copertoni d’automobile
manici di caffettiere deformati
dal lavorio del tempo e dal fuoco

Scrivo così come il contabile redige
il bilancio sbilenco degli attivi e delle perdite
le monete di rame ossidate i baci perduti
le azioni mancate le distrazioni
i sogni confusi irrealizzabili le avversità
i colpi imprevisti della malasorte
i capricci della volubile fortuna
le navi cariche di olezzanti spezie d’oriente
ed un opaco giro di donne slave
spacciate per esperte internazionali
dei giochi di borsa

Scrivo così come il prigioniero incide
il trascorrere degli anni dentro il muro
che lo separa dal compimento del proprio destino
senza avere ben chiara la natura della colpa
e tuttavia certo dei propri rimpianti
del volto tenero del rimorso che lo accusa
del torto di un amore troppo acerbo
per non lasciare aperte le ferite per non
sentire scorrere le parole fino a coagularsi
nel sangue aspro e secco
del poema.

Tratto da Giancarlo Cavallo, “Cantare delle preghiere smarrite”, inedito, 2014

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