Domenico Cipriano

a cura di

DOMENICO CIPRIANO (1970, Guardia Lombardi), vive e lavora in Irpinia. Già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, ha pubblicato le raccolte di poesia Il continente perso (Fermenti, Roma, 2000, premio Camaiore “Proposta” 2000 – introduzione di Plinio Perilli e nota del musicista Paolo Fresu), Novembre (Transeuropa, Massa, 2010, rosa finalista del premio Viareggio Répaci 2011 – introduzione di Antonio La Penna) e Il centro del mondo (Transeuropa, Massa, 2014 – postfazione di Maurizio Cucchi) e i libricini da collezione: L’Assenza (PulcinoElefante, 2001) e L’enigma della macchina per cucire (L’Arca Felice, 2009). Ha collaborato con artisti di vario genere, tra questi, gli attori Alessandro Haber e Sergio Rubini. Con l’attore Enzo Marangelo e i musicisti Enzo Orefice, Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti, ha realizzato il CD di jazz-poetry Le note richiamano versi (Abeatrecords, 2004). Dal 2010 guida il “Progetto Lampioni” per la sua voce e le musiche della formazione Elettropercutromba. È presente in varie antologie, quali: Poeti in Campania (2006), Da Napoli/verso (2007), Le amorose risonanze (2009), La poesia è una città (2011), Quadernario: venticinque poeti italiani d’oggi (2012), L’evoluzione delle forme poetiche (2012), Poeti e poetiche 2 (2013). Sue poesie sono presenti in varie riviste e blog, si ricordano: Capoverso, Gradiva, Italian Poetry Review, La Mosca di Milano, Nazione Indiana, Punto, RaiNews, etc. È redattore della rivista “Sinestesie” e collabora con varie testate. Ha ideato numerose iniziative per la diffusione della poesia ed è tra i curatori della collana di foto e poesie per la valorizzazione del territorio: “Pietre Vive”. ( www.domenicocipriano.it )

Testi

Da: IL CONTINENTE PERSO

Col viaggio mi fingo ombra
per segnare passaggi nel tempo
senza traccia neppure accennata,
essenza visibile nell’istante, dubbio
di essere apparso, o essere un falso.

*

Amore, non credo
nell’economia di scala
nella produzione di massa
per questo è una
la rosa che ti dono
perché si è in un solo modo
per ognuno.

Da: NOVEMBRE

1.

trema la terra, le vene hanno sangue che geme e ti riempie.
è un fiotto la terra che lotta, sussulta, avviluppa. confonde
la terra che affonda, ti rende sua onda, presente a ogni lato
soffoca il fiato, ti afferra, collutta, si sbatte, si spacca, ti vuole
e combatti, chiede il contatto, ti attacca, ti abbatte. è fuoco
la terra del dopo risucchia di poco le crepe: la terra che trema
riempie memoria. ti stana, si affrange, ti strema, è padrona.

9.

la vita tra le intercapedini dei muri diventa
meno artificiale. bastano parole poche e gesti
per riempire le giornate. le notizie tra le attese
alimentano la parte inafferrabile di ogni labile
esistenza. poi tutto si ricompone stringendosi
ai residui della vita: il confine è già segnato
e nulla ti riporta indietro.

*

Da: IL CENTRO DEL MONDO

Disteso sui miei sensi penso
(oltre le nuvole e le luci dei lampioni
alari) col fiato sospeso sulle colline blu.
Nemmeno i corpi uniti nell’amore
e racchiusi in un respiro solo sanno dire
dell’immenso in cui mi perdo ora
per questo tramonto vulnerabile e mobile
nel bagliore di una luce sterminata
tra le voci intrecciate in lontananza.
Se apparteniamo – per un istante –
a un’altra vita, a un’epoca leggendaria,
non ci è dato sapere dal poco che tracciamo
sciogliendo in illusione le certezze.
È quel bagliore, che si insinua vorticoso
oltre la forza decisa delle ossa,
ad aprire un nuovo varco sotto pelle,
a rinominare infinito il suono delle cose,
di quell’oceano che si nasconde eternamente
dentro al volto immobile dei monti.

*

(a mio padre)

Si è raggrumata in sogno
la sequenza dell’adolescenza
noi due seduti: tu intento
a leggere il giornale, io
un libro, cogliendoci nelle parole,
fermando quell’istante quotidiano
complici gli odori della casa
il calore della stufa a kerosene
e il velluto a scacchi delle poltrone.
Mi hanno sorpreso di notte
in un sobbalzo della mente
che si concede raramente indietro
scompigliando gli anni
alla memoria senza grandi eventi:
quella necessaria, e più segreta.

*

Moriamo pezzo dopo pezzo mutando,
crescerai e sarai altro, diversa. Ferma
l’immagine che hai già cancellato
nelle ore (non è affidabile la memoria)
così la presenza non è solo un dettaglio
per la nostra comprensione. Filo spinato
e ruggine sui punti fermi del mondo,
ma nemmeno quello spigolo d’universo
ci appartiene. Cambiano con te
le cose abbandonate.

*

Sono stelle distribuite in terra
nei luoghi che ospitano amici,
se ne collego i punti disegno
immagini multiformi, una bocca
che mastica i pensieri, perché
muovo il labbro negli spostamenti
e ovunque una lampadina segnaposto
indica dove si colloca la vita.
Così, la notte ci scostiamo
e chiediamo aiuto ai lampioni
di resistere. Qualche guardiano
tiene in vita il respiro.

*

Nel tragitto nulla si sviluppa
tranne le rughe paradossali
sui volti ancora giovani. Il tempo
perde riferimenti visibili (si confonde)
e si accavallano le onde orizzontali
sulla fronte. Non rispondono
alla logica costante delle maree
e il ritorno del peso del giorno
non sottrae il bisogno di restituirsi
alla terra inondata.

*

INEDITO
(a Salvatore, che ha trovato i segni del Paleolitico in Irpinia)

Con delicatezza, dopo millenni di abbandono,
transitano tra le mani i resti
di una nostra esistenza sconosciuta, da ricostruire
o inventare nelle ipotesi più sognanti.
Un oggetto semplice (silice scalfito),
vorace se curvato sulle pelli di animali:
un ciottolo di cui non avremmo premure
né interesse se creature che ci hanno germinato
non avessero lasciato una traccia, senza
sapere del futuro, cercando di resistere
alle successioni del loro presente inesplorato.
Avremo la stessa cura (credendo illusi
ad un futuro eterno) di tramandare
(tra i milioni di oggetti che ci affollano)
almeno un sinallagma duraturo
con quanti attraverseranno questo spazio
e l’aria respirata da chi l’ha vissuto,
ora che lo sguardo ci rivela chiari
i segni illuminanti del paesaggio?

***

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