Carmine Vitale

a cura di natàlia castaldi

 

Carmine Vitale è nato a Salerno nel 1965. Nel 1999 ha vinto il Premio Internazionale Emily Dickinson
. La sua poesia è apparsa su samizdat clandestini a Praga, Dusseldorf, San Pietroburgo e Parigi.
 Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Attualmente in fase di preparazione è Litoranea, la sua prima raccolta di racconti. Sue poesie e alcuni racconti sono stati pubblicati in riviste, siti, blog poetici e letterari; tra questi: La Poesia e lo Spirito, Nazione Indiana, Sud rivista europea, Romboid Poesie samizdat in lingua ceca, Rebstein, Books and Others Sorrow, Microcenturie π.(pi greco)Trimestrale di Conversazioni Poetiche, Conversation International Poetry Project, Montparnasse Revue Café. La sua poesia è in corso di traduzione in greco e francese. Una volta ha incontrato Hrabal a La Tigre d’Oro a Praga
. E, dopo vent’anni d’inseguimento,Wisława Szymborska a Bologna
. Vive con la sua famiglia in un piccolo paese sul mare.

• LAVORI:

Un giorno strano, (Plaquette autoprodotta) – (Premio Internazionale Emily Dickinson, maggio 2000)
Quello che possediamo (plaquette, a cura di Studio Oblique), Infinite Soluzioni, maggio 2010
Alcune Cose (e una lettera di Francesco Forlani). Poesie, L’Arcolaio, agosto 2010
Parigi, strade e sogni di una città. Petit cahier di viaggio, Historica, maggio 2011
La versione di Giuseppe, EDTO, agosto 2011
19/ i migliori racconti di UnoNove, EpiKa, aprile 2012
Il Leviatano di Melville e altre poesie, L’Arcolaio, novembre 2012
• CONTATTI: doarki@libero.it

Testi

Il Leviatano di Melville

Ti hanno trovato a pochi metri dal suolo
coperto di sabbia e senz’acqua
un mostro marino lontano miglia e miglia distanti
caduto proprio qui al centro del deserto

Una mattina di dodici milioni di anni fa
quasi sicuramente nel miocene hai visto la voglia di morire
delle foglie e i tuoi denti sono rimasti sospesi nell’acqua pieni
di stupore. La polvere di stelle ti ha trascinato lungo
le montagne più distanti
deve essere stato stretto per te lì sotto
senza pane né acqua

Le parole si sono spezzate.

Si dice che il tuo urlo arrivò alla velocità del suono
e le notti passate al freddo in attesa della respirazione,
congelate dal tempo
avresti voluto avere nove vite, come un gatto, semplicemente.

Ti sei fatto trovare, dicono
per quelli che non sanno niente,
assolutamente niente
e parlano, parlano in
[continuazione.

Ti sei posato sul fondo e ancora non sapevi che avrebbero
scritto Moby Dick, il libro
degli indiani e l’evoluzione della specie
salvata a stento dal rogo.
e nemmeno che sarebbero passati da lì la cometa
di Halley per la prima volta,
gli spagnoli, e una frase di Frank O’Hara che dice “tu puoi
accettare proprio tutto della vita perfino
il tuo stesso mistero“ in una poesia dal titolo Come Previsto
Avevi in bocca una gamba di legno o forse questa è solo
una mia fantasia chissà poi se è vero
che Dio decise di far morire la tua femmina
così giusto perché temeva l’invasione del mondo

Oltre l’orizzonte c’era la terra che poi ti ha tenuto prigioniero.

Nella nomenclatura binomiale sei diventato il Leviatano di Melville.

A San Pietroburgo la faccia di Perelman grida:
non tutto si compra.

l’acqua sta tornando
i ragni non si toccano


 

Un commento in risposta ad una domanda

Carmine, ma non era proprio questo:
dove gettare lo sguardo e le immondizie sembra
essere la stessa cosa,
si gioca al futuro e sussulta ancora
il cuore a volte per un rumore
– il cielo ricomincia daccapo e con forza a distendere colori,
trasportare versi, cosi che il mondo possa leggere
nessun nome né indirizzo hanno qui le nuvole.
Il sole prende in mano una penna e tra uno scroscio
di pioggia e il sorriso di una donna
impone di storcere il viso verso un altro
volto come sulle tombe.
Soltanto della voce non ci si dovrebbe mai dimenticare,
oppure di un ricordo come fosse già racconto
una preghiera come ognuno la intenda,
svelare il caos o le origini di una città.
Ma è divagare questo
quello che non c’è –
l’indice di un principio,
il sommario finale
e la ricerca delle risposte:
lo sguardo? prenderlo in prestito per qualche ora dagli occhi
di un bambino solo,
chiudendo gli occhi non per sempre, bimbo dimenticato.
Mettersi in volo bambino sconosciuto.
Ma guardare il transito delle maree,
è possibile, certo; come bruciare ali al suono del vento;
Niebosky è nell’arca,
la signorina tal dei tali sorride e aspetta,
si occulta il corpo di dio
come i doni della befana,
come stralci tronchi morti.
Il tempo lineare è ora circolare,
ferma il moto delle nubi
e anche il cadere della pioggia;
si odono voci e profumi forti come odori di terra –.
Una volta vissi.
Potevo seguire il sentiero ora a destra ora a sinistra,
non mi ricordo mai di aver pianto, dopo;
ma adesso qui, si:
rilegato e cucito in un certo qual modo
come la nostalgia imperfetta, quasi priva di pace
di un mondo segreto.
Cosa significa vedere l’esistenza
o delle cose cosi come son fatte,
di materia e di sogni,
di muro contro muro
come sono poi in fondo le chimere,
alte semplici irraggiungibili,
o di quelle cose a cui non si pensa mai
come il mercurocromo sulle ferite,
l’articolazione scapolo-omerale,
il setto nasale
l’ospedale
il fosforo
le risate.
Com’è triste la poesia ridotta a professione

***

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