Carlangelo Mauro

a cura di Stelvio Di Spigno e Mario Fresa

Carlangelo Mauro, nato nel 1965, vive a S. Paolo Bel Sito (NA); poeta e critico, ha curato con Enzo Rega il volume: La poesia a scuola. A colloquio con i poeti, Stango Editore, Roma, 2003; ha pubblicato di poesia In Margine (Istituto Italiano di Cultura di Napoli, 1997), Antidoto (Campanotto, 2000, pref. di U. Piersanti), la plaquette Alla madre (L’Arca e l’Arco, 2003), Il giardino e i passi (Archinto, 2014, pref. di M. Cucchi). Collabora alla cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università “L’Orientale” di Napoli dove ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. I suoi filoni di ricerca hanno riguardato il petrarchismo del ’500 (Di corte in corte. Per una lettura dell’opera poetica di Colantonio Carmignano, L’Arco e l’Arco, 2012), il Quasimodo poeta e giornalista (Rifare un mondo, ed. Sinestesie, 2013) di cui ha curato l’edizione di due rubriche: i Colloqui su «Tempo» (2012), e Il falso e il vero verde su «Le Ore» (2014, in corso di stampa), Scotellaro, d’Annunzio e altri. Nel 2013 è stato pubblicato ‘Liberi di dire’ (ed. Sinestesie), un raccolta di saggi su Fontanella, Piersanti e Volponi, Neri, Cucchi, De Angelis.

Testi

a scuola la giovane Carla
sempre sorride e traspira
gioia quando legge

solo un’ombra gli vuota profonda
l’anima quando l’insegnante
nella casella le affibbia
il numero

*
«le interrogazioni su Omero
si dovevano fare alla cattedra»,
la distanza era un’inesattezza
calcolata in centimetri

ma le parole dell’uomo
astuto arrivavano lo stesso
sgombre di sapienza

l’antico viaggio era stato
verbalizzato

*
l’inseguimento proseguiva
i corridoi arsi di giugno

tutto ciò che si doveva dire
sull’anima della poesia era
una nuova fisica dei quanti
o i resti decimali delle somme

il debito non era possibile
saldare di tanti morti
avvolti nel cellofan

per i pacchi di compiti
al terzo piano
ci sarebbe stata un’inchiesta
forse un processo

*
A Temi (1976-2008)

nelle interrogazioni
ti tremava la voce
nulla della sicurezza
dei tuoi capelli
desiderio di spavalderia

il corpo
grande e tenero
aspettava tranquillo
il suono della campanella
s’avvicinava calmo
verso la porta
come quel giorno
che a me sembrava normale
un gesto previsto della mente
dopo l’esame di una maturità
finalmente raggiunta

ma in esso c’era qualcosa
che non avevamo saputo tradurre
nelle frasi di latino alla lavagna
così rassicuranti e perfette
nelle applicazioni delle regole
quand’anche parlavano di stragi e uccisioni:
un suono che non era un simbolo
o un’allegoria ma l’incomprensibile
momento della tua morte
un segno imprevisto
che avremmo dovuto sapere
ogni giorno aggiungere
ai soliti gesti di ogni giorno

*
Regressione
A mia madre

eri tornata bambina
pronta a sillabare un tenero
«ma…ma» universale
ad ogni soffio di vento
ad ogni inquietudine
non c’era più spazio
per inutili ragionamenti
il freddo per l’arsura
era come Proust
un piatto gradito sgradito
il paradiso o l’inferno

per me eri un’altra mamma
un altro triste mistero
cui rimanere allegramente
attaccati

*
Un pomeriggio intero
passato a decifrare
i tuoi ermetici messaggi

ma non c’era critico letterario
che mi potesse dare la chiave

il pubblico lontano
dalla poesia
io dal tuo parlare rotto
c’eravamo stretti la mano
nella nostra comune deficienza

ma la tua era una sapienza
scambiata per follia

*
Nino mio nonno
camminava
negli ultimi anni
come ora mia madre
per un accidente cerebrale
tra le piante
del giardino
che resistono

***

Un pensiero su “Carlangelo Mauro

  1. **
    Poesia di scavo e di recupero memoriale ma anche di osservazione e registrazione. La mente coglie l’immagine o il lacerto del ricordo, ne isola icasticamente qualche dettaglio connotandolo semanticamente, talvolta affidandogli un ruolo di rilievo nell’architettura poetica del testo. Un sano realismo è al fondo dell’atto creativo, lo colora negli esiti e quasi lo definisce con serena saggezza verbale.
    Pasquale Balestriere

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