Variazioni sul tema dell’ombra nella pittura di Caravaggio (40)

di Daniela Pericone

RITRATTO DI ALOF DE WIGNACOURT

Caravaggio, Ritratto di Alof de Wignacourt, 1608 (Parigi, Louvre)

Nel luglio 1607 Caravaggio raggiunge Malta, con l’intento di ottenere la croce di cavaliere dell’Ordine e la grazia del papa per la condanna dovuta all’omicidio commesso. Un anno dopo, il 14 luglio 1608 è nominato Cavaliere dell’Obbedienza Magistrale, in riconoscimento del prestigio apportato all’isola.

Sin dai primi tempi del soggiorno maltese la sua pittura riscuote notevole successo: esegue il Ritratto di Alof de Wignacourt, raffigurando il Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta con un’armatura di foggia cinquecentesca (conservata ancor oggi nell’Armeria del Palazzo Magistrale a La Valletta), in richiamo alla sua partecipazione alla Battaglia di Lepanto del 1571. È una rappresentazione ufficiale, in cui tuttavia la posa solenne e marziale non prevarica il carattere dell’uomo, l’espressione è severa ma non arcigna, lo sguardo acuto e distante è come rivolto ad altri, più ampi orizzonti.

Meno vincolata a rigidità formali è la figura del paggio che regge l’elmo e la cotta copricorazza, probabilmente Alessandro Costa, figlio del banchiere genovese Ottavio. La dolcezza del giovane stempera l’austerità del dipinto, le membra sottili e la morbidezza dell’abito, i colori tenui dell’incarnato e dei capelli e, più di tutto, gli occhi mansueti, quasi interrogativi, diretti verso l’osservatore, compongono una figura che accompagna con discrezione la fisionomia dell’uomo di potere.

Un accostamento di caratteri dai toni non perentori, inteso forse a esaltare l’altezza delle imprese e al contempo rammentare la fragilità delle mire terrene, una sorta di monito alla hybris dell’uomo.

RITRATTO DI ALOF DE WIGNACOURT part.

Caravaggio, Ritratto di Alof de Wignacourt, particolare, 1608 (Parigi, Louvre)

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