Variazioni sul tema dell’ombra nella pittura di Caravaggio (31)

di Daniela Pericone

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Caravaggio, Sacrificio di Isacco, 1603 (Firenze, Uffizi)

Il dipinto Sacrificio di Isacco è eseguito da Caravaggio nel 1603 per Monsignor Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. L’episodio narrato è uno dei più sconvolgenti della tradizione biblica per la dirompenza dei sentimenti in gioco, l’atroce dissidio di un uomo posto dinanzi alla scelta di sacrificare la vita dell’unico figlio come atto di devozione alla divinità.

Caravaggio s’introduce, come di consueto, nel vivo del racconto, concentra la resa del dramma nel punto in cui Abramo sta per sferrare il colpo di lama alla gola di Isacco in obbedienza all’ordine divino, ma viene bloccato dall’angelo inviato a fermare la mano che lo stesso Dio non vuole assassina.

Il filo della tensione è altissimo e giocato tra lo sguardo torvo di Abramo, contratto nello sforzo di compiere un gesto di violenza inaudita contro il suo stesso seme, e la perentorietà dell’angelo incaricato di deviare il corso degli eventi. Due forze estreme si fronteggiano, la sottomissione alla volontà divina che rende cieca e implacabile la stessa obbedienza e la supremazia dell’arbitrio divino, libero persino di contraddirsi, d’impartire direttive e rinnegarle al di là di ogni logica e comprensione umana.

Sullo sfondo di un paesaggio dai toni tenui e velati – un rifugio per gli occhi e l’animo in tumulto -, spicca per contrasto il volto di Isacco, alterato in una smorfia di vana e disperata interrogazione su quanto gli sta accadendo. Accanto la muta testa di un ariete, a prefigurare il diverso epilogo della storia, l’imminente scambio di vittima sacrificale. Tuttavia non si avverte sollievo, nel cuore dei due uomini nulla sarà più come prima.

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Caravaggio, Sacrificio di Isacco, particolare, 1603 (Firenze, Uffizi)

 

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