#ArnesiDaSuono 17 – Mouthbow: l’arco a caccia di suoni

di Marta Cutugno

Presente ancora oggi in Africa ed in alcune aree dell’Asia e del Sud America, tra le popolazioni che utilizzano arco e frecce per la caccia, il mouthbow, arnese da suono, era già noto all’età della Pietra. Il famoso dipinto rupestre, risalente al XIII millennio a.C. circa, custodito in una caverna conosciuta come “Il Santuario” a Trois-Frères, Ariège, in Francia, sembra, infatti, raffigurare un uomo-cervo che suona un arco.

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Strumento a corde formato da un pezzo di legno ricurvo unito alle due estremità da una corda tesa, altro non è che un arco da caccia che abbandona temporaneamente la sua funzione fondamentale alla sopravvivenza ed accompagna momenti di diletto volti alla produzione di suono. Il suonatore colpisce o pizzica la corda con le dita o con un bastoncino mentre, ad una delle estremità, accosta la bocca che diviene cassa di risonanza. Lo stesso muove le labbra e modifica l’impostazione della cavità orale producendo diversi e morbidi armonici che può accompagnare con ronzii e con il canto. In alcuni casi, lo strumento può anche essere accordato così da permettere esecuzioni di gruppo ed, in generale, è principalmente impiegato durante la meditazione.

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