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InVersi Fotografici – For the glory of the wind: Robert Frank Vs Jack Kerouac

di Cinzia Accetta

L’InVerso fotografico di oggi guarda il vento, il vento del cambiamento che oggi soffia più che mai. L’occhio si è posato su delle foto retrò che descrivono un’epoca mettendone in risalto le  peculiarità e le contraddizioni. Ma attenzione, questa è una capacità che pochi artisti hanno avuto, infatti non è per niente facile estrapolare le caratteristiche del proprio tempo, coglierne l’essenza quando ancora tutto è in gioco e gravita intorno a te, non è semplice distinguere tra ciò che è destinato all’oblio e ciò che passerà alla storia.

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Il cambiamento infatti può essere compreso appieno solo quando ne sei fuori, quando è già passato e un nuovo modo di intendere l’esistenza è ormai consolidato. Nell’occhio del ciclone del cambiamento regna la calma più assoluta, tutto sembra immobile e invece tutto sta per passare inesorabilmente. Così ho scelto un fotografo che ci aiutasse a ricordare; quel Robert Frank che ha immortalato l’america degli anni ’50.

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Robert Louis Frank, nato a Zurigo il 9 novembre 1924, è un fotografo e regista svizzero naturalizzato statunitense. La sua raccolta più famosa è The Americans, realizzata grazie ad una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim. Dai suoi viaggi attraverso gli Stai Uniti tra il 1955 e il 1956 viene fuori un  “poema per immagini” dedicato alla strada americana; un reportage che ha segnato un’epoca diventando il riferimento principale per conoscere con lo sguardo. Descrivendo questa esperienza dice:

“penso che ce ne siano solo due o tre in cui ho davvero parlato con qualcuno, ma per la maggior parte del tempo sono stato in assoluto silenzio, camminando attraverso il paesaggio, attraverso la città fotografando e andandomene via. Bene, questo è il mio temperamento, di essere silenzioso e guardare solo (…) Quel che mi piaceva della fotografia era precisamente questo: che potevo andare via e stare zitto, fare tutto molto rapidamente senza coinvolgimento diretto

La solitudine di chi sa osservare senza lasciarsi coinvolgere. Quella che ritroviamo anche nei versi di Kerouac che condivide con Frank il sentire della Beat Generation. Kerouac si occuperà di scrivere l’introduzione al libro The Americans per l’edizione americana e lo introdurrà nel gruppo degli esponenti della nuova generazione letteraria e artistica americana. Nel 1958 i due autori viaggiano attraverso la Florida, la strada diviene il tema costante del loro percorso e, se per Kerouac “la strada è la vita”, per Frank diviene il luogo dove eliminare l’elemento retorico, trovando il sentimento nei juke box e nelle automobili di un drive in.

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Nel 1959 Frank dirige il suo primo film “Pull My Daisy”, scritto e narrato da Jack Kerouac e interpretato, tra gli altri, da Allen Ginsberg e Gregory Corso. Il film sarà considerato il padre del New American Cinema. Robert Frank in tutti i suoi lavori si propone di scontrarsi con la realtà, con la distruzione del mito degli Stati Uniti da cartolina.

Nel 1994, ancora in vita, FranK dona gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery of Art di Washington che crea la Robert Frank Collection.

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Strappa la mia margherita

Strappa la mia margherita / Versa la mia tazza / Taglia i miei pensieri / per le noci di cocco // Jack mio Arden / Confina le mie ombre / Copri di seta il mio giardino / Profuma alla rosa i miei giorni // Dilisca la mia ombra / Collima il mio sogno / Mungi la mia mente & / Fammi panna // Salta sul mio cuore / Arpeggiami per quanto son alto / Sostieni il mio angelo / Bucami la luce // Sana la goccia di pioggia / Semina l’occhio / Verme infelice / che il saggio lavora // Ferma lo scherzo / Dov’è che non si dorme / La scatola qual è / Come sono le Vicks // Fregami l’armadietto / Leccami le palle / Distruggi le mie miserie / Gioca con i miei sguardi // Sputtanami la porta / Flagella la mia birra / Scompiglia i miei capelli / Desnuda la mia povertà // Di’ la mia accidente / Apri la mia conchiglia / Rolla le mie ossa / Sdelenca la mia campana // Pontifica i miei pezzi sparsi / Spiaccica il mio animaletto / Spraglia la mia pappa / Snocciola la mia susina /

artist; photographer and film maker

16 settembre 1961, poesia

Come mi sentivo terribilmente triste pensando a mia madre mentre dorme nel suo letto / che lei morirà un giorno / anche se lei stessa dice «la morte non è niente di cui preoccuparsi, / da questa vita ci avviamo ad un’altra» / Come mi sentivo in ogni caso terribilmente triste – – / Non avere vino per farmi dimenticare i miei denti che vanno in malora è cattivo abbastanza / ma il fatto che il mio corpo intero sta marcendo e il corpo di mia madre si sta disfacendo / verso la morte, è tutto così pazzescamente triste. / Sono uscito fuori nell’alba chiara: ma perché dovrei essere contento per un’alba / che nasce su un altro rumore di guerra, / e perché dovrei essere triste: in definitiva l’aria non è chiara e fresca? / Ho guardato i fiori sul cespuglio: uno era caduto: / un altro era appena sbocciato: nessuno di loro era triste o contento. / All’istante ho capito che semplicemente tutte le cose vengono e vanno / compreso qualche sentimento di tristezza: anche questo se ne andrà: / triste oggi contento domani: malinconico oggi ebbro domani: perché agitarsi / così tanto? / Ognuno nel mondo ha difetti proprio come me. / Perché dovrei buttarmi giù? Questo è un sentimento che viene soltanto per andarsene. / Ogni cosa viene e va. Benissimo! / Le guerre cattive non resteranno per sempre! / Anche le forme piacevoli se ne vanno. / Dal momento che ogni cosa semplicemente viene e va Oh perché essere triste? o contento? / Malato oggi pieno di salute domani. Ma Oh io sono così triste proprio lo stesso! / Proprio venendo e andando dappertutto per il luogo, / il luogo stesso viene e va. / In ogni caso finiremo tutti su in cielo, insieme / in quella eterna estasi dorata che ho visto. / Oh com’è dannatamente triste che non possa scrivere bene su questo. / È un tentativo di facile luminosità / di poesia ciardiana. / Dovrei veramente usare il mio modo personale. / Ma anche questo se ne andrà, preoccupazioni sullo stile. Sulla tristezza. / Mio piccolo gatto felice che fa le fusa e odia le porte! / E a volte è triste e silenzioso, / naso caldo, singhiozzi, / e un debole miagolio da cuore spezzato. / Là vanno gli uccelli, volando a ovest per un momento. / Chi conoscerà mai il mondo prima che se ne vada?

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