#ArnesiDaSuono 14 – Armonica a bocca: piccola grande cassetta melodiosa

di Marta Cutugno

Arnese da suono indubbiamente tra i più popolari, l’armonica a bocca suggerisce, in prima analisi, un’apparente facilità di esecuzione: in verità, l’impegno ed il costante esercizio, possono far sì che la pratica e la tecnica raggiungano, per questo strumento, alti ed insospettabili livelli di virtuosismo. Mentre il corrispettivo orientale è lo sheng – organo a bocca di antica tradizione cinese risalente a circa 5000 anni fa – in Occidente, nel 1821, Buschmann brevettò l”aura”, uno strumento a fiato ad ancia metallica libera. Queste le caratteristiche dell’aura: linguette metalliche libere disposte orizzontalmente in sottili scanalature, diametro di 4 pollici (circa 10 cm), emissione di ventuno suoni e possibilità di suonare accordi e di realizzare evoluzioni dinamiche; soltanto qualche anno dopo, nel 1827, Christian Messner, un orologiaio tedesco, derivò, dai prototipi precedenti, un primo modello di armonica a bocca così come la conosciamo oggi. L’invenzione non passò inosservata dinanzi a Matthias Hohner, grande uomo di affari tedesco, che, nel 1850, insieme a Christian Weiss, apri una fabbrica di armoniche divenuta poi leader del settore fino alla produzione di milioni di strumenti ogni anno; in un primo momento si trattò di armoniche diatoniche; il modello cromatico si diffuse negli anni ’20 e la principale differenza, rispetto al modello diatonico, consisteva nella presenza di quattro ance per ogni foro, due per la produzione di note naturali, due per i suoni alterati dal diesis e dal bemolle. A partire dagli anni ’40, grazie allo studio ed alle esecuzioni di diversi strumentisti, l’armonica a bocca raggiunse grande notorietà e venne impiegata anche nei repertori classici.

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La struttura dello strumento prevede la presenza di parti visibili – principalmente i coperchi sotto cui si trovano i telai metallici – e parti invisibili – tra queste, le montature in legno, le scalanature ovvero i condotti per l’aria, le guide, le molle ed altre piccole componenti che variano a seconda del modello. Il suono viene prodotto dalla vibrazione delle ance sia in fase di inspirazione che di espirazione.

A parte l’armonica diatonica – impiegata nel blues, country, rock, folk – e quella cromatica – che consente di suonare in qualsiasi tonalità e che permette di ottenere caratteristici effetti sonori come il vibrato, l’hun hua, il tremulo gutturale quello mandolinistico – esistono anche l’armonica tremulo (le due ance di ogni foro sono accordate sulla stessa nota ma con una leggera variazione di altezza) e l’armonica ottava (le lamine sono accordate all’ottava per sonorità più piene e forti). Figura leggendaria di primo armonicista fu Borrah Minevitch; suo successore fu Larry Adler (nella foto sopra), colui che divulgò lo strumento e le sue sonorità in tutto il mondo: collaborò con artisti di elevato calibro da Gershwin -che per lui compose alcuni brani – e Milhaud a Sting ed Elton John. Ricordiamo la sua interpretazione del Concerto per armonica ed orchestra, composto appositamente per lui da Spivakovsky, trasmesso nel 1951 dalla radio britannica. [Adler si esibisce alla armonica nel 1937: Clicca qui per guardare il video]. Ennio Morricone utilizzò le sonorità dell’armonica a bocca in numerose colonne sonore per i film western di Sergio Leone: nel famosissimo “C’era una volta il west”, il protagonista è, tra l’altro, soprannominato “Armonica” proprio perché suonatore di tale strumento. Virtuosi dell’armonica a bocca più vicini ai nostri tempi sono: Howard Levy, Lee Oskar, Steve Baker, Brendan Power e Mick Kinsella.

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