#ArnesiDaSuono 13 – Erhu: violino tradizionale cinese

di Marta Cutugno

Letteralmente “strumento barbaro a due corde“, l’Erhu appartiene alla famiglia degli Huqin, cordofoni cinesi a corda sfregata: tra questi il banhu, il gehu, lo zhonghu, il sanxian. Il primo tipo di huqin, presente già nel X secolo, fu lo xiqin, lo strumento delle celebrazioni imperiali o militari, riconosciuto sul territorio, e nel corso dei tempi, in numerose varianti, una delle quali, appunto, l’erhu.

Con ogni probabilità, giunse in Cina dalle regioni dell’Asia centrale al tempo della dinastia Tang (618-907); numerosi gli impieghi durante la dinastia Song (960-1279), per raggiungere l’apice del successo nella seconda metà del XX secolo, con la nascita della Repubblica popolare cinese: in questo periodo, da strumento di accompagnamento, divenne strumento solista, compreso sia nelle orchestre tradizionali – vicino ai flauti, ai liuti e allo yangqin – che negli spettacoli di danza.

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È costituito da un blocco di legno esagonale (cassa di risonanza) coperto con pelle di serpente, da un manico che non ha funzione di tastiera ma presenta i piroli per legare le due corde di metallo, seta o nylon; l’archetto viene inserito e fatto scivolare delicatamente sulle corde.

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Solitamente si suona da seduti, appoggiando lo strumento sulla gamba destra, mentre la mano sinistra lo sostiene e la mano destra muove l’archetto orizzontalmente tra le due corde. L’estensione dello strumento raggiunge le tre ottave e presenta cinque principali posizioni di diteggiatura. Il suo timbro è delicato e dolce senza escludere brillantezza ed un certo carattere: molto vicine al suono della voce umana, le sonorità dell’erhu potrebbero anche essere paragonate a quelle del corrispondente strumento occidentale, il violino, in una versione decisamente più nasale.

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