La legge Fiano sulla propaganda fascista (terza e ultima parte)

Siamo arrivati al termine del dibattito. E’ ora di tirare le somme.

A mio parere la legge Fiano è molto difettosa, sotto vari aspetti.

1) OPERE D’ARTE ED ESPOSIZIONE MUSEALE

Come sostenuto nella Seconda parte di questo articolo, la legge necessita innanzi tutto di due aggiunte. La prima che specifichi che le opere d’arte passate o presenti ispirate al fascismo e al nazifascismo sono esenti dalla legge. La seconda che distingua, per quanto riguarda i gadget, l’uso propagandistico e la loro diffusione a scopo di lucro dalla esposizione dei suddetti in sedi didattiche, come nei musei: tale esposizione dev’essere garantita.

2) LE PENE COMMINATE

Per una legge che si riferisce soprattutto all’uso propagandistico di beni, immagini e simboli del fascismo e del nazifascismo a mio parere la pena dev’essere pecuniaria, non detentiva. Rischiare anni di carcere per aver venduto un gadget sul Ventennio mi sembra francamente eccessivo. Come si sa, spesso in Italia si fanno leggi con pene esorbitanti che, proprio perché esorbitanti, poi non vengono comminate. Meglio pene più proporzionate ma che siano davvero applicate. Secondo me, una pena detentiva potrebbe essere applicata solo in caso di ostentata e ripetuta propaganda pubblica non tanto dei beni quanto dell’ideologia fascista o nazifascista.

3) L’ESTENSIONE AL COMUNISMO

Non sono per nulla d’accordo con i vari politici e giornalisti che chiedono venga condannata anche la propaganda comunista. Tra i sostenitori di questa proposta, ho scoperto, con sorpresa e dispiacere, esserci anche il teologo Vito Mancuso, autore di vari post su facebook  su questo argomento. Ho risposto a Mancuso, che ha il pregio di leggere e confrontarsi con i suoi commentatori, e ora trascrivo ciò che ha scritto Mancuso (integralmente) e i miei commenti (lievemente editati onde evitare refusi, ripetizioni o poca chiarezza).

VITO MANCUSO, 13 SETTEMBRE (MATTINA):

Giusto punire la propaganda fascista. Ma giusto sarebbe punire anche la propaganda comunista, a sua volta nemico mortale della libertà.

Si può essere autenticamente antifascisti solo se si è autenticamente anticomunisti perché il fascismo è forza bruta e violenza.

Una precisazione:
1) L’essenza del fascismo è la violenza e la forza bruta, quindi essere antifascisti significa rinnegare sempre e comunque la violenza e la forza bruta. Sempre e comunque.
2) La storia del comunismo, ovunque si sia affermato nel mondo, mostra che violenza e forza bruta sono stati suoi strumenti privilegiati, non casuali ma sistematicamente voluti. Rileggere al riguardo soprattutto quel monumento alla libertà che sono le opere di Vasilij Grossman, in particolare ovviamente Vita e destino.
3) Ne viene, a mio avviso, che non vi può essere autentico antifascismo se non c’è autentico anticomunismo. Si tratta anzitutto di una forma dell’anima, di una opzione interiore.
Un caro saluto a tutti gli amici!

LORENZO GALBIATI: Rimango un po’ esterrefatto da queste affermazioni. Il fascismo ha portato la dittatura dove c’era la democrazia. Il comunismo è nato come rivolta popolare contro dittature (lo zar, Batista a Cuba) o in modo democratico (in Cile, dove è stato abbattuto dall’offensiva americana). Che poi sia finito in dittatura non significa che non sia nato come voglia di libertà. Senza contare che i comunisti europei sono sempre rimasti nel solco della democrazia.

Sostenere poi che “non vi può essere antifascismo se non c’è autentico anticomunismo” significa affermare che i comunisti non possono essere antifascisti, il che mi lascia interdetto perché ci sono stati fior fiore di comunisti che sono stati antifascisti nei fatti, non solo a parole, e non hanno usato violenza e forza bruta. Del fascismo non si può dire altrettanto. Il fascismo era già marcio alle origini, nei suoi scopi, e non è nato da una rivolta popolare, si è fatto strada con la marcia su Roma e con gli omicidi degli avversari politici. Il comunismo ha tutt’altra storia, almeno in Europa occidentale.

VITO MANCUSO, 13 SETTEMBRE (SERA), DOPO LA VALANGA DI COMMENTI STUPITI E CRITICI DEI SUOI LETTORI:

Un’ultima cosa. Basta leggere la violenza e il disprezzo di alcuni commenti al mio post precedente per capire che un certo comunismo è solo fascismo con un altro colore.

NOTA BENE: A questo commento non ho risposto, non sentendomi tirato in causa.

VITO MANCUSO, 14 SETTEMBRE:

Per approfondire quanto scrivevo ieri sul comunismo riporto questo brano su padre Ernesto Balducci che riprenderò mercoledì prossimo a Zugliano, Udine, in un convegno su di lui.

… Balducci scrive queste cose nel 1989, l’anno in cui nel mondo si raccoglievano i frutti della stagione di rinnovamento iniziata due anni prima dal Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov e passata alla storia come perestrojka. Il 9 novembre avviene la storica caduta del Muro di Berlino e con essa la fine del sogno, divenuto nel frattempo un incubo oscuro e sanguinoso, del comunismo. In Italia tre giorni dopo il segretario del Partito Comunista Italiano Achille Occhetto annuncia nella cosiddetta svolta della Bolognina la futura trasformazione del suo partito in Pds, Partito Democratico della Sinistra. E come a consacrazione simbolica della resa comunista, il 1° dicembre Gorbaciov si reca in udienza in Vaticano da Giovanni Paolo II.
Alla luce della sua identità religiosa e della sua passione politica, è ragionevole supporre che quelli dovettero essere giorni molto intensi per padre Balducci. Da sempre su posizioni progressiste ma da tempo cosciente del tragico fallimento dell’ideologia comunista, egli era altresì convinto che da ciò non conseguiva in alcun modo la scomparsa della malattia per debellare la quale il comunismo era sorto, anzi non esitava a dichiarare che tale malattia andava minacciando sempre più gravemente l’umanità. Scriveva che la situazione dell’umanità era tale da imporre “una nuova forma di vita, pubblica e privata”, e che, se questa nuova vita non fosse sorta, per l’umanità la pena sarebbe stata “l’estinzione”.
Qualche mese dopo, in un saggio dal titolo “L’Europa del 1989”, la sua analisi si approfondiva: “Il male dell’Europa è un male antico; risale quanto meno alla cristianità medievale. Durante la sua fase imperialistica, l’Europa si è recata in ogni parte del mondo ma, ovunque sia arrivata, non ha mai incontrato l’Altro, né il cinese, né l’indiano, né l’etiope, né l’indio, perché in tutti i casi ha mirato, se non allo sterminio, all’assimilazione o all’asservimento”. E ancora: “L’ethos europeo si è plasmato nella guerra e per la guerra, e a nessuna cultura come a quella europea si può applicare la tesi di Carl Schmitt secondo la quale, come l’etica si basa sulla contrapposizione bene-male e l’estetica sulla contrapposizione bello-brutto, la politica si basa sulla contrapposizione amico-nemico… si può dire che l’identità del cittadino europeo implichi sempre la necessità del riferimento al nemico”.
Da tale caratteristica di contrapposizione Balducci non escludeva certo la Chiesa, al cui proposito ricordava che nell’età d’oro della christianitas medievale essa aveva elevato la vita militare alla dignità monastica con l’ordine dei Templari, per cantare le cui lodi invitando alla crociata san Bernardo di Chiaravalle era giunto a sostenere che “l’uccisione dell’infedele non è un homicidium ma un malicidium” e quindi può essere attuata con merito. Ecco le parole precise di san Bernardo citate da Balducci: “Quando il cavaliere di Cristo uccide i malfattori, il suo gesto non è omicida, ma, se posso dire così, malicida; egli è in tutto e per tutto l’agente della vendetta di Cristo su quelli che commettono il male”.
Tornando a quel 1989, appariva evidente che il comunismo aveva sbagliato ed era sbagliato, su questo non vi erano dubbi per Balducci, ma ciò per lui non significava che il cuore avido e imperialista dell’Occidente non fosse portatore di ingiustizia e di morte, e che non rimanesse completamente inalterata la necessità di una nuova politica e di una nuova cultura da lui definita “cultura della pace”.
Tale cultura vive di due prospettive fondamentali, politica ed ecologica. La prima intende generare la pace degli uomini tra di loro e ha in primo piano i nomi dei grandi profeti della “casa comune planetaria” quali Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro, Immanuel Kant, Lev Tolstoj, il Mahatma Gandhi, Albert Einstein, Bertrand Russell. La seconda intende generare la pace degli esseri umani con il pianeta facendosi finalmente carico della responsabilità della sfida ecologica, e con ciò rappresentando la chiave di volta della nuova cultura di cui il nostro tempo ha urgente bisogno, perché, dichiarava già in quegli anni Balducci, “la questione ecologica sta diventando la questione centrale”.
Un abbraccio a tutti gli amici e viva sempre la libertà

LORENZO GALBIATI: Scusa Vito Mancuso ma, in tutta onestà, credi che Balducci avrebbe scritto quel che hai scritto tu, ossia che per essere antifascisti occorre essere anticomunisti? Ho letto 8 libri di Balducci, tutte le sue interviste, sono andato nel suo archivio alla Badia Fiesolana, credo insomma di essere ben informato sul suo pensiero per poter dire che non avrebbe sostenuto la tua posizione. Tu scrivi, o riporti uno scritto, che ascrive a Balducci il pensiero che il “comunismo aveva sbagliato, era sbagliato”. Balducci NON avrebbe mai semplificato la questione in questo modo. Per Balducci il comunismo non era uscito dal paradigma eurocentrico del progresso illimitato, dell’idea di poter dominare la natura con la tecnica. Da lì a pensare che fosse sbagliato ne passa. Balducci  tanto meno l’avrebbe messo sullo stesso piano del fascismo. Scusa, Vito Mancuso ma sono pronto a scommettere che non troverai negli scritti di Balducci che “il comunismo era sbagliato”; nemmeno  troverai i paragoni con il fascismo che hai più volte scritto tu (a parte il fatto che il comunismo spesso MA NON SEMPRE si è concretizzato come dittatura). Vorrei sapere chi ha scritto questo testo su Balducci, che ritengo abbia distorto ampiamente il suo pensiero.

Scrive Ernesto Balducci: “Se Marx vedeva il male del mondo capitalistico di produzione negli effetti alienanti che esso causava nei suoi protagonisti, sia borghesi che proletari, noi siamo in grado non tanto di correggere quanto di portare più a fondo la sua analisi perché abbiamo sotto gli occhi, per dir così, i documenti dell’alienazione della stessa biosfera” (La terra del Tramonto, pag. 161). Per Balducci il comunismo NON era sbagliato, semmai era INSUFFICIENTE, PERCHè NATO NELLO STESSO PARADIGMA DELLA MODERNITà IN CUI ERA NATO IL CAPITALISMO. Il comunismo voleva solo ribaltare il dominio dalla borghesia al proletariato, e si illudeva come il capitalismo che grazie alla tecnica fosse possibile asservire la natura fino a far felici tutti. Tutto questo, sostiene Balducci, non è possibile, per via della legge dell’entropia: le risorse sono limitate, il progresso non è illimitato. La biosfera è una sola e la sorte dell’umanità è una sola, occorre un patto con tutta l’umanità, un patto anche con le generazioni a venire, il cui futuro è incerto. Il comunismo si illudeva che portando il proletariato al potere tutti potessero godere dei benefici della natura, ma non faceva i conti con il fatto che la produzione non poteva crescere in modo illimitato, doveva anzi autolimitarsi, e la stessa rivoluzione tecnologica non era priva di controindicazioni. Tutto questo discorso filosofico sul comunismo non può essere applicato al fascismo, fenomeno tutto italiano che è impossibile disgiungere dalla dittatura, del razzismo e dalla violenza. Il marxismo nasce con ben altre intenzioni.

In poche parole: Balducci si sarebbe dichiarato antifascista con orgoglio, l’antifascismo era scontato per lui, ma non si è (né si sarebbe) mai considerato un anticomunista.

VITO MANCUSO, 16 SETTEMBRE:

Ho letto i numerosi commenti, comprese le molte critiche, ai miei post sul comunismo. Aggiungo solo un’affermazione e faccio una domanda.
1) L’affermazione: la distinzione tra comunismo reale e comunismo ideale compiuta da alcuni miei critici non tiene proprio dal punto di vista marxista; essa sarebbe stata etichettata da Marx come hegelismo, visto che il senso del suo superamento di Hegel sta tutto nel ritenere la storia concreta quale unica realtà effettiva. Porre la verità nell’ideale e non nel reale non è marxista (ed è esattamente quello che compie una tradizione di pensiero che inizia per lo meno da Platone e alla quale io aderisco)
2) La domanda: essa è rivolta a chi, oggi, si qualifica comunista e dice così: Al cospetto dei milioni di morti prodotti da questa ideologia ovunque si sia affermata nel mondo, voi siete disposti ancora a sottoscrivere queste parole di Marx presenti nell’ultima celebre pagina del “Manifesto del Partito comunista”? Eccole: “I comunisti sdegno di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono essere raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l’ordinamento sociale finora esistente”.
Un caro saluto a tutti e viva sempre la libertà

LORENZO GALBIATI: Caro Vito Mancuso,

1) il comunismo reale non è solo quello dell’Asia (Stalin Mao, Pol Pot). E in Russia non è stato solo quello di Stalin ma anche quello di Lenin. In Latinoamerica il comunismo reale è stato anche quello di Allende in Cile, eletto democraticamente, ed abbattuto da un colpo di stato per mettere Pinochet. Il socialismo di Morales in Bolivia e, prima di lui, di Lula in Brasile ha valori che si ispirano al comunismo. A Cuba con Fidel Castro non ci sono stati omicidi dei dissidenti e Cuba non può essere liquidata solo dicendo che manca la democrazia, elezioni libere, possibilità di scegliere la libera professione (tutto vero, per carità). Perché la democrazia comprende anche i diritti sociali all’istruzione, al lavoro, alla salute, ad avere un reddito minimo di sopravvivenza: diritti garantiti a Cuba, nazione del terzo mondo, ma non garantiti fattualmente nelle democrazie occidentali. In Europa il comunismo ha voluto dire l’eurocomunismo di Berlinguer, che si è mosso nell’ambito della democrazia. Il comunismo reale non è (solo) quello che dipingi tu, che ti limiti a citare il comunismo meno riuscito o più gravido di effetti collaterali. Detto questo, sono d’accordo con te sul fatto che se il comunismo teorico ha spesso partorito dei mostri reali, significa che nella sua pretesa scientificità qualcosa è mancato, l’analisi da qualche parte difetta. Dove? Nella stesso punto in cui difetta il cristianesimo: nel pretendere un uomo nuovo, capace di amare oltre ogni limite anche il suo carnefice, capace di sapersi autolimitare, di mettere la collettività prima di se stesso. Il comunismo non considera a dovere che la natura dell’uomo è del tutto imperfetta e non consente di raggiungere gli alti ideali che si prefigge. La teologa Adriana Zarri, quando le dicevano che il comunismo aveva fallito o aveva partorito dittature e milioni di morti, ricordava che il cristianesimo è la religione che ha fatto più morti nella storia, partendo da un messaggio d’amore, basti pensare ai 70 milioni di indios, e diceva: il cristianesimo ci ha messo molti secoli per rinunciare alla spada, il comunismo è ancora giovane. Quindi, che ne sai tu di come evolverà il comunismo? Il mercato globale è stato previsto da Marx, e il comunismo sarà molto attuale anche in futuro, perché questa fase storica è solo l’inizio del mercato globale, e questo sistema produttivo potrebbe prima o poi collassare. Con l’evolversi, il comunismo reale perfezionerà, quanto meno nelle società più evolute, delle tecniche sempre più sofisticate. Quindi, caro Vito, tu commetti l’errore che denunciava Balducci, confondi il reale con l’esistente, mentre il reale è ciò che è possibile, ciò che sta nelle potenzialità dell’uomo. Il cristianesimo attuale sarebbe sembrato fantascienza, irreale nel Medio Evo. Il comunismo attuale non è l’unico comunismo possibile e reale, e in ogni caso, non è solo il comunismo deleterio che citi tu.

2) Il Manifesto del partito comunista è stato scritto a metà Ottocento, dove di democrazie non ce ne erano (nelle monarchie costituzionali votavano solo i ricchi e maschi). A quell’epoca i popoli erano oppressi dalla nobiltà e dai borghesi proprietari. Ogni sovvertimento dell’ordine sociale passava dalle rivolte violente. Mazzini per tutta la vita ha trafficato in armi da dare al popolo per fare rivolte, e non credeva minimamente che il cambiamento derivasse dai Parlamenti. Marx rispetto a Mazzini voleva di più: non solo la Repubblica ma anche la presa del potere da parte del proletariato. Chiaro che tale presa di potere poteva essere concepita solo con la violenza, così come ogni lotta di indipendenza. Quello era lo scenario di allora e il comunismo di allora. Oggi il comunismo, che al contrario di quel che hai scritto NON SI è AFFERMATO OVUNQUE CON MILIONI DI MORTI, non prende certo alla lettera quelle parole di Marx, così come Gandhi, discepolo di Mazzini, non si faceva certo problemi per il fatto che Mazzini postulasse rivolte violente. Oggi il comunismo è tutt’altra cosa, e come già detto si evolve insieme al mondo. Potrei anche io prendere delle parole molto violente di Gesù dai Vangeli e chiederti se anche oggi un cristiano le prende alla lettera (tu ti cavi l’occhio se ti dà scandalo?). Bertinotti già anni fa affermò che il comunismo del 2000 abbracciava la nonviolenza.

Per concludere, caro Vito Mancuso, il comunismo non può essere messo sullo stesso piano del fascismo in Italia, e non può essere vietato per legge in Europa occidentale, dove si è affermato nel solco della democrazia e dove a tutt’oggi ci sono partiti comunisti democratici. Il comunismo non è paragonabile né a livello teorico né a livello concreto col fascismo. In Italia la Costituzione è stata scritta da comunisti e cattolici (pochi i liberali) e riflette quasi in ogni articolo l’istanza cattolica e quella comunista. Vorresti abolire anche quella? Il fascismo in Italia ha prodotto la fine della democrazia, la dittatura, le leggi razziali, l’omicidio degli oppositori politici, la guerra al fianco di Hitler. Sono d’accordo sul fatto che sia illegale. Il comunismo ha prodotto gli scioperi dei i lavoratori, la Resistenza, la Costituzione repubblicana, lo statuto dei lavoratori, i sindacati. Credo pertanto tu sostenga una causa enormemente sbagliata quando lo paragoni con il fascismo, e chiedi venga abolita anche la sua propaganda nella legge Fiano.

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