Dal Pd al PdR

Anni fa, quando il neonato Pd, con a capo Veltroni (ma sostenuto anche da tutti quelli che ora criticano Renzi dall’interno, o dall’esterno essendo usciti dal Pd) aveva deciso di non allearsi alle elezioni con la Sinistra radicale, sancendo in anticipo la vittoria di Berlusconi e la fine della sinistra parlamentare, sperai che il Pd prendesse presto una deriva di destra, in modo che si creasse una scissione della sinistra interna.

Appena vidi Renzi sfidare Bersani, pensai che questa possibilità fosse a portata di mano; e quando Renzi fu eletto segretario, rispondevo a chi lo criticava da sinistra, orfano della sinistra, che non era stato lui a far sparire la sinistra italiana, bensì Veltroni, D’Alema, Fassino, Bersani e compagnia bella, quando fondarono il Pd – il partito del segretario, che non fa alleanze con nessuno. Renzi, portando il partito ancora più a destra, avrebbe potuto contribuire a far rinascere la sinistra con una scissione. Così pensavo e dicevo. Oggi ci siamo arrivati: la scissione a sinistra c’è stata, il Pd è diventato un partito di centro, plasmato dalla personalità del suo segretario: quel che manca è solo che la sinistra si organizzi in partito.

Intanto, il Pd, Partito democratico si è trasformato nel Partito di Renzi, PdR. Civati lo diceva da più di un anno ma ora c’è stata l’investitura ufficiale con le ultime primarie.

Il PdR si configura come un partito di centro carismatico, in linea con le tendenze attuali in tutto l’Occidente. La leadership di Renzi è dovuta alla sua persona, al suo stile ancor prima che alla sua politica.

Chi si sente tradito da questa deriva del Pd, è vittima di se stesso. Infatti, il Pd nasce come partito del segretario, il quale detta la linea ed è automaticamente candidato premier. Renzi incarna alla perfezione questo leader. Gli scissionisti avevano creato un Pd che loro stessi non potevano abitare.

Renzi è un vero leader perché non cerca consenso, ma crea, plasma, consenso. Infatti ha plasmato un nuovo elettorato di centrosinistra… che per molti, me compreso, è di centrodestra.

Renzi ha plasmato consenso creando un nuovo elettorato perché ha saputo interpretare le evoluzioni in corso – ancora latenti, inconsce – nel popolo di centrosinistra italiano ed europeo. Renzi ha rottamato la vecchia classe dirigente e creato una cricca del segretario, che si è circondato dei suoi più fidati collaboratori sia a livello politico che manageriale. Ha imposto al Pd la dittatura della maggioranza: si parla, si discute, la minoranza dice la sua ma poi alla fine voti in Parlamento come dice la maggioranza – di fatto Renzi ha reso il Pd più simile a Forza Italia e al M5S, dove c’è un leader indiscusso che detta la linea e non un partito costantemente diviso che offre al pubblico la triste immagine di perdere il tempo a mettersi d’accordo con se stesso per decidere cosa fare. Renzi ha creato un partito decisionista, “del fare”, con metodi dilettanteschi, approssimativi e frettolosi, esattamente come aveva fatto Berlusconi. Ha abbandonato l’alleanza con i sindacati. Ha riformato il diritto al posto di lavoro, abbracciato la flessibilità. Ha rilanciato l’Italia a livello europeo, criticando spesso l’Ue, ha cercato di conferirle dignità internazionale con un approccio nazionalistico. Ha riformato la scuola portando a compimento la sua trasformazione in azienda (iniziata con il ministro Luigi Berlinguer) guidata da un Dirigente che si sceglie i suoi collaboratori, con tanto di valutazione del merito e incentivi economici (e formazione obbligatoria: ma anche con 80 euro in più per i docenti e 500 euro spendibili in libri e computer). Ha rimarcato l’alleanza con Israele e con gli USA. Ha fatto una legge “minima” sui diritti delle coppie gay. Ha usato costantemente il linguaggio della propaganda, l’ottimismo forzato al servizio di una ambizione sfrenata, in cui crede fermamente, perché Renzi – come Berlusconi: che sia il suo modello? – non agisce solo per vanagloria o interessi personali, ma in base a una sua precisa ideologia, ossia lettura del reale che lo ha spinto a legare il suo governo alla riforma del Senato, perdendo in questo caso contatto con la realtà del Paese, che era in gran parte disinteressata a tale riforma.

Renzi, come ha notato giustamente Rossi, quando ha deciso di uscire dal Pd, ha cambiato antropologicamente l’essere di centrosinistra in Italia. Ma questo cambiamento era già presente, in potenza, nell’elettorato del Pd, ossia in quello moderato-cattolico e moderato di sinistra, specialmente in quello giovane. La Toscana e l’Emilia, non a caso, sono regioni oggi più che mai renziane.

Con il PdR come principale partito (presunto) di sinistra, e nessun vero partito a rappresentare la sinistra radicale; con un polo di centrodestra diviso, e un Movimento trasversale in mano a un comico, l’Italia ha trovato una sua unicità nel panorama europeo.

Ma se guardiamo al di là delle Alpi, notiamo che in Francia chi è di sinistra come me, per quanto non orfano come in Italia, si è trovato a scegliere al ballottaggio tra un banchiere di centrodestra e una donna xenofoba peggio di Salvini. Due persone carismatiche a capo di un partito che è loro emanazione: cosa sarebbe il FN senza i Le Pen? Per non dire di Macron, uomo giovane e bello di centrodestra, importante ministro del governo socialista di Hollande (ma che socialista era Hollande?), che fonda un suo partito e vince le elezioni. La Francia, era scontato, ha scelto Macron, ma il partito parafascista del FN è ben oltre il 30% al ballottaggio. E la Francia è più che mai divisa: tre destre, e due sinistre… con i socialisti non troppo diversi dai Pidierrini.

Ora Renzi, dopo che avrà ampliato la legittima difesa anche alle ore di sole – forse vuole battere il M5S nella corsa a destra, e dopo l’infame campagna di Di Maio contro le ONG il Pd deve farne una bella grossa per tenergli testa – aspetta solo di cambiare la legge elettorale (poco gli importa come) per far cadere Gentiloni e andare al voto dopo l’estate.

E sono curioso di vedere se ce la farà. E che risultato avranno le elezioni. Di certo tremendo. Ma in ogni caso, tra Macron e Le Pen, io preferisco Renzi e Grillo.

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