L’Apocalisse americana

Mentre scrivo, 1 novembre, Trump secondo un sondaggio della ABC-Washington Post ha sorpassato Clinton di un punto.

Si veda qui: 

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-01/trump-a-clinton-un-punto–123026.shtml?uuid=ADhiv9mB

Di certo l’effetto della riapertura dell’indagine sulle email della Clinton ha inciso in modo preponderante su questo sorpasso. Peraltro, in questa indagine non compare nulla di penalmente rilevante da addebitare alla Clinton: per contenuto e tempistica si potrebbe dire un perfetto processo di stampo politico. Non come quelli italiani su Berlusconi, dove di penalmente rilevante c’era tutto, e dove la tempistica non è mai stata a ridosso di elezioni nazionali. In questa settimana Trump e Clinton si giocano gli ultimi punti. I sondaggi impazziranno fino all’ultimo. Difficile prevedere chi vincerà, anche perché alla fine contano solo meno di una decina di stati, quelli storicamente incerti tra PD e PR. In ogni caso, si aprirà uno scenario preoccupante per l’America, che avrà come presidente uno dei più odiati candidati dalla popolazione, e nel caso di Trump anche uno dei più… squilibrati caratterialmente. Per Vittorio Zucconi, comunque, nessuna apocalisse è prossima. LG

Di Vittorio Zucconi, 1 novembre 2016, preso da

http://lalungastradabianca.blogautore.repubblica.it/

Dal primo giorno in cui misi piede negli Stati Uniti – era il solito agosto rovente nell’anno  1973 – sento ripetere la profezia dell’Apocalisse Americana. E in quell’estate di 43 anni or sono, la fine sembrava davvero vicina. La ignominiosa e inevitabile ritirata dal Vietman era avvenuta e tutti sapevano che era soltanto questione di tempo perchè il Nord marciasse su Saigon e facesse strame della finzione kissingeriana della “Pace con Onore”. La impopolarità di un Presidente che pur essendo stato eletto massicciamente nel 1972 era passata dalla normale opposizione politica all’odto più feroce e tra la immaginaria”maggioranza silenziosa” e la “minoranza rumorosa” che manifestava nelle strade l’abisso era diventato una trincea. L’economia era allo sbando, dopo il fallimento del controllo forzato dei prezzi e la rinuncia alla onnipotenza del dio dollaro, sancita dalla fine della convertibiità della moneta USA in oro. E il brontolio di quell’uragano che nel1974 avrebbe portato alle prime dimissioni di un Presidente nella storia bicentenearia della nazione era già avvertibile. Nelle vie adiacenti alla Casa Bianca dove avevo aperto l’ufficio americano della “Stampa” sui muri erano ancora visibili le tracce degli incendi scoppiati durante le rivolte razziali del ’68. La soravvivenza della democrazia americana era in dubbio e i profeti dellApocalisse pulluluavano.

Come oggi, a una settimana appena dal voto, di fronte a questa ignobile campagna elettorale che presenta ai cittadini la scelta fra due candidati egualmente detestati dalla stessa maggioranza di persone, il 59%, secondo i sondaggi di ieri, il catastrofismo trasversale impera.  L’America non sopravviverà alla vittoria della “criminale”Hillary (come  la chiama Trump) o dell’ ‘”irresponsabile” Trump. C’è chi prevede rivolte armate, sommosse, marce di forconi,  nuovi collassi di Borsa e di banche se Hillary dovesse vincere.

Ma, come scrissi nel 1973 per inesperienza, o oggi per esperienza, nessuna Apocalisse spazzerà via gli Stati Uniti d’America e, sbollita la rabbia degli sconfitti, la vita continuerà e la più antica, grande repubblica del mondo sopravviverà.

Sopravviverà non perchè sia la migliore democrazia della Storia,  ma semplicemente perchè resterà una democrazia, imperfetta, sbilenca, iniqua, incatramata da lobby e corruzione, ma una democrazia,che in sè quegli elementi di elasticità e di adattabilità che le hanno permesso di sopravvivere anche alla prova più estrema, quella di una furibonda guerra civile.

Sono i sistemi totalitari, le dittature, i regimi che  crollano di schianto, per spinte endogene o esogene, vittime della loro forza, la rigidità, che divenne la loro debolezza fatale quando colpite da scosse sismiche. Come sanno i giapponesi, che da quasi un secolo attendono un nuovo,catastrofico terremoto nella  piana del Kanto, dove sorge Tokyo, sono gli edifici flessibili quelli che resisteranno, non quelli rigidi.

L’America sopravvverà a Trump come a Clinton non  perchè sia perfetta, ma perchè è imperfetta. E la periodica, puntuale, traumatica scoperta della propria perfettibilità è la sua forza.

Vittorio Zucconi

La domanda che mi faccio io è: d’accordo che l’America sopravviverà, ma a quale prezzo per il resto del mondo? LG

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