In morte di Pino Daniele

Pino Daniele - Musicante - Front

di Vincenzo Giarmoleo

Nel disco forse più creativo e di pura ricerca musicale di Pino Daniele e in particolare nel brano “Just in mi”, il suo canto quasi mediorientale, a muso duro, termina così: “rock and roll, rock and roll, pe’ tutt’e figli’ e papà, travestiti ‘a intellettuali ca ‘nun tenono genio ‘e faticà”.

Nun tengo genio e’ fatica’ è tipica espressione napoletana, di chiara matrice spagnola, ma presente anche nel dialetto siciliano, ben divulgato tramite il Montalbano televisivo e letterario (“non aviva nisciuna gana di ammostrarisi di malo umore” – La danza del gabbiano, A.Camilleri).

Nella lingua spagnola “non tengo gana”  non significa semplicemente “non ho voglia”.

Si tratta di qualcosa di più, che può essere, forse, espresso da questo stato d’animo: “voglio limitarmi a osservare la realtà, lasciarmi andare al presente, senza intervenire per modificare alcunché”.

Ma mentre lo spagnolo gana è sinonimo di voglia, appetito, desiderio, il sudamericano gana significa, invece, istinto, impulso, volontà di vivere.

Siamo in Argentina (ah Sudamerica … Sudamerica, cantava Paolo Conte), altro emisfero, quello australe, laggiù tutto è invertito, polarizzato a cominciare dalle stagioni: ecco che ciò che era coscienza (voglia, desiderio) diventa incoscienza (impulso, pulsione). E ancora, secondo una lettura di tipo filosofico – semantico, il termine gana  esprime la volontà cosciente dell’io, come il tedesco wille.

Se volessimo risalire a una lingua più antica, il greco ganos sarebbe lì, a parlarci di letizia e voluttà. È qualcosa che sta in mezzo, tra il conscio e l’inconscio, ma che è comunque riconoscibile e identificabile, nuota in superficie e non sottotraccia, come la pulsione e l’istinto.

Genio e gana, il cerchio si chiude, magicamente si fondono nella lingua e nella metafora significati e significanti: desiderio cosciente, fantasia, creatività, immaginazione, genio … e poi impulso, inconscio, istinto e quindi ancora gana come motore, attività desiderante ma non ancora emersa a livello cosciente.

Questa ambivalenza del sentire, tra genio e gana, racconta molto del nostro amato Sud, del mezzogiorno della terra: un misto di saggezza, antica sapienza, fatalismo e genialità, che ci fa essere quel che noi siamo.

Pino Daniele è stato e sarà nelle vene del nostro sud, è la nostra polarità blues mediterranea, la nostra anima nera a metà, mistero in bilico tra malinconia e gioia di vivere, tra incanto e consapevolezza della fatica di dover farsi carico del destino e della nostra storia.

Siamo genio e gana. Ma ganar, sempre in lingua spagnola, significa anche vincere. E il verbo latino vincere ha la stessa radice di vinculum: il nemico ridotto in catene, nel mondo antico, è l’immagine autentica della vittoria e viene prima, logicamente e cronologicamente, del trionfo e della celebrazione, perciò vincere implica creazione di nuovi legami, ma anche rottura dei vecchi vincoli, per inaugurare una nuova tradizione, riscrivere il destino, la storia personale dei vinti e dei vincitori insieme, la storia collettiva dei popoli.

Noi non sappiamo, forse, ancora bene chi siamo, di certo grazie a Pino Daniele ci siamo conosciuti meglio.

All’artista, musicista e poeta Pino Daniele dobbiamo dire grazie per averci lasciato in eredità le sue note e il suo canto ispirato e ispiratore.

È per la nostra Itaca, nostro eterno ritorno e nostra eterna ripartenza.

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