Inediti: Saragei Antonini

“io non so come si prega”, ed entra un’aria, un’aria gremita di sostanziale fiducia in ciò che “sarà” – ogni lettura di e da questa poesia ha un effetto finestra, fune che passa e regge, sostiene chi passa, perché c’è un’attenzione concentrica, un nominarsi tra i fogli come passi da calendari, fatti di giorni fitti e passi per ogni circostanza del trattenere, vivendo, ogni bilico d’emozione. Questi inediti di Saragei Antonini ne dicono il raccoglimento, quel lucido dell’occhio che viene ascoltando un disco nota per nota, scoperta dopo scoperta. Sorpresi dell’emozione “spessa” che passa tra la superficie dell’aria, a pelle, e le profondità del battito che vi si mimetizza, “creature quali nuovamente si diventa”, se possibile:

c’è una lama sulla mia nuca –
aria fredda
che mi tocca
sulla soglia
tra due stanze –

sempre in attesa, trepidanti, come le parole ci “dicono” di stare, attenti e ospiti, che significa anche spettatori di un discorso tutto proprio:

si offrirà la mia nuca
ma sarà per un raggio

che scandisce anche ogni nostra “riconoscenza”, ammessa o meno sofferenza del passaggio o paesaggio che interessa il nostro esistere. Nostro, inevitabile, tempo che, stiamo o meno a guardare, sull’attenti o distratti, ci riempie e svuota, tocca e consuma. Fino alla prossima lettura, a voce o sorda, desiderata.

Giampaolo De Pietro

 

Inediti

*

io non so come si prega –
non so come si mette il corpo –
se le mani si uniscono
e se si uniscono alla fronte –
se lo sguardo allora è basso
o si slancia al cielo –
anche il più chiuso –
io non so come si prega
e come si può cercare
ancora
e ancora –
se i pensieri s’inginocchiano
e verso dove –
se questo è un altare
o un abisso –
se prego
quando prego nel nome del mare
del foglio
e dello spirito –
non so perché ho creduto
proprio in un miracolo
e non nell’altro –
se nessuno mescolato con canto
era figlio solo mio –
io non so quando comincia una preghiera
e quando finisce –
non so se rallegrarmi delle mani vuote
o di tutte le mosche che sono entrate
e morte al di qua della finestra –
se ora prego un Dio fermo
di farmi passare.

*

c’è una lama sulla mia nuca –
aria fredda
che mi tocca
sulla soglia
tra due stanze –
quella dell’attesa
e quella dell’ora –
certe sere è più gelida
forse anche più lunga
e devo guardare in alto
ricordare alla mia testa
che non è il momento
di rotolare –
guardare in alto
per scaldare
un tempo così vicino
e mandato a me –
nemmeno avessi avuto un regno
o assoldato parole
per vedere qualche istante di tristezza
in volto ai nemici –
si offrirà la mia nuca
ma sarà per un raggio
o per il morso
di un animale liberato.

*

tempo
se ti guardo
mi commuovo –
non stai più su una parete
non stai al polso
non stai per andare
né per venire –
ti difendo
se domandano
come ammazzarti –
il tuo volto
me lo segno –
e se ti somiglio
se mi somigli
ci siamo amati –
arrotondati –
poi
cerchiati.

*

la ragione
è l’insonnia di Dio –
se te ne danno
sei cielizzato
a non toccare più niente.

Saragei Antonini
Saragei Antonini

Saragei Antonini è nata nel 1973 a Catania, città dove vive e lavora. Nel 2000 pubblica la raccolta di poesie Il cerino soggetto (premio Edda Squassabia) casa editrice La Vita Felice; nel 2004 L’inverno apre un ombrello in casa (premio Città di Marineo) casa editrice Prova d’Autore; nel 2010 Sotto i capelli una nave (premio Angelo Majorana) Edizioni Forme Libere; nel 2013 “Egregio signor Tanto” Edizioni CFR. Sue poesie sono presenti in antologie in Italia, all’estero e su varie riviste. E’ uno dei redattori della casa editrice incerti editori.

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