L’inganno

The Beguiled

“L’inganno” (“The Beguiled”) è il sesto lungometraggio di Sofia Coppola, la regista di titoli come “Il giardino delle vergini suicide”, “Lost in Translation”, “Marie Antoinette” e “Somewhere”. Regista e sceneggiatrice che conferma le sue qualità anche ne “L’inganno”, Prix de la mise en scène all’ultimo Festival di Cannes. Un’edizione dove è stata premiata pure Nicole Kidman per l’insieme della sua opera, compresa la prova, nel film di Sofia Coppola, nei panni della severa Martha, direttrice di una sorta di collegio femminile nella Virginia del 1864, in piena guerra di secessione.

Tratto dal romanzo “A Painted Devil” di Thomas P. Cullinan, già trasposto cinematograficamente con “La notte brava del soldato Jonathan” (“The Beguiled”, 1971) di Don Siegel, “L’inganno” offre una lezione di messa in scena cinematografica: in primo piano una villa neo classica e il bosco come personaggi a tutti gli effetti, tra il buio della notte, le differenze tra esterni e interni e le sfumature cromatiche della fotografia di Philippe Le Sourd, nella quale ogni immagine interroga e non smette di inquietare, avendo come probabili modelli “Barry Lyndon”, nel lavoro con la luce e con le candele che illuminano i protagonisti, e, tra le tante fonti d’ispirazione, pure “Rashômon”.

Ancora, si fa notare una regia misurata e che calibra movimenti e scene dall’impronta pittorica in armonia con il montaggio di Sarah Flack, in cui ogni stacco serve a mantenere l’equilibrio narrativo, in modo da esaltare la composizione delle inquadrature. Non meno appropriati risultano le scenografie di Anne Ross e i costumi d’epoca di Stacey Battat. L’incontro fra il caporale nordista Jonathan McBarney e sette donne e fanciulle sudiste, mentre la guerra rimane sullo sfondo come minaccia sonora e perenne fonte d’inquietudini, si sviluppa in linea con l’utilizzo parco delle musiche, intradiegetiche ed extradiegetiche, quest’ultime firmate dai “Phoenix”, ispirandosi al “Magnificat” di Monteverdi.

 Manca un colpo d’ala o una deviazione nel segno della creatività, e dell’introspezione psicologica, ma “L’inganno” colpisce come esempio di rigore visivo, ritmo e sguardo attento su un microcosmo che riflette le ambiguità degli esseri umani, le pulsioni erotiche spesso inconfessate, le nevrosi e le distruttività, al servizio di un cast efficace. Da Nicole Kidman a Colin Farrell (l’estraneo e l’intruso), Kristen Dunst (terzo film con Sofia Coppola), Ellen Fanning (al secondo), Angourie Rice, Oona Laurence, Emma Howard e Addison Riecke.

Da ricordare l’aggirarsi nel bosco della ragazzina Amy all’inizio del film e, nell’epilogo, la macchina da presa che scruta a distanza, con piccoli movimenti in avanti, il cancello serrato della villa, teatro di un dramma annunciato. Con una sceneggiatura più aperta all’inatteso, il film ne avrebbe guadagnato in spessore e profondità.

Girato in pellicola, in un ponte che lega cinema del passato e del presente, “L’inganno” è prodotto dall’American Zoetrope di Roman e Sofia Coppola, ovvero lo studio fondato dal padre Francis Ford Coppola e da George Lucas.

Marco Olivieri

Dalla rubrica Visioni del settimanale 109press, settembre 2017.

Immagini tratte dalla pagina Facebook del film in inglese.

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