mi-piace_fotor

LETTURE di Gianluca D’Andrea (14): CONTATTO

di Gianluca D’Andrea

«La stanza era relativamente grande, e per contrasto con l’anticamera fortemente illuminata la sua lunghezza si perdeva in un’oscurità semitrasparente rinforzata da grevi ombre».

(J. Conrad, Con gli occhi dell’occidente)

Che cosa confermare? dice tutto questo romanzo sulle ombre della coscienza, gli spettri della cospirazione, il rimorso collegato al ricordo. Sentire, allora, sarebbe la grande colpa che blocca l’azione? ma questo è un pensiero romantico in un contesto che si vuole ancora romantico. Un’ideologia.
Invece adesso è un’altra l’immersione e non ha a che fare neppure con l’eventualità del cinismo, dell’indifferenza. Adesso è mutata la capacità – e forse la necessità – di percepire. Il nostro rispetto di noi è oscurato dall’illusoria trasparenza dello schermo, il nostro riflesso opaco, ombroso, è il manifesto di una scissione profonda perché evidente in superficie.
La nostra ombra è spinta a una distanza inaudita dall’evidenza della nostra apparizione, da una presenza virtualmente assidua, nella riduzione altrettanto inaudita del nostro messaggio.
Quale riflesso emergerà dalla necessità primordiale del consenso? ora che il consenso si è mutato in un gesto veloce e non focalizzabile.
So della tua presenza e calcolo ogni tua risposta, la percezione compulsiva che la muove, e per te è lo stesso, per questo mi chiami con tutto te stesso al tuo consenso.
Ma la presenza è scomparsa, – anche del soggetto-autorità e la manipolazione è un autoriferimento che accende inedite capacità di contatto, la trasmissione dei soliti impulsi con modalità che si avvicinano a qualcosa di basilare. Tutto avviene, però, dalla distanza di una postazione, circondati da una solitudine paradisiaca, un recinto, un muro.


In copertina: Un’immagine dal sito Sicilia journal.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *