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LETTURE di Gianluca D’Andrea (10): RICORDI D’OMBRA

di Gianluca D’Andrea

«PROSPERO. By what? by any other house or person?
Of any thing the image tell me, that
Hath kept with thy remembrance.

MIRANDA.                          ———— ‘Tis far off,
And rather like a dream than an assurance
That my remembrance warrants»

W. Shakespeare
The Tempest, Atto I, Scena II

Ricordi d’ombra, senza peso si ricorda il peso della caduta. La gravità è la nostra caduta che non si lascia attraversare verso l’ascesa: «cielo sotto cielo, sfera sotto sfera, di metèora in metèora: oh asperità degli astri» (T. Ottonieri, da Lapilli della gravitazione, in Geòdi, 2016).
Più simile a un sogno la nostra caduta, nessuna garanzia che qualcosa sia avvenuta oltre l’ombra immersa nel ricordo. Eppure quest’ombra senza peso è la realtà proiettata nel suo futuro, il legame con un passato attualizzabile. Senza la nostra ombra, senza l’ombra di un ricordo non ci sarebbe storia, mito, racconto.
Lo scroscio dell’acqua in cui sarà sommersa la nostra casa, perché forse qualcuno, il Gonzalo di turno, ci lasci naufragare nella corrente, ma con l’occorrente. La stella di una fortuna cui aspiriamo, verso cui ci arrampichiamo, ci attraversa di continuo. Mentre noi combattiamo con la caduta dei gravi.

Ma c’è un’ombra senza peso che accompagna
il peso del corpo.
L’ombra disegna la nostra sagoma
la proietta a terra la inchioda e la muove
come luce visibile nel suo alone.
Luce che puoi dire che manca
quando è spenta

e non lascia più ombra.

Sara Ventroni
La sommersione (2016, p. 9)


In copertina: Mario Martinelli, Leggerezza (2012) ©. (Fonte: mariomartinelli.it).

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