Le vite disperate nei racconti di un cronista, l’esordio letterario di Simone Innocenti

Di Alfredo Nicotra – “A Puntazza si sente solo uno strano odore. È quello della disperazione”. Simone Innocenti è un giornalista del Corriere Fiorentino, cronista di nera, di lunghissimo corso, ma, come si dice, nomen omen, ancora letterariamente giovane. A lui si deve però la divulgazione del file audio che nel tragico naufragio della Costa Concordia inchiodò alle sue responsabilità l’ex comandante Francesco Schettino per l’abbandono della nave.
Le cronache di questi giorni hanno riportato il verdetto implacabile emesso dalla giustizia nei suoi confronti, la condanna in appello a 16 anni e l’accusa, tra le altre, di omicidio colposo plurimo, pertanto a Innocenti si deve un contributo decisivo nello gnommero dell’amministrazione della giustizia italiana. Evento rarissimo in un paese democratico che, appena battezzato, non ha mai attribuito nessuna responsabilità ad alcuno circa eventi del genere, sin dai tempi della strage di Portella della Ginestra (1947).
Innocenti passa così, con disinvoltura, dalle pagine della cronaca nera alla raccolta di racconti noir. Sono, allora, i ricordi e le memorie di questi anni di lavoro assiduo, passati tra le redazioni dei giornali e le questure a raccogliere fatti, aneddoti e casi spesso raccapriccianti per la bassezza morale e la infima caratura criminale dei loro protagonisti, quelli raccolti nel suo libro d’esordio, Puntazza (L’Erudita, 2016). Otto racconti che vorrebbero illustrare un paesaggio italiano periferico quanto desertificato. Puntazza diviene così il paese simbolico in cui si aggirano le vite disperate di provincia, la cui violenza è lontana dalle aristocrazie criminali ma forse per questo ancora più volgare e feroce. Una violenza marginale di guitti e per tale ragione più reale e diffusa nel tessuto sociale del paese. Protagonisti sono quegli uomini e quelle donne che sono passati dalla penna del giornalista e che egli ha riversato in una narrazione fluviale ma spesso tormentata come, forse, il suo temperamento. Sono otto storie che concentrano personaggi borderline alle prese con il tormento insaziabile delle loro passioni, sesso, cupidigia, avarizia, avidità, fino a spingersi all’epilogo dell’omicidio, del tradimento, dell’assassino più sconsiderato e istintivo pur di soddisfare le proprie brame. È la voracità di queste vite miserabili cresciute con il vuoto dentro e la tv accesa. Dove la corruzione è imposta dal consumo più che da una complessità emotiva o indotta da ragioni di ordine sociale. Non ci sono bassifondi a Puntazza, tutto è riportato a un livello medio, all’altezza delle nostre vite. Il lavoro di scrittura si concentra prepotentemente sul coinvolgimento del lettore attraverso la trama, distante dal differimento letterario e dalla ricerca di uno stile personale, se non per una compiaciuta insistenza nell’uso insistito del gergo, del turpiloquio, della sguaiataggine che colora i testi, ma ciò non sembra essere il rovello di Innocenti che per un po’ evade dalle strette maglie del pezzo giornalistico e cerca di portare il lettore nell’intimità e nella sincerità di chi per mestiere ha con il male una diffusa confidenza.

Simone Innocenti, Puntazza, pp. 102, € 13, L’Erudita, Roma 2016

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